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domenica 19 febbraio 2012

Un Israele sempre più inumano

Haaretz :gli ufficiali israeliani che hanno lasciato morire Abu Omar Jariban devono pagare

Un atto indicibile ha avuto luogo in Israele. Una notte un ufficiale della polizia israeliana ha abbandonato Abu Omar Jariban - ferito, confuso e senza scarpe - al lato della strada e lo ha lasciato lì a morire. Questa storia agghiacciante è accaduta nell'estate del 2008 ed è stata segnalata da Chaim Levinson nell' edizione ebraica di Haaretz. Quanto è accaduto dovrebbe tenere molti israeliani svegli la notte.Pesanti provvedimenti devono essere adottati contro tutti i responsabili Abu Jariban - che viveva nella Striscia di Gaza città a Rafah e ,pertanto non era autorizzato a entrare in Israele ,era rimasto gravemente ferito in un incidente . Insieme a un suo amico guidava una macchina rubata. E 'stato prelevato dal Sheba Medical Center, pur avendo bisogno di ulteriori cure mediche, dalla polizia. I funzionari dell'ospedale e la polizia non si assumano la responsabilità della dimissione prematura e irragionevole dal centro di cura. Dopo i tentativi falliti per identificare Abu Jariban, i funzionari di polizia hanno preso la decisione di sbarazzarsi del ferito, malato e confuso, e di portarlo alla frontiera Maccabim. Tre poliziotti lo hanno spinto in un veicolo della polizia. Una volta raggiunto il checkpoint, il cui comandante ha rifiutato di accettare il ferito, Abu è stato gettato dal veicolo nel buio della notte tra la base Ofer e il confine Atarot crossing. Indossava il pigiama dell' ospedale ed aveva ancora il catetere. Il suo corpo è stato scoperto due giorni dopo."Stava semplicemente in pasto ai cani," il fratello di Abu Jariban, Mohammed ha dichiarato al telefono da Gaza. . Nel marzo 2009, dopo un'indagine dal dipartimento del Ministero della Giustizia ,è stato deciso che solo due degli ufficiali coinvolti sarebbero stati perseguiti penalmente con l'accusa di omicidio colposo. La fase probatoria del processo non è ancora iniziata, ma uno degli imputati è stato promosso all'interno della polizia e così un terzo ufficiale. Ci sono individui che sono responsabili di questo atto orribile e devono pagare per le loro azioni. Il procuratore generale deve ordinare un'indagine ulteriore e più completa di quanto è accaduto.(Sintesi personale)
Israeli officers who left Palestinian to die must pay

martedì 5 aprile 2011

Israele cerca la completa impunità per i suoi crimini e vuole essere libera di concludere il genocidio a Gaza

QUALI CONSEGUENZE DOPO LA “RETROMARCIA” DI GOLDSTONE?
Nonostante gli sforzi di Netanyahu e l’intensa campagna mediatica, Israele non riuscirà a far annullare in toto il Rapporto Goldstone; le conseguenze delle dichiarazioni del giudice africano sono però gravissime: riducono la possibilità di indagini internazionali. E aprono la strada all’impunità di politici e ufficiali che si sono macchiati di crimini di guerra.

Gerusalemme 04, Aprile 2011 – Gli sforzi di Israele e del Primo Ministro Netanyahu, non serviranno forse a far annullare in toto il Rapporto Goldstone, dopo la retromarcia del giudice che indagò sull’Operazione Piombo Fuso, illustrata nella lettera pubblicata lo scorso venerdì sul Washington Post. Questa è l’opinione espressa oggi da fonti del Ministro degli Affari esteri israeliano e riportate dal quotidiano Ha’aretz, secondo cui “potrebbe essere invece possibile per l’Assemblea Generale ONU, adottare una nuova risoluzione”, anullando così di fatto la precedente, approvata un anno fa. Sebbene l’intento ultimo di Netanyahu sia quello proprio di annullare il Rapporto Goldstone, più volte screditato dalle autorità israeliane, non solo per “risarcire dei danni morali” subiti dallo Stato ebraico, ma per aprire la strada alla legittimazione di nuove violazioni in future offensive militari contro la Striscia di Gaza.

Se infatti il governo israeliano riuscisse, come paventato da molta stampa, a convincere il giudice Goldstone a “trasformare” la sua lettera aperta apparsa sul Washington Post in una lettera ufficiale da inviare al Segretario generale ONU Ban-Ki moon e al Commissario Diritti Umani, le carte in tavola cambierebbero: si tratterebbe non più di una riflessione personale, ma di un documento ufficiale, con maggiore valenza sia politica che giuridica, che potrebbe bloccare future azioni da parte delle Nazioni Unite, non solo in merito a Operazione Piombo Fuso, ma ad operazioni militari future.

Le affermazioni del Giudice Goldstone, oltre che a dare al via alla campagna per l’annullamento del rapporto, sono strumentali a fare il gioco di Israele, a mostrare cioè al mondo intero – per usare il commento dell’editorialista di Ha’aretz, Akiva Eldar – che Israele può attaccare la popolazione civile di Gaza e apparire in ogni caso “vittima”. Ieri molti giornali israeliani, tra cui Yediot Ahronot e Maariv titolavano, sotto l’immagine del Giudice sudafricano, «Mi sono sbagliato», «Goldstone, scusati!». Oggi le affermazioni di alcuni dei vertici militari, pubblicate sul Jerusalem Post, vanno ancora oltre. Perché la ritrattazione di Richard Goldstone, riduce di fatto la possibilità che indagini future di questo tipo – come la missione di cui Rapporto é il frutto appunto – possano essere condotte e rese internazionalmente credibili, legittimando la validità – al contrario – delle inchieste interne svolte dalle forze armate (pur essendo un attore coinvolto nel conflitto). Vale a dire, chiosando le parole di un ufficiale senior dell’IDF (esercito israeliano) che se Israele decidesse di compiere una Operazione Piombo Fuso 2, questa volta il sistema giudiziario e legale israeliano, sarebbe l’unico garante a verifica di eventuali violazioni derivanti da azioni militari. Con l’impegno che sia lo stesso esercito a fornire, in tempo reale, la documentazione relativa alle operazioni condotte nella Striscia, cosa che Israele non ha fatto nel caso di Operazione Piombo Fuso; sono infatti occorsi 3 mesi perché i documenti fossero resi pubblici e attualmente la polizia militare ancora ha indagini aperte su tre diversi casi aperti in seguito alle denunce avanzate dopo la pubblicazione del Rapporto Goldstone.

Oltre ad assolvere Israele dall’aver ucciso la popolazione civile ( per Goldstone Israele é colpevole solo di non aver cooperato con le indagini della Missione ONU), le affermazioni di Goldstone, che criminalizzano solo il movimento islamico Hamas, che controlla Gaza dal 2007, accusato di aver colpito deliberatamente civili israeliani con il lancio di razzi su vari centri abitato, fanno da fondamento giuridico strumentale a evitare che politici o ufficiali israeliani, possano essere in futuro accusati di aver commesso crimini di guerra, nel corso di visite in altri paesi. Non va dimenticato infatti che gli ufficiali delle forze armate israeliane, sono stati sottoposti, a partire da Operazione Piombo Fuso, proprio a rigide restrizioni, per il timore di essere “arrestati” in paesi esteri, quali la Spagna e l’Inghilterra, che applicano alle loro legislazioni, la giurisdizione internazionale per i crimini di guerra. Il Ministero degli Esteri suggerì a tutti i ministri che dovevano recarsi in Gran Bretagna, di fissare incontri con membri del governo inglese, per usufruire dell’immunità diplomatica. Dopo il mandato di arresto emesso da una Corte britannica contro Tzipi Livni. L’allora Ministro degli Esteri (che appoggiò incondizionatamente l’Operazione Piombo Fuso), nel 2009 fu costretta a cancellare una sua visita a Londra per il timore di essere arrestata, in seguito ad un mandato emesso dal Tribunale di Sua Maestà, dopo un’azione promossa da attivisti in difesa dei diritti umani dei palestinesi. In Inghilterra (ma questo vale anche in altri paesi), esiste il Criminal Justice Act, un atto del 1988 che attribuisce al sistema legale britannico, la giurisdizione universale per i crimini di guerra. Nena News

sabato 11 dicembre 2010

41esimo anniversario della strage di piazza Fontana

Archivio Strage Piazza Fontana "Giulio China"

PREFAZIONE

TESI INTEGRALE

BIBLIOGRAFIA

COMPLOTTANDO CON AMOS SPIAZZI – “LE STRAGI FURONO VOLUTE E ORGANIZZATE DA SERVIZI SEGRETI STRANIERI - ERAVAMO VITTIME DI UN GIOCO PIÙ SPORCO E PIÙ GRANDE, VOLUTO DA INTERESSI INTERNAZIONALI E DA DIRETTIVE NAZIONALI"…



Gianluca Di Feo per “L’espresso”



Quanti Amos Spiazzi operano ancora? "Quanti non posso saperlo, ormai io sono fuori. Ma da cittadino e da militare spero che siano tanti. E anche bene organizzati. Lo dico nell'interesse del Paese. Non è finito tutto con la caduto del Muro". Anche quando cerca di chiarire la legittimità delle sue azioni, Amos Spiazzi riesce a seminare inquietudine.

A 75 anni, il colonnello della Rosa dei venti non sembra essersi arreso: sconfitto il comunismo, oggi vede un nuovo nemico nell'Islam integralista. E l'ufficiale, passato indenne attraverso mezzo secolo di trame e di processi, adesso dichiara: "Gladio non viene sciolta perché praticamente siamo ancora nella Nato. Anzi, direi che sotto certi punti di vista potrebbe essere pienamente attiva anche oggi. In funzione anti islamica, per esempio".

Spiazzi è in pensione da anni, ma non ha rinunciato all'uniforme, né alla fede "in uno Stato che fa capo alla tradizione romana cattolica contrapposta al mondialismo, alle suggestioni del socialcomunismo e del capitalismo". In un libro intervista fa sfilare la sua vita in una parata di complotti e movimenti lunga 313 pagine: Sandro Neri, autore di questo 'Segreti di Stato' che uscirà nelle librerie per Aliberti, lo incalza con gli atti giudiziari e le inchieste giornalistiche, tra cui i celebri articoli de 'L'espresso' sull'Italia golpista. Il risultato è un documento massiccio, denso di nomi, operazioni e sigle.

La tesi di fondo è che la strategia della tensione sia servita "a creare un'offensiva contro la destra e la sinistra per attuare un regime forte, tutelato da leggi eccezionali, garanzia di una particolare politica". Prendete il tentato putsch del dicembre 1970, quello guidato dal principe nero Junio Valerio Borghese. Spiazzi dichiara - smentendo Licio Gelli - di essere stato lui a fare la telefonata che fermò i congiurati e li spinse alla ritirata. Quella notte all'ufficiale dell'esercito era stato ordinato di eseguire 'l'esigenza Triangolo': un piano che prevedeva di usare reparti scelti per aiutare polizia e carabinieri a reprimere disordini. "Capii che a Borghese era stata tesa una trappola e che, anche in nome dell'amicizia e dell'ammirazione che mi legavano a lui, dovevo avvertirlo".



Perché? "Una verità va ribadita a grandi lettere: le stragi furono volute e organizzate da servizi segreti stranieri. Eravamo vittime di un gioco più sporco e più grande, voluto da interessi internazionali e da direttive nazionali". Una sintesi? Tutta colpa della Democrazia cristiana e di Washington: "Gli interessi erano quelli americani, le direttive rispecchiavano in pieno la sudditanza italiana all'Alleanza atlantica. Le forze più legate e devote agli Stati Uniti volevano e dovevano continuare a governare il paese a qualunque costo. Le minacce di colpi di Stato erano un pericolo inventato".

Impressionante la descrizione dei gruppi addestrati per fronteggiare il pericolo di un assalto sovietico o di una rivoluzione comunista. C'era Gladio, creata dalla Nato in funzione filo-americana e poco incline verso la destra italiana. C'era la sua Rosa dei venti che in realtà si chiamava Os, Organizzazione di sicurezza, "formata da persone non iscritte a partiti politici, altamente patriottiche e disposte a impegnarsi, in caso di invasione del territorio nazionale, a difendere la patria, le proprie case la propria gente".

Il fulcro erano 'i legionari': militari della riserva, selezionati e pronti a tutto. Ma in tutti i reparti delle forze armate - sostiene Spiazzi - esistevano liste segrete di coscritti e ufficiali su cui contare in caso di disordini. Uomini di fiducia che poi gravitano su Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, Fronte nazionale e altre sigle di quella stagione. Mentre dalla sua galassia cattolico tradizionalista fanno capolino gli alfieri della Lega Nord, i veneti di Fabrizio Comencini e persino Mario Borghezio.

Sarebbe bello leggere il libro di Sandro Neri come una spy story sulla guerra fredda, densa di personaggi e dall'atmosfera rétro. Il guaio è che si tratta della nostra storia. E che forse non è nemmeno finita. Almeno così crede Amos Spiazzi: "Il fascismo è sparito, il compromesso storico ha annacquato e poi dissolto il Pci, i nuovi equilibri hanno imposto strategie e obiettivi diversi... Ma oggi è di nuovo tempo di alzare la guardia".


Dagospia 08 Febbraio 2008

http://www.mediafire.com/?sharekey=8b4d0729661371e067cd7f7bd65f7eefc8441db34b6deb71ce018c8114394287

Ci sono:

Sentenza della Corte d'Assise di Catanzaro 1979

Memoria Meroni

Sentenza Ordinanza Salvini 1998



Sentenza Appello 2004



Sentenza primo grado 2001



Sentenza Cassazione 2005



Sentenza Ordinanza Salvini 1995

Atti Fascicolo Dibattimento e altro

Sezione ATTI FASCICOLO DEL PM

Fascicoli Maletti e Pagnotta

Fascicolo Taviani

Consulenze Giannuli

Consulenza Flamini

Faldone 99

Documenti Sid

Aginter Press
La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia

Milano, 3 giugno 2008 - 18:09



http://www.radioradicale.it/scheda/255414/la-sottile-linea-nera-neofascismo-e-servizi-segreti-da-piazza-fontana-a-piazza-della-loggia





Guido Salvini: “Si legge, dice Franzinelli, nel libro senza firma, venduto nella libreria di Franco Freda “Bisogna fare una strage, ma una strage dalla quale non uscissero che fantasmi e dopo la quale il popolo inginocchiato si consegnasse a chi solo poteva garantirgli la sicurezza” “.