E il mondo sta a guardare
Gorrell, Stati Uniti
L’embargo e poi l’attacco contro il convoglio pacifista: i leader politici occidentali sono troppo vigliacchi per prendere posizione contro la violenza. Ci pensano le persone comuni, scrive Robert Fisk.
Robert Fisk
Dopo la guerra di Gaza del 2008-2009 (1.300 morti), dopo la guerra del Libano del 2006 (1.006 morti), dopo tutte le altre le guerre e dopo la strage di lunedì, forse il mondo non accetterà più che Israele detti legge.
Ma non bisogna sperarci troppo. Basta leggere la blanda dichiarazione della Casa Bianca: l’amministrazione Obama “sta operando per appurare le circostanze della tragedia”. Neanche una parola di condanna. Punto e basta. Nove morti. Un’altra cifra che si aggiunge alle statistiche delle vittime in Medio Oriente.
Un ponte contro la guerra fredda
Ma le cose non sono sempre andate così così. Nel 1948 i politici americani e britannici misero in piedi il ponte aereo per Berlino. Lì una popolazione affamata (formata da quelli che appena tre anni prima erano nemici) era accerchiata dall’esercito russo. Il ponte aereo per Berlino fu uno dei momenti alti della guerra fredda.
I soldati e gli aviatori britannici rischiarono e diedero la vita per quei tedeschi ridotti alla fame. Sembra incredibile. A quei tempi erano i politici che prendevano le decisioni. E infatti presero la decisione di salvare vite umane. Clement Attlee e Harry Truman sapevano che Berlino era importante sul piano morale e umano, oltre che su quello politico.
E oggi? Sono state delle persone, delle persone qualsiasi – europei, americani, superstiti della Shoah – che hanno deciso di andare a Gaza perché i loro politici e i loro leader li avevano delusi.
Ma dov’erano lunedì i nostri politici? Bé, abbiamo visto il ridicolo Ban Ki-moon, il patetico comunicato della Casa Bianca e l’espressione, da parte del caro Blair, del “profondo rammarico e dello shock per la tragica perdita di vite umane”. Dov’era Cameron? Dov’era Clegg?
A noi la voce
Resta il fatto che ormai sono le persone normali, la base, che decidono di cambiare le cose. I politici sono troppo vigliacchi per decidere di salvare vite umane. Perché è un dato di fatto che se degli altri europei (e i turchi sono europei, no?) fossero stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da qualsiasi altro esercito mediorientale (e quello israeliano è un esercito mediorientale, no?), avremmo visto un’ondata di indignazione.
Che cosa ci dice questo sul conto di Israele? La Turchia non è forse un buon alleato di Israele? È questo che devono aspettarsi i turchi? Adesso l’unico alleato di Israele nel mondo musulmano dice che è stato un massacro. Ma a Israele, a quanto pare, non gliene importa niente.
Del resto, a Israele non è importato niente quando Londra e Canberra hanno espulso i diplomatici israeliani dopo l’episodio dei passaporti britannici e australiani contraffatti e forniti agli assassini di Mahmoud al Mabhouh, un leader di Hamas.
Non gliene è importato niente quando ha annunciato la costruzione di nuovi insediamenti ebraici sulle terre occupate di Gerusalemme Est mentre c’era in visita Joe Biden, il vicepresidente degli Stati Uniti. Quindi perché mai dovrebbe importargliene qualcosa adesso?
Ma come siamo arrivati a questo punto? Forse perché tutti ci siamo abituati a vedere gli israeliani uccidere arabi; forse gli israeliani si sono abituati a uccidere arabi. Adesso uccidono turchi. Oppure europei. In queste ultime 24 ore in Medio Oriente è cambiato qualcosa, ma gli israeliani (a giudicare dalla straordinaria stupidità della loro risposta politica alla strage) non sembrano averlo capito. Il mondo è stanco di queste violenze. Solo i politici stanno zitti.
Robert Fisk
L’articolo originale:
Western leaders are too cowardly to help save lives , The Independent
Fonte: www.internazionale.it
giovedì 3 giugno 2010
Pestaggi e furti
FLOTILLA: ATTIVISTI ITALIANI DENUNCIANO PESTAGGI
Manuel Zani rientrato a Roma, altri tre attesi a Milano, un quinto in Belgio. Manolo Luppichini torna con aereo di stato italiano
Roma, 03 giugno 2010, Nena News – Picchiati in carcere, maltrattati all’aeroporto di Tel Aviv, derubati delle loro attrezzature. Cinque dei sei italiani, in transito la scorsa notte all’aeroporto Istanbul, – il sesto, il giornalista free lance Manolo Luppichini ha lasciato solo questo pomeriggio Israele – hanno denunciato ai giornalisti al loro arrivo di aver vissuto una esperienza terrificante prima con il sequestro in mare, lunedì scorso da parte dei commando israeliani, e poi in carcere e all’aeroporto di Tel Aviv. Il regista di documentari Manuel Zani, al quale gli israeliani hanno sottratto attrezzature per un valore di 10mila euro, ha riferito di un assalto israeliano alla «Apocalypse now» alla flottiglia pacifista. Il cantante lirico Giuseppe (Joe Fallisi) ha detto «Siamo stati aggrediti e picchiati, prima sulla nave dai soldati e poi ancorain carcere e all’aeroporto di Tel Aviv…Ci picchiavano se non ci sedevamo e dopo mandavano i medici a visitarci». La giornalista torinese Angela Lano, ha parlato di «rapimento in mare» e della situazione in carcere. «Non avevamo alcun tipo di diritti – ha denunciato – non potevamo telefonare o parlare con gli avvocati». A bordo delle navi abbordate dai commando israeliani – ha ribadito Lano, direttrice dell’agenzia di stampa Infopal – «non c’erano terroristi. Solo persone normali, disarmate». «Siamo saliti in aereo a Tel Aviv alle 12 e siamo partiti per Istanbul all’1 di notte: sono state 12 ore interminabili», ha aggiunto la giornalista.
Fallisi ha riferito che poco prima della partenza per Istanbul, il sesto italiano Manolo Luppichini, rimasto in Israele perchè privo di passaporto, è stato preso di mira dalla polizia all’aeroporto di Tel Aviv. «Manolo è intervenuto per difendere un ragazzo palestinese e i poliziotti lo hanno portato via dal quel momento non l’ho più visto». Luppichini tornera’ oggi a Roma a bordo dell’aereo di stato del sottosegretario agli esteri Stefania Craxi che e’ stata in visita in Israele e Territori occupati palestinesi.
Manuel Zani e’ gia’ rientrato a Roma, altri tre sono attesi Milano, l’ultimo attivista in Belgio. (red) Nena News
Manuel Zani rientrato a Roma, altri tre attesi a Milano, un quinto in Belgio. Manolo Luppichini torna con aereo di stato italiano
Roma, 03 giugno 2010, Nena News – Picchiati in carcere, maltrattati all’aeroporto di Tel Aviv, derubati delle loro attrezzature. Cinque dei sei italiani, in transito la scorsa notte all’aeroporto Istanbul, – il sesto, il giornalista free lance Manolo Luppichini ha lasciato solo questo pomeriggio Israele – hanno denunciato ai giornalisti al loro arrivo di aver vissuto una esperienza terrificante prima con il sequestro in mare, lunedì scorso da parte dei commando israeliani, e poi in carcere e all’aeroporto di Tel Aviv. Il regista di documentari Manuel Zani, al quale gli israeliani hanno sottratto attrezzature per un valore di 10mila euro, ha riferito di un assalto israeliano alla «Apocalypse now» alla flottiglia pacifista. Il cantante lirico Giuseppe (Joe Fallisi) ha detto «Siamo stati aggrediti e picchiati, prima sulla nave dai soldati e poi ancorain carcere e all’aeroporto di Tel Aviv…Ci picchiavano se non ci sedevamo e dopo mandavano i medici a visitarci». La giornalista torinese Angela Lano, ha parlato di «rapimento in mare» e della situazione in carcere. «Non avevamo alcun tipo di diritti – ha denunciato – non potevamo telefonare o parlare con gli avvocati». A bordo delle navi abbordate dai commando israeliani – ha ribadito Lano, direttrice dell’agenzia di stampa Infopal – «non c’erano terroristi. Solo persone normali, disarmate». «Siamo saliti in aereo a Tel Aviv alle 12 e siamo partiti per Istanbul all’1 di notte: sono state 12 ore interminabili», ha aggiunto la giornalista.
Fallisi ha riferito che poco prima della partenza per Istanbul, il sesto italiano Manolo Luppichini, rimasto in Israele perchè privo di passaporto, è stato preso di mira dalla polizia all’aeroporto di Tel Aviv. «Manolo è intervenuto per difendere un ragazzo palestinese e i poliziotti lo hanno portato via dal quel momento non l’ho più visto». Luppichini tornera’ oggi a Roma a bordo dell’aereo di stato del sottosegretario agli esteri Stefania Craxi che e’ stata in visita in Israele e Territori occupati palestinesi.
Manuel Zani e’ gia’ rientrato a Roma, altri tre sono attesi Milano, l’ultimo attivista in Belgio. (red) Nena News
mercoledì 2 giugno 2010
Un articolo spregevole su un "giornale" spregevole
Lettera in risposta all'articolo di F. Nirestein sul “Giornale” di oggi
E' con profondo disgusto e enorme indignazione che ho letto l'articolo della
Nirestein sul “Giornale” un quotidiano che non si vergogna di titolare la prima
pagina così: “Israele ha fatto bene a sparare”, titolo che configura di per se
apologia di reato. Ma la Nirestein rincara: ci sarebbero organizzazioni filo-
Hamas coinvolte nell'assalto e l'associazione turca è amica degli jihadisti.
Rovesciamento della verità, bugie, sono tutti strumenti usati dalla Nirestein
in modo eccellente nella sua fervente propaganda per una causa persa. Gli
argomenti sono quelli del ladro incallito che accusa gli altri di rubare.
Secondo lei a Jenin non fu fatta strage, il piccolo Mohamed Al Dura si sarebbe
assassinato da solo e i pacifisti turchi avrebbero provocato le teste di cuoio
che hanno fatto l'arrembaggio piratesco in acque internazionali. Arriva a
chiedersi “Cosa trasportavano veramente quelle navi?” Lo sanno tutti benissimo
cosa trasportavano: giocattoli, cemento, viveri, e tutto ciò che Israele in
spregio alla legalità internazionale vieta di far entrare a Gaza con un assedio
inumano che non può più essere tollerato. I civili per lei sono “guerrieri di
prima fila” e perciò è giusto ucciderli. La serie di vomitevoli stupidaggini
che elenca l'articolo è tale da richiedere un rotolo di scottex, mi soffermerò
su alcune perle: siccome la striscia di Gaza è dominata da Hamas che a suo dire
perseguita i cristiani, (i quali sono andati via per sfuggire alla vita
impossibile sotto occupazione e non ad Hamas) e che condanna a morte tutti gli
ebrei (ma pare che non abbia eseguito la condanna visto che gli ebrei ci sono
ancora) che usa bambini, edifici allo scopo di combattere l'occidente intero
(siamo ancora all'aberrante dottrina dello “scontro di civiltà”) e così abbiamo
anche giustificato il crimine di “Piombo fuso” si sa, a Gaza case scuole,
ospedali, bambini, non esistono di per se, ma per essere usati da Hamas di modo
che Israele li bombardi. Il piccolo particolare che a Gaza c'è un milione e
mezzo di persone, la metà bambini e minori, oltre Hamas, non sfiora la mente
dell'illuminata articolista. Più avanti troviamo un'altra intuizione
illuminata: poiché i pacifisti hanno rifiutato di farsi ispezionare le navi e
far recapitare da Israele a destinazione i beni ciò è una prova della loro
scarsa vocazione umanitaria. Sicchè secondo lei quei beni sarebbero stati
recapitati a destinazione? Ci prende per scemi? Lo scopo della Flottiglia cara
Nirestein effettivamente non era solo umanitario, ma anche politico. Si voleva
portare solidarietà, non elemosina, visto che Gaza è alla fame per un assedio
illegale e non per essere un paese del terzo mondo. Per rafforzare la sua tesi
e quella israeliana che a Gaza non c'è crisi umanitaria la “nostra” elenca
qualche camion di farina che è stato fatto passare, quale generosità! E per di
più anche qualche malato è stato fatto uscire...siamo veramente commossi. Ma
come si permette Israele di fare quello che vuole della vita e della libertà di
un milione e mezzo di persone? E' questa la vera questione. Come si permette di
trattare i profughi di Gaza come prigionieri a carcere duro?
Secondo lei c'erano armi da fuoco sulla nave: è vero! Erano le armi dei militi
israeliani che sono scesi dall'elicottero sparando come si è visto dai video
che hanno fatto il giro del mondo.
“I soldati che hanno toccato il ponte hanno affrontato un linciaggio come
quello di Ramallah in cui membra umane furono gettate alla folla” sostiene lei
e qui siamo veramente al ridicolo. Sotto il tiro delle armi quei facinorosi si
sono permessi di difendersi con “foga enorme”. Le membra umane sparse,
bruciate, sanguinanti le abbiamo viste a Gaza, le abbiamo viste in Libano,
membra di bambini a centinaia fatte a pezzi...Per finire in bellezza, a suo
dire, i veri colpevoli della strage sarebbero gli stessi assassinati e il mondo
sbaglia a sostenerli perchè così prepara la prossima guerra, probabilmente si
riferisce alla guerra che Israele freme per scatenare contro l'Iran o contro il
Libano.
Da tempo sono disgustata dagli articoli della Nirestein fin dagli anni dell'a
seconda Intifada, quando occupava la prima pagina di “Shalom” il giornale
nazionale ebraico con articoli pieni di ipocrite e velenose menzogne. Come
donna e come ebrea non posso accettare e tollerare un simile disprezzo per la
verità, per ogni criterio di legalità e di giustizia.
Voglio contestualmente esprimere il più profondo dolore per la morte di quegli
eroi che hanno dato la vita per la libertà dei nostri fratelli palestinesi, e
stringere gli altri pacifisti sequestrati da Israele in un abbraccio di enorme
affetto e ammirazione.
Miriam Marino Rete Ebrei contro l'Occupazione (ECO)
E' con profondo disgusto e enorme indignazione che ho letto l'articolo della
Nirestein sul “Giornale” un quotidiano che non si vergogna di titolare la prima
pagina così: “Israele ha fatto bene a sparare”, titolo che configura di per se
apologia di reato. Ma la Nirestein rincara: ci sarebbero organizzazioni filo-
Hamas coinvolte nell'assalto e l'associazione turca è amica degli jihadisti.
Rovesciamento della verità, bugie, sono tutti strumenti usati dalla Nirestein
in modo eccellente nella sua fervente propaganda per una causa persa. Gli
argomenti sono quelli del ladro incallito che accusa gli altri di rubare.
Secondo lei a Jenin non fu fatta strage, il piccolo Mohamed Al Dura si sarebbe
assassinato da solo e i pacifisti turchi avrebbero provocato le teste di cuoio
che hanno fatto l'arrembaggio piratesco in acque internazionali. Arriva a
chiedersi “Cosa trasportavano veramente quelle navi?” Lo sanno tutti benissimo
cosa trasportavano: giocattoli, cemento, viveri, e tutto ciò che Israele in
spregio alla legalità internazionale vieta di far entrare a Gaza con un assedio
inumano che non può più essere tollerato. I civili per lei sono “guerrieri di
prima fila” e perciò è giusto ucciderli. La serie di vomitevoli stupidaggini
che elenca l'articolo è tale da richiedere un rotolo di scottex, mi soffermerò
su alcune perle: siccome la striscia di Gaza è dominata da Hamas che a suo dire
perseguita i cristiani, (i quali sono andati via per sfuggire alla vita
impossibile sotto occupazione e non ad Hamas) e che condanna a morte tutti gli
ebrei (ma pare che non abbia eseguito la condanna visto che gli ebrei ci sono
ancora) che usa bambini, edifici allo scopo di combattere l'occidente intero
(siamo ancora all'aberrante dottrina dello “scontro di civiltà”) e così abbiamo
anche giustificato il crimine di “Piombo fuso” si sa, a Gaza case scuole,
ospedali, bambini, non esistono di per se, ma per essere usati da Hamas di modo
che Israele li bombardi. Il piccolo particolare che a Gaza c'è un milione e
mezzo di persone, la metà bambini e minori, oltre Hamas, non sfiora la mente
dell'illuminata articolista. Più avanti troviamo un'altra intuizione
illuminata: poiché i pacifisti hanno rifiutato di farsi ispezionare le navi e
far recapitare da Israele a destinazione i beni ciò è una prova della loro
scarsa vocazione umanitaria. Sicchè secondo lei quei beni sarebbero stati
recapitati a destinazione? Ci prende per scemi? Lo scopo della Flottiglia cara
Nirestein effettivamente non era solo umanitario, ma anche politico. Si voleva
portare solidarietà, non elemosina, visto che Gaza è alla fame per un assedio
illegale e non per essere un paese del terzo mondo. Per rafforzare la sua tesi
e quella israeliana che a Gaza non c'è crisi umanitaria la “nostra” elenca
qualche camion di farina che è stato fatto passare, quale generosità! E per di
più anche qualche malato è stato fatto uscire...siamo veramente commossi. Ma
come si permette Israele di fare quello che vuole della vita e della libertà di
un milione e mezzo di persone? E' questa la vera questione. Come si permette di
trattare i profughi di Gaza come prigionieri a carcere duro?
Secondo lei c'erano armi da fuoco sulla nave: è vero! Erano le armi dei militi
israeliani che sono scesi dall'elicottero sparando come si è visto dai video
che hanno fatto il giro del mondo.
“I soldati che hanno toccato il ponte hanno affrontato un linciaggio come
quello di Ramallah in cui membra umane furono gettate alla folla” sostiene lei
e qui siamo veramente al ridicolo. Sotto il tiro delle armi quei facinorosi si
sono permessi di difendersi con “foga enorme”. Le membra umane sparse,
bruciate, sanguinanti le abbiamo viste a Gaza, le abbiamo viste in Libano,
membra di bambini a centinaia fatte a pezzi...Per finire in bellezza, a suo
dire, i veri colpevoli della strage sarebbero gli stessi assassinati e il mondo
sbaglia a sostenerli perchè così prepara la prossima guerra, probabilmente si
riferisce alla guerra che Israele freme per scatenare contro l'Iran o contro il
Libano.
Da tempo sono disgustata dagli articoli della Nirestein fin dagli anni dell'a
seconda Intifada, quando occupava la prima pagina di “Shalom” il giornale
nazionale ebraico con articoli pieni di ipocrite e velenose menzogne. Come
donna e come ebrea non posso accettare e tollerare un simile disprezzo per la
verità, per ogni criterio di legalità e di giustizia.
Voglio contestualmente esprimere il più profondo dolore per la morte di quegli
eroi che hanno dato la vita per la libertà dei nostri fratelli palestinesi, e
stringere gli altri pacifisti sequestrati da Israele in un abbraccio di enorme
affetto e ammirazione.
Miriam Marino Rete Ebrei contro l'Occupazione (ECO)
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