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giovedì 19 aprile 2012

Un passo avanti per la campagna “Benvenuti in Palestina”.

La missione Welcome to Palestine infine ce l’ha fatta. Non sembri trionfalismo visionario, ce l’ha fatta non significa che i circa 1500 attivisti siano riusciti a rompere il muro di complicità che consente a Israele di esercitare il suo illegale potere sul mondo. Oltre che sui Territori Palestinesi.
Ce l’ha fatta significa che, nonostante il comprensibile scetticismo di molti e grazie alla straordinaria tenacia politica di chi ha lanciato la missione, gli aeroporti europei, e non solo europei, hanno visto decine o centinaia di attivisti pronti a dichiarare che la Palestina esiste e che lì, proprio lì, nella città di Betlemme, erano diretti.
Che la missione sia riuscita lo dimostra anche il fatto che una parte dei mass media, colpevolmente silenziosa in tante occasioni, stavolta ha raccolto l’invito a trasmettere l’informazione su questa battaglia di civiltà che non si fermerà qui.
Israele è tanto potente da aver la forza di dettare legge ai governi e alle stesse compagnie aeree le quali, ricattate da una minaccia, probabilmente illegittima, di sanzioni, hanno scelto di chinare la testa al diktat di Netanyahu e di violare i diritti dei propri utenti: le compagnie aeree hanno negato l’imbarco a cittadini incensurati e pacifici, ma sgraditi a Israele perché capaci di dichiarare a voce alta che la loro meta è la Palestina.
In questo modo le compagnie aeree - contro le quali si stanno preparando azioni legali - hanno accidentalmente comunicato al mondo che Israele ASSEDIA anche la Cisgiordania, circondandola e stabilendo a suo arbitrio chi passa e chi no, a seconda che si umili dicendo penose bugie che finiscono per avallarne l’illegalità e chi invece ha detto BASTA BUGIE, vado in Palestina perché è mio diritto.
In tutto quel che è successo negli aeroporti c’è, però, qualcosa di particolarmente inquietante e cioè: “chi ha fornito a Israele i nomi dei numerosi pacifisti incensurati che avevano intenzione di arrivare a Tel Aviv dichiarando la loro “pericolosa” intenzione di recarsi in Palestina per aiutare a costruire una scuola?”. Cercheremo di capirlo e di denunciarlo attraverso un’azione legale, ma è chiaro che siamo spiati da uno Stato che non rispetta decine di Risoluzioni ONU, che uccide senza processo quelli che ritiene suoi nemici, che detiene un numero impressionante di testate nucleari, che usa armi proibite in guerre proibite, tutto nella più totale impunità.
Noi siamo sicuri che l’azione del 15 aprile ha aperto una breccia, seguendo la via di precedenti azioni non violente che ne hanno disegnato il percorso. La scelta del 15 aprile non è stata casuale, voleva essere la dimostrazione che c’è un gran numero di combattenti per i diritti umani che ha raccolto il testimone lasciato da Vittorio Arrigoni e che non si fermerà davanti alla violenza e all’arbitrio israeliani, lo dimostra il fatto che le poche decine di attivisti riusciti a passare e ingiustamente imprigionati non hanno chinato la testa e hanno iniziato lo sciopero della fame contro la detenzione illegittima. Dobbiamo sostenerli! Così come dobbiamo sostenere gli attivisti israeliani arrestati perché colpevoli di contestare l’assedio, l’occupazione e la politica di apartheid del loro governo.
Della delegazione italiana, composta di 15 attivisti, 8 sono stati bloccati negli aeroporti, e tra questi la sottoscritta, colpevole, forse, di presiedere un’associazione umanitaria che si occupa di tutelare l’infanzia ferita o resa orfana dall’esercito israeliano, ed altri 3 iscritti alla stessa associazione. Gli altri 4, bloccati forse perché “colpevoli” di aver manifestato contro la guerra e a favore dei diritti umani ovunque vengano violati. Degli altri 7 riusciti ad arrivare a Tel Aviv, 5 sono stati posti in detenzione appena pronunciata la pericolosissima frase “VADO A BETLEMME, IN PALESTINA”e costretti all’espatrio con minacce di diversa natura. Due sono giunti a Betlemme, di questi una probabilmente perché molto anziana e quando ha pronunciato la fatidica frase non l’hanno capita nel suo significato “sovversivo”, e l’altro per aver derogato alla decisione comune per non lasciare senza testimonianze dirette la missione. Quindi, nonostante le strette maglie dell’illegale sistema israeliano, la missione segna un successo. Sicuramente parziale, ma significativo per andare avanti.
Il prossimo passo si gioca in ambito legale ma, comunque vada, Benvenuti in Palestina proseguirà finché ce ne sarà necessità. E il governo israeliano seguiterà a sprofondare nel ridicolo e a far vergognare quei pochi suoi cittadini consapevolmente democratici, per l’immagine che offre al mondo. Un’immagine che oscilla tra quella di uno stato colpevole di crimini contro l’umanità e quella di uno stato che ha paura perfino di chi arriva cantando, coi bambini in spalla, armato del desiderio di costruire una scuola…in Palestina!
E’ solo questione di tempo, ma se non vogliamo che il tempo sia troppo lungo, abbiamo bisogno del sostegno di tutti, istituzioni e società civile, per fermare l’illegalità e l’arbitrio israeliano e arrivare a una pace giusta in Medio Oriente.
Patrizia Cecconi – coordinamento Benvenuti in Palestina 2012

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mercoledì 18 aprile 2012

Le nostre 12 ore da “criminali” in un carcere israeliano

Multimedia, Reportage | 16 aprile 2012



I fratelli Joshua e Valerio Evangelista

di Joshua e Valerio Evangelista

Pubblichiamo gli sms che i nostri Valerio e Joshua Evangelista ci hanno mandato appena dopo la liberazione da un centro di detenzione di Tel Aviv.

Cari amici di Frontiere News, un grazie di cuore per averci sostenuto in queste ore frenetiche. Come molti di voi sanno, siamo stati fermati all’aeroporto di Tel Aviv in quanto avevamo deciso di partecipare ad una missione umanitaria in Palestina a detta loro “sospetta”. Quando ci siamo rifiutati di essere reimbarcati coattamente senza poter contattare l’ambasciata hanno deciso di trattenerci in un centro di detenzione. Qui siamo stati trattati come animali: separati, a me è capitata una cella isolata, Valerio è stato messo in compagnia di un detenuto russo in attesa di espulsione.

Mi hanno negato l’acqua, siamo stati derisi, strattonati, invitati a “fare missioni umanitarie in Siria, dove ti sparano direttamente”. A Valerio le guardie hanno dato un panino per poi morderglielo mentre aveva un permesso per andare in bagno. Uno degli sfregi con i quali si divertivano a infastidirci. Ci fissavano e ridevano. Non abbiamo ricevuto violenze fisiche oltre le spinte, ma è andata diversamente ad un attivista spagnolo che si era rifiutato di entrare in cella, picchiato e preso a calci.

La situazione è cambiata drasticamente all’arrivo del console Nicola Orlando, il quale ci ha spiegato che in realtà avremmo avuto diritto a chiamare, celle aperte e stare insieme, essendo un centro di fermo amministrativo e non un carcere penale. Dopo l’arrivo del console ci hanno aperto le celle e dato un buon pasto caldo. Alle 5 di questa mattina dopo 12 ore di detenzione, abbiamo accettato l’espulsione. Non sappiamo più nulla delle nostre valigie e soprattutto del mio i-pad che mi è stato sequestrato per darlo, a detta loro, al Mussad.

martedì 17 aprile 2012

Attivisti di "Benvenuti in Palestina" in sciopero della fame nelle carceri israeliane

LO SPIRITO DI VITTORIO, TRA GAZA E TEL AVIV
Fanno lo sciopero della fame in prigione decine di attivisti di Benvenuti in Palestina che rifiutano l’espulsione, in solidarietà con quello che da oggi faranno 1.600 detenuti politici palestinesi. Anche Vik nel 2008 fu arrestato (nel mare di Gaza) ed espulso.

MICHELE GIORGIO

Gaza, 17 aprile 2012, Nena News (foto dal sito fanpage.it)- Lo spirito di Vittorio Arrigoni domenica aleggiava non solo su Gaza, che lo ha ricordato con grande affetto e con la voglia di portare avanti il suo impegno, ma anche sull’aeroporto «Ben Gurion» di Tel Aviv dove oltre 600 agenti di polizia e dei servizi di sicurezza hanno bloccato, detenuto e rispedito a casa persone che avevano proclamato con sincerità soltanto di voler andare in Palestina, a Betlemme. E in manette sono finiti pure una decina di attivisti israeliani, rei di aver issato cartelli con la scritta «Benvenuti in Palestina», il titolo dell’iniziativa internazionale volta a dimostrare – missione riuscita visto quanto è successo – che i movimenti da e per i Territori occupati palestinesi sono fortemente limitati da Israele anche quando si tratta di cittadini stranieri. Nella Cisgiordania occupata i 1.500 attivisti in fondo potevano andarci tacendo sulla loro destinazione finale, oppure mentendo, magari sostenendo di voler trascorrere qualche giorno a Gerusalemme. E invece hanno dichiarato con sincerità di voler andare a Betlemme, in Palestina. È un reato avere amici palestinesi e dichiararlo apertamente? Per le autorità israeliane comunque è una colpa punibile con l’espulsione.

Il governo israeliano, con la piena collaborazione di una ventina di compagnie aeree (l’Alitalia ha prontamente risposto «Obbedisco») e dei servizi di sicurezza di vari Stati (inclusa quelli della Turchia del premier Erdogan che proclama ad ogni occasione il suo commosso sostegno ai diritti dei palestinesi), è riuscito a far cancellare i voli di centinaia di attivisti e a trasformare il check-in negli aeroporti europei in posti di blocco simili a quelli che tormentano l’esistenza dei palestinesi della Cisgiordania. A farne le spese sono state anche persone che non avevano alcun legame con «Benvenuti in Palestina». Secondo il quotidiano Haaretz il 40% degli internazionali i cui nomi erano nelle «liste nere» fatte arrivare in Europa dallo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano) non erano affatto attivisti (470 sui 1200 a cui è stato negato l’imbarco). Tra loro un diplomatico francese e sua moglie, un impiegato del ministero italiano delle comunicazioni che ha dovuto rinunciare ad un incontro di lavoro in Israele e un membro del cda della casa farmaceutica tedesca Merck, parte di una delegazione diretta all’israeliano Weizmann Institute of Science. Magari dopo questa «piacevole» esperienza avranno capito qualcosa in più del Medio oriente. Secondo Sabine Haddad, portavoce del ministero dell’interno israeliano, al «Ben Gurion» sono stati arrestati 79 cittadini stranieri (non potranno entrare in Israele per almeno cinque anni) e tra questi 21 ieri mattina già viaggiavano in direzione degli aeroporti di partenza. Altri 58 invece si sono rifiutati di essere rimpatriati: due sono stati rinchiusi nelle celle dello scalo aereo, 56 (tra i quali due italiani) in una prigione non lontana da Tel Aviv dove fanno lo sciopero della fame di protesta ma anche in solidarietà con quello che cominciano oggi 1.600 detenuti politici palestinesi.

Vittorio Arrigoni da parte sua conosceva bene la prigione di Ramle che «visitò» nel novembre 2008 quando fu espulso da Israele con l’accusa di essere entrato illegalmente nel paese dove, però, non era mai transitato. La Marina militare israeliana lo aveva arrestato assieme ad altri due attivisti internazionali (uno scozzese e una statunitense) e 16 pescatori palestinesi nelle acque di Gaza, dove era arrivato tre mesi prima a bordo delle navi pacifiste del Free Gaza Movement. Un’esperienza che Vik raccontò sulle pagine del manifesto il successivo 29 novembre («Io catturato a Gaza»). «Sono stato sei giorni nelle prigioni israeliane – scrisse in quella occasione – celle anguste e luride, popolate da insetti e parassiti che hanno banchettato allegramente sulla mia epidermide. Ma vengo da Gaza, a essere incarcerato in fin dei conti ci ero abituato. Gaza è la più grande prigione a cielo aperto del mondo. Tutte le industrie hanno dovuto chiudere, più dell’ 80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, a Gaza si registra il più alto tasso di disoccupazione del pianeta, non c’è corrente elettrica, né carburante. Gli ospedali necessitano di medicinali, la stragrande parte della popolazione di viveri e beni di prima necessita». I soldati israeliani – aggiunse – «mi hanno prelevato da una prigione a cielo aperto solo per condurmi in una delle loro prigioni più piccole, dove quantomeno, a differenza di Gaza, servivano puntualmente un rancio e c’era per quasi tutto il giorno energia elettrica e acqua potabile».

Domenica un pugno di attivisti è riuscito a passare tra le strette maglie dei controlli al «Ben Gurion» e a raggiungere il centro stampa di «Benvenuti in Palestina» al Peace Center di Betlemme. Sono arrivati alla spicciolata due spagnoli, una canadese, tre francesi e due italiani. «Quando hanno chiesto dove fossimo diretti, non ho capito bene e sono finito con un gruppo di turisti – ha raccontato un giovane francese – ho pensato di dire che facevo parte della campagna più tardi, quando me lo avessero chiesto di nuovo. Ma non lo hanno fatto e mi sono ritrovato fuori dall’aeroporto con il visto di ingresso nel passaporto».

Ed è scontro in Israele sul video-choc di Gerico, girato di nascosto al culmine di un «confronto» tra una pattuglia militare e attivisti dell’International Solidarity Movement impegnati sabato in un «giro» ciclistico di solidarietà con la causa palestinese nella Valle del Giordano. Tutto è degenerato in violenza brutale da parte del tenente colonnello Shalom Eisner (probabilmente non solo militare ma anche colono), ripreso nell’atto di colpire al volto il danese Anders Las con il calcio del suo M-16. L’episodio è stato deplorato dal presidente Shimon Peres e perfino dal premier Netanyahu. Eisner – elogiato invece dall’estrema destra – si è difeso denunciando «provocazioni e una bastonata sulle dita», ma la sua giustificazione non ha convinto neanche gli alti comandi militari: che hanno definito «molto grave» l’accaduto, ordinando un’inchiesta e sospendendo dal servizio l’ufficiale-picchiatore. Nena News

lunedì 16 aprile 2012

FLYTILLA: OLTRE 40 ARRESTI A TEL AVIV

Nena news sta seguendo in diretta l'evento "Welcome to Palestine". Bilancio provvisorio di 35 internazionali e sei israeliani arrestati a Ben Gurion. Centinaia gli attivisti pro-palestinesi bloccati in Europa dalle compagnie aeree.

DALLA REDAZIONE

Beit Sahour (Cisgiordania), 15 aprile 2012, Nena News – Bilancio provvisorio di 35 internazionali e sei attivisti israeliani arrestati dalle forze di sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Da questa mattina, lo Stato di Israele sta cercando, con modalità diverse, di impedire l’ingresso dei circa 1500 attivisti internazionali pro-palestinesi della campagna globale “Welcome to Palestine 2012”.

Attivisti bloccati negli aeroporti europei

Tentando di mantenere un basso profilo: la stragrande maggioranza degli internazionali (intenzionati ad entrare in Israele attraverso l’aeroporto Ben Gurion dichiarando apertamente di voler visitare i Territori Occupati Palestinesi) sono stati bloccati nei rispettivi aeroporti di partenza: Roma, Londra, Manchester, Parigi, Istanbul, Bruxelles, Ginevra. Le compagnie aeree europee, da Alitalia a British Airlines e Lufthansa, da EasyJet a AirFrance, hanno impedito a centinaia di internazionali di imbarcarsi nei voli verso Tel Aviv.
A Ginevra, bloccati circa 50 attivisti a cui è stato impedito di sedersi in aereo: alla domanda “Perché ci state impedendo di partire?”, il rappresentante della compagnia aerea EasyJet ha risposto che i loro nomi erano stati segnalati come presenti nella famigerata “lista nera” israeliana. Ad uno di loro è stato confiscato il passaporto. Altri venti sono riusciti a salire, ma sono stati subito fermati a Ben Gurion. A Istanbul, le autorità aeroportuali hanno impedito agli attivisti di imbarcarsi e hanno portato le loro valige fuori dall’aereo.
All’aeroporto Charles De Gaulle, corteo di protesta contro i mancati imbarchi: gli attivisti francesi hanno intonato lo slogan “Oggi il checkpoint è a Parigi”.


Arresti e deportazioni a Tel Aviv

Intanto, al Ben Gurion, la polizia israeliana ha proceduto a interrogatori, arresti e conseguenti deportazioni. Al momento sarebbero trentacinque gli arrestati, tra cui quindici francesi, un canadese, sei svizzeri e un portoghese. Tra loro, sei francesi subito deportati e il canadese Ted McLaren, delegato del Construction Worker Federation: l’uomo è stato messo immediatamente su un aereo diretto in Canada dopo essersi rifiutato di firmare l’ordine di deportazione.
In giornata si sono susseguite voci che riferiscono che tre attivisti pro-palestinesi sarebbero riusciti ad entrare nel Paese e a superare il Muro di Separazione. In questo momento sarebbero arrivati a Betlemme, ma le fonti non sono state ancora confermate.

Roma: Alitalia applica legge israeliana del 1952

A Fiumicino, sette attivisti italiani sono stati bloccati da Alitalia e non sono riusciti ad imbarcarsi per Tel Aviv. I sette hanno chiesto di parlare con il responsabile della sicurezza che si è rifiutato di dare loro le sue generalità. “Marco” si è limitato a consegnare loro “un pezzo di carta prestampata – come spiega Patrizia, una delle attiviste intervistate da Nena News, responsabile dell’associazione umanitaria Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese – che, con riferimento alla legge d’ingresso israeliana del 1952, dichiara che la compagnia Alitalia non si assume alcuna responsabilità per l’applicazione della legge israeliana. Il dirigente della sicurezza ha rifiutato di incontrarci”.
“Più tardi un portavoce di Alitalia – continua Patrizia – l’unico ad essersi presentato con nome e cognome, ci ha girato la ‘proposta’ delle autorità israeliane, una sorta di accordo per poter entrare in Israele: avremmo dovuto fornire allo Stato di Israele nome, cognome, indirizzo e-mail e numero di passaporto e comunicare dove avremmo alloggiato una volta nel Paese”.
“Solo una provocazione, un modo per farci perdere tempo e per lasciarci in attesa – ha spiegato la donna – visto che Israele conosceva già tutte queste informazioni. Abbiamo rifiutato e abbiamo organizzato un corteo di protesta a Fiumicino, prima di lasciare l’aeroporto”.
Per ore è girata la voce che anche il noto vignettista Vauro Senesi fosse stato bloccato a Fiumicino questa mattina. In realtà, interpellato dal sito Globalist, Vauro ha raccontato che ieri, aggirando i controlli a Roma e mescolandosi ad un gruppo di pellegrini, è riuscito ad imbarcarsi e in questo momento sarebbe a Gerusalemme.

Attivisti israeliani arrestati a Ben Gurion

Agli attivisti internazionali arrestati a Tel Aviv, vanno aggiunti sei attivisti israeliani pro-palestinesi: uno di loro, Yonathan Shapira del movimento Boycott from Within si è presentato all’aeroporto con disegni dei bambini palestinesi di Betlemme. Ma le voci sono discordanti: secondo alcuni testimoni, Shapira sarebbe stato arrestato, secondo altri sarebbe stato allontanato perché circondato da fanatici israeliani. Numerosi i membri del National Unit Party israeliano e rappresentanti dei coloni di Hebron presenti in aeroporto, che stanno cantando e ballando indisturbati nelle sale di Ben Gurion.

Lettera di Israele ai “cari attivisti”: andate in Siria

Le autorità israeliane hanno preparato una “lettera di benvenuto” per gli attivisti pro-palestinesi in arrivo oggi all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Nella lettera al “caro attivista”, Israele chiede agli internazionali intenzionati ad entrare in Palestina di convogliare le loro battaglie per i diritti umani non verso “l’unica democrazia del Medio Oriente”, dove si rispetta la libertà di espressione, ma verso altri target: il regime siriano, quello iraniano e quello di Hamas a Gaza.
“Apprezziamo la vostra scelta di fare di Israele l’oggetto delle vostre preoccupazioni umanitarie – si legge nella lettera di Israele – Sappiamo che ci sono altre scelte migliori. Avreste potuto scegliere di protestare contro le violenze quotidiane del regime siriano contro il suo stesso popolo. O di protestare contro la brutale repressione del regime iraniano verso i dissidenti. Avreste potuto protestare contro il regime di Hamas a Gaza, dove le organizzazioni terroristiche commettono un doppio crimine di guerra, lanciando razzi contro i civili e usando civili come scudi umani”.
Dimenticando che un Paese che pretende di chiamarsi “democrazia” rispetta e non mette sotto silenzio le voci di protesta. Non deporta cittadini europei, non li arresta e non usa il suo potere per obbligare compagnie aeree straniere a impedire la libertà di movimento. Un potere che gli deriva unilateralmente dall’occupazione illegale e in violazione del diritto internazionale della Cisgiordania e di Gaza, dove i veri crimini di guerra sono compiuti dall’esercito, dalla marina e dell’aviazione israeliani. Nena News

Israele esternalizza il controllo delle persone dirette in Palestina

FRONTIERE
Israele esternalizza il controllo
delle persone dirette in Palestina
Sette attivisti sono bloccati all'aeroporto di Roma Fiumicino diretti a Tel Aviv nell'anniversario della morte di Vittorio Arrigoni. Bloccati a terra in base a una legge di Israele del '52. Lettera ironica di Israele a chi arriva: "Occupatevi di Siria e Gaza"

Cinzia Gubbini
15.04.2012

Patrizia Cecconi, presidente degli Amici della Mezzaluna Rossa, è choccata: "Questo non è mai accaduto, non ci possono bloccare in Italia, è una gravissima lesione dei nostri diritti di cittadini". E si infuria: "Come è possibile che qui, all'aeroporto di Roma, nessuno si prenda la responsabilità di quello che sta accadendo?".
 
Le hanno messo in mano un foglio di "diniego di imbarco" che è firmato da un funzionario "ma la firma sembra prestampata" con cui è impossibile comunicare ("ci proviamo da ore"), ma riporta - testuali parole - il motivo del mancato imbarco sull'aereo che doveva portare Cecconi e altri sei attivisti a Tel Aviv: "direttiva dell'Autorità per l'Immigrazione e la Frontiera dello Stato di Israele, diniego di ingresso secondo la legge del 1952 che disciplina l'ingresso nello Stato di Israele". "Abbiamo avuto solo la solidarietà umana degli impiegati - continua Cecconi, che avrebbe dovuto imbarcarsi sul volo Alitalia delle 9,20 - ma questo foglio non è firmato da nessuno, voglio sapere come è possibile che sia rimasta a terra".
 
Cecconi partiva nel giorno della "Flytilla", il nuovo modo individuato dagli attivisti per arrivare in Palestina, come la "Flottilla" navale che contò dei morti per l'assedio israeliano nel 2010 e che proprio non riuscì a partire dalle coste greche nel 2011 con le stesse motivazioni che hanno bloccato oggi gli attivisti italiani a Roma. In pratica, se ne deduce, lo Stato italiano accetta di gestire il controllo della frontiera di Israele. Un caso piuttosto strano pur nei più cordiali rapporti diplomatici. Sono frequentissimi i controlli (e i respingimenti) all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, l'unico modo - tanto per ricordarlo - per raggiungere i territori palestinesi. Visto che la Palestina non ha un aeroporto, e neanche lo potrebbe avere, non essendo riconosciuta come Stato. Dunque: fino a che punto Israele può decidere chi va e chi non va in Palestina? E soprattutto, dove? E, inoltre, se Israele ha qualche problema con gli Amici della Mezzaluna Rossa, che c'entra l'Italia?
Nonostante questa evidente lesione dei diritti individuali delle persone che oggi dovevano partire, lo Stato di israele fa anche lo spiritoso. Infatti, a chi è riuscito ad atterrare all'aeroporto di Ben Gurion, viene consegnata una lettera in cui si dice "Caro attivista" perché non protesti "contro le stragi quotidiane perpetrate dal regime siriano nei confronti del suo stesso popolo... o contro la repressione violenta messa in atto dal regime iraniano verso i suoi oppositori... o contro il regime di Hamas a Gaza che si macchia due volte di crimini di guerra quando spara contro civili (israeliani) facendosi scudo di altri civili (palestinesi)". Israele invece, dice la lettera "è l'unica democrazia del Medio-Oriente, dove le donne beneficiano di eguali diritti, dove la stampa è libera di criticare il governo, dove le organizzazioni umanitarie sono libere di agire, dove viene garantita libertà di culto e dove le minoranze non vivono nella paura".
 
Oggi, anche dalla Turchia e da altri scali europei erano in partenza centinaia di persone. Ma ciascuna è diretta in Israele per partecipare a un progetto particolare: Patrizia Cecconi, per esempio, si stava dirigendo a Tel Aviv per poi raggiungere Betlemme dove avrebbe dvouto aiutare la ong franco-palestinese "Education enfance jeunesse" per la costruzione di un plesso scolastico: "Partivamo proprio oggi, anniversario della morte di Vittorio Arrigoni, perché portiamo avanti il suo testimone del "restiamo umani". E per noi restare umani significa anche garantire l'educazione ai bambini e ai ragazzi palestinesi. Cosa che non sta a cuore a Isarele, anzi lo impedisce. Ma questo lo sapevamo già".

mercoledì 11 aprile 2012

In arrivo la Flotilla, "Welcome to Palestine 2012"

Welcome to Palestine 2012

Più di 25 organizzazioni palestinesi sono orgogliose di annunciare l'imminente arrivo di centinaia di visitatori per la campagna “Welcome to Palestine 2012” e vi invitiamo ad una conferenza stampa per i dettagli del nostro programma e dei nostri scopi martedì 10 aprile alle 17:00 nel Centro Pace di Betlemme.

Noi continuiamo i nostri preparativi anche se alcuni volontari sono stati stati maltrattati da parte delle autorità di occupazione israeliana. E' anche capitato che venisse fatta un'incursione nella casa di un'attivista palestinese alle 2 di notte durante la quale le forze di occupazione hanno sequestrato un computer e un telefono cellulare. Altri attivisti per la pace sono stati trattenuti ed interrogati per ore mentre stavano entrando od uscendo dal paese. Decine di volontari che collaborano con noi sono stati incoraggiati poichè con queste azioni Israele getta luce sulle proprie politiche di assedio ed isolamento attuate in Cisgiordania. Nuovi volontari si uniscono ogni giorno per garantire un programma regolare per i nostri visitatori che comprende anche la costruzione di una nuova scuola, la conoscenza dei palestinesi, tour informativi e scambi culturali.

L'ultima campagna di luglio 2011 ha visto centinaia di attivisti comprare biglietti aerei e cercare di imbarcarsi sui voli verso la Palestina. Israele ha inviato una “lista nera” di 342 partecipanti di età compresa tra i 9 e gli 83 anni per impedire loro di imbarcarsi sugli aerei e ciò ha creato grandi proteste in molti aeroporti internazionali. L'esercito israeliano ha inoltre trasformato l'aeroporto in un complesso militare. 127 donne e uomini sono stati arrestati all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e hanno passato molti giorni in carcere mentre insistevano sul proprio diritto di visitare le associazioni e le famiglie palestinesi.

Nonostante tutto, questo evento ha avuto i suoi aspetti positivi. Come risultato di questa contestazione legale, molte compagnie aeree europee hanno rimborsato integralmente i biglietti e alcuni sindacati delle linee aeree si sono uniti a noi facendo pressione per la libertà di viaggiare. Inoltre, questi atti hanno messo in luce i tentativi di Israele di impedire l'ingresso nel paese agli internazionali che appoggiano in maniera pacifica milioni di palestinesi che vivono sotto occupazione. Ciò che il governo israeliano sembra detestare è che donne e uomini in arrivo in Cisgiordania dal 15 al 21 aprile rifiutano di mentire e nascondersi. Si rifiutano di fingere che la Palestina e i palestinesi non esistano. Israele chiede la delegittimazione e diffonde bugie sugli scopi reali dei visitatori in arrivo. Ringraziamo queste persone che lavorano per la pace e l'umanità con onestà e dignità.

La comunità internazionale riconosce il diritto umano fondamentale dei palestinesi di ricevere visitatori dall'estero ed appoggia il diritto dei propri cittadini di recarsi in Palestina senza maltrattamenti. Noi respingiamo tutti i tentativi di isolarci e di metterci a tacere. Mentre Israele fa di tutto per isolarci, invitiamo tutti ad unirsi a noi apertamente e con orgoglio. Così potremo avere programmi più ampi per sfidare e contrastare l'assedio. Con l'aiuto della comunità internazionale ed i volontari locali, raggiungeremo il nostro obiettivo di pace e libertà per ristabilire i valori e i principi che condividiamo come esseri umani

Invitiamo i membri della stampa ad una conferenza stampa per i dettagli del nostro programma e dei nostri scopi martedì 10 aprile alle 17:00 nella Centro Pace di Betlemme

Tradotto in italiano da Marta Fortunato (Alternative Information Center)

martedì 12 luglio 2011

Comunicato dei compagni francesi

Care amiche, cari amici

A nome della missione Benvenuti in Palestina abbiamo convocato una manifestazione domani,martedì 12 luglio alle ore 13 davanti al Ministero degli Esteri a Parigi (Métro RER Invalides) per denunciare il criminale allineamento della diplomazia francese a quella dello Stato di Israele.

L’affare della missione Benvenuti in Palestina ha visto finora 49 cittadini francesi imprigionati da Israele al fianco di diverse decine di compagni di altre nazionalità(belgi, inglesi, tedeschi, americani, irlandesi…)

Allo stesso tempo a, più di 300 altri partecipanti a questa missione è stato impedito tra giovedì e venerdì di viaggiare verso la Palestina partendo dall’Europa, in seguito ad un ordine dello stato di Israele eseguito docilmente dalle compagnie aeree europee in diretta connivenza con il loro governo, nel caso della compagnia francese Air France.

Il governo francese ed il suo Ministero degli Esteri in particolare hanno dimostrato in questa occasione di appoggiare la politica israeliana di blocco di tutti i Territori Palestinesi Occupati. Non solo quindi il blocco della Striscia di Gaza (per il quale Parigi ha dato prova della stessa vile debolezza, come si è visto con la recente Flotilla) ma anche quello di Gerusalemme e della Cisgiordania dove v ive la metà dei Palestinesi dei Territori.

Sul piano politico, il ministro Alain Juppé ed i suoi collaboratori non hanno alzato un dito per far rispettare un diritto elementare, quello dei cittadini francesi di recarsi nei Territori Occupati su invito delle associazioni della società civile palestinese.

Come si sa, è impossibile viaggiare verso i Territori Palestinesi senza passare per le autorità israeliane (all’aeroporto di Tel Aviv in particolare) poiché Israele controlla tutti i punti di ingresso a questi territori e l’unico aeroporto a disposizione dei Palestinesi per un breve lasso di tempo è stato completamente distrutto da un bombardamento israeliano dieci anni fa.

Tuttavia al Quai d’Orsay (m…in una calza di seta, dicevano già due secoli fa) avevano promesso prima della partenza che in mancanza di un sostegno effettivo al diritto di viaggiare avrebbero rimediato all’occorrenza se noi avessimo avuto noie con Israele, fornendo a tutti quelli che ne avessero avuto bisogno la famosa protezione consolare, dovuta a tutti i cittadini in difficoltà all’estero.

Una enorme bugia. In quella regione, se si vuole beneficiare di un sostegno ufficiale della Francia, sembra meglio essere un sodato di un esercito straniero l’esercito israeliano, ovviamente- catturato con le armi in mano come nel caso del prigioniero di guerra con doppia nazionalità Gilad Shalit che un semplice civile disarmato, come nel caso dei membri della missione.

In effetti, dalle pochissime telefonate (tre chiamate di due minuti ciascuna) che ci hanno permesso di comunicare tra venerdì e lunedì con qualcuno dei 49 prigionieri di nazionalità francese detenuti a Ramlé (vicino Tel Aviv) e Bersheba (Bir-al.Shaba, nel deserto del Negev), è del tutto evidente che il console generale a Tel Aviv non ha fornito il minimo servizio.

“Lei ci ha detto ben vi sta, vi avevamo detto di non partire. E non c’è stato modo di ottenere da lei la minima informazione sulla nostra situazione, visto che non ci è stata presentata un decreto di espulsione.”Questo ci ha dichiarato domenica una delle prigioniere autorizzata ad usare il suo cellulare per una telefonata di tre minuti.

Al contrario,il console del Belgio, che ha altrettante persone di cui occuparsi (più di 40 belgi sono stati imprigionati),si è comportato diversamente, in particolare trattando con le compagnie aeree rapaci che pretendono di far pagare il volo a persone che avevano già pagato prima di partire un biglietto di andata e ritorno. Per denunciare la criminale complicità del governo francese nello strangolamento del popolo palestinese ed esigere la liberazione e il rimpatrio dei nostri compagni imprigionati, vi invitiamo tutti a manifestare

MARTEDI’ 12 LUGLIO ALLE ORE 13 DAVANTI AL MINISTERO DEGLI ESTERI A PARIGI (METRO- RER INVALIDES)

In particolare sarà presente gran parte dei 342 terroristi , cioè i 342 partecipanti alla missione Benvenuti in Palestina di cui i servizi segreti israeliani hanno fatto una lista che hanno poi trasmesso alle compagnie aeree ordinando loro con ampio successo di impedire a questi viaggiatori l’imbarco dagli aeroporti di Parigi, Genova, Bruxelles, Vienna, Francoforte, Roma …

La più giovane di questi terroristi è una bambina di 9 anni di Lione, di nome Mélia, e il più anziano è un parigino di 85 anni, Michel. Tra i due si trovano il terrorista Volodia, editore di Grenoble di 65 anni, il terrorista Boualem, professore di 45 anni, il terrorista Douga, autista di 28 anni e la sua complice Samira, impiegata di 31 anni, ecc.

Saranno presenti anche amici e parenti dei detenuti

VENITE NUMEROSI DIFFONDETE DA SUBITO QUESTO APPELLO

Parigi, lunedì 11 luglio ore 14

Cordialmente

CAPJPO EuroPalestine BienvenuePalestineT