ISRAELE DEMOLISCE CASE BEDUINE, POI CHIEDE IL CONTO
L’Israel Land Administration intenta una causa contro 34 beduini del villaggio di Al-Araqib in Negev: Tel Aviv vuole indietro 360mila euro per coprire le spese sostenute per la distruzione delle loro abitazioni. Una nuova “tassa” annunciata lo scorso mese alla Knesset che arricchirebbe le casse israeliane.
DI MARTA FORTUNATO
Beit Sahour (Cisgiordania), 29 luglio 2011, Nena News (nella foto, una casa del villaggio beduino di Al-Araqib appena demolita, foto bedouinjewishjustice) – Prima la demolizione, poi la multa. La novità, annunciata il mese scorso da un disegno di legge presentato alla Knesset, si è concretizzata: Israele, attraverso l’Israel Land Administration (ILA) ha intentato una causa contro 34 beduini residenti nell’area di al-Araqib (Negev) chiedendo che gli vengano restituiti 1.8 milioni di NIS (l’equivalente di 360mila euro) come risarcimento per i costi che lo Stato ha dovuto sostenere per lo sfratto e la demolizione delle case beduine. Si tratta della prima causa di questo tipo, per terre statali.
“Gli abitanti abusivi contro cui abbiamo fatto causa, appartenenti alle famiglie di Abu Madigham e Abu Jaber, hanno già costruito delle case su un’area di terra che lo Stato ha concesso loro vicino a Rahat”, ha dichiarato l’ILA al tribunale della magistratura di Be’er Sheva. Secondo le autorità israeliane, i beduini sono già proprietari di case nell’area di Rahat e le demolizioni compiute dai bulldozer israeliani avrebbero interessato soltanto strutture abusive costruite su terre di proprietà dello Stato di Israele, che sarebbero state occupate dalle comunità beduine a partire dal 1998.
“Abbiamo appreso la notizia della causa intentata contro di noi dai media – ha dichiarato al quotidiano israeliano Ha’artez Sheikh Siyah Abu Madigham al-Turi, leader del villaggio di al-Araqib – Anche noi facciamo molti reclami per tutte le strutture che ci hanno distrutto ma nessuno ci ascolta, nemmeno lo Stato. Il villaggio è stato distrutto 27 volte, ed ogni volta la distruzione ci costa 150mila NIS (30mila euro)”.
La tormentata storia delle comunità beduine del Negev ha avuto inizio nel 1948 quando circa quasi 90mila abitanti di quest’area (dei 100mila presenti) sono stati scacciati. Successivamente, dagli anni ‘50 Israele ha deciso di sfrattare i beduini del Negev centrale ed occidentale per trasferirli nel Negev orientale, un’area arida senza precipitazioni.
Un uomo disperato di fronte alle rovine delle propria casa ad Hebron (foto anticap.wordpress.com)
Attraverso la legge sulla Proprietà degli Assenti, emanata nel 1950, Israele ha acquisito la proprietà sui beni e sulle terre lasciate dalle migliaia di palestinesi cacciati durante la Nakba dai propri villaggi. Le conseguenze di una simile norma si ripercuotono ancora oggi sui beduini del Negev: 45 villaggi dell’area sono legalmente “non riconosciuti”, ovvero ufficialmente inesistenti per Israele. Sono così costantemente vittima di violenti attacchi, di demolizioni di case e di confisca delle terre da parte dell’esercito israeliano.
Insomma, in Negev si sentono i primi effetti di una legge che impone a chi resta senza un tetto sulla testa di pagare per i costi di demolizione sostenuti da Israele. Pagamento diretto, senza alcuna possibilità di rivolgersi ad un tribunale per fare ricorso contro la demolizione e contro la nuova “tassa”. Una tassa che arricchirà le casse israeliane se è vero, come riportato nel sito dell’associazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, che nell’ultimo anno il numero delle demolizioni di case in Cisgiordania ha subito un improvviso e preoccupante incremento: secondo i dati forniti dalla stessa Amministrazione Civile israeliana, nei primi cinque mesi del 2011 sono state distrutte più abitazioni che nell’intero 2010. A restare senza un tetto sulla testa sono stati 706 residenti palestinesi, tra cui 341 minori.
L’associazione Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD), che dal 1997 si batte contro la demolizione arbitraria delle abitazioni palestinesi in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est, stima che dal 1967 sono stati rasi al suolo 24.813 edifici di proprietà palestinese. L’ultimo aggiornamento risale a luglio del 2010 e si basa sulle statistiche fornite dal Ministero dell’Interno israeliano, dalla Municipalità di Gerusalemme, dall’Amministrazione Civile e dalle Nazioni Unite. Nena News
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3043-israele-chiede-alle-comunita-beduine-risarcimento-costi-demolizione-case
venerdì 5 agosto 2011
martedì 2 agosto 2011
Israele vuole costruire il muro dell'apartheid anche sulle alture del Golan
Alture del Golan: un nuovo muro di separazione
di Marta Fortunato
Un altro muro, un'altra divisione. Nel Golan siriano occupato dal 1967, Israele ha intenzione di costruire un muro per separare la città di Majdal as-Shams dai sobborghi di al-Oude e Ain al-Tinah.
Una barriera di cemento alta 8 metri e lunga 4 chilometri, secondo quanto riportato dall'agenzia siriana SANA, una barriera che ancora una volta viola il diritto internazionale.
Forse una mossa in previsione di settembre quando Abu Mazen si rivolgerà all'ONU per chiedere il riconoscimento dello stato palestinese. Un modo per isolare ulteriormente quest'area e per scongiurare nuove possibili manifestazioni lungo il confine siriano da parte dei rifugiati palestinesi che vivono nei campi profughi della Siria. Un muro di sicurezza, secondo la versione israeliana.
Il Golan è stato occupato nel 1967 e annesso unilateralmente da Israele nel 1981, senza nessun riconoscimento da parte della comunità internazionale. Com'è avvenuto in Cisgiordania, gli israeliani hanno iniziato a colonizzare l'area e ora nel Golan vivono più di 20.000 coloni in 30 diversi insediamenti mentre la popolazione siriana é passata da 150.000 a 20.000 abitanti.
Molti di loro hanno rifiutato la cittadinanza israeliana e pertanto vengono considerati dei “residenti temporanei”.
Quest'anno 27 rifugiati palestinesi sono stati uccisi dall'esercito israeliano nel Golan occupato.
Il 15 maggio, durante le manifestazioni per il 63° anniversario della Nakba, più di 4000 persone hanno dato vita a proteste pacifiche nelle alture del Golan e hanno cercato di raggiungere Israele. La dura risposta dei soldati israeliani non si è fatta attendere e 4 persone sono state uccise dai lacrimogeni e dai proiettili sparati ad altezza d'uomo.
Qualche settimana dopo, in occasione della commemorazione della Naksa, l'occupazione israeliana della Cisgiordania, la reazione israeliana di fronte a migliaia di rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria è stata ancora più cruenta: 23 palestinesi sono stati uccisi e più di 200 feriti. Ed ora, “per motivi di sicurezza”, un nuovo muro verrà costruito.
di Marta Fortunato
Un altro muro, un'altra divisione. Nel Golan siriano occupato dal 1967, Israele ha intenzione di costruire un muro per separare la città di Majdal as-Shams dai sobborghi di al-Oude e Ain al-Tinah.
Una barriera di cemento alta 8 metri e lunga 4 chilometri, secondo quanto riportato dall'agenzia siriana SANA, una barriera che ancora una volta viola il diritto internazionale.
Forse una mossa in previsione di settembre quando Abu Mazen si rivolgerà all'ONU per chiedere il riconoscimento dello stato palestinese. Un modo per isolare ulteriormente quest'area e per scongiurare nuove possibili manifestazioni lungo il confine siriano da parte dei rifugiati palestinesi che vivono nei campi profughi della Siria. Un muro di sicurezza, secondo la versione israeliana.
Il Golan è stato occupato nel 1967 e annesso unilateralmente da Israele nel 1981, senza nessun riconoscimento da parte della comunità internazionale. Com'è avvenuto in Cisgiordania, gli israeliani hanno iniziato a colonizzare l'area e ora nel Golan vivono più di 20.000 coloni in 30 diversi insediamenti mentre la popolazione siriana é passata da 150.000 a 20.000 abitanti.
Molti di loro hanno rifiutato la cittadinanza israeliana e pertanto vengono considerati dei “residenti temporanei”.
Quest'anno 27 rifugiati palestinesi sono stati uccisi dall'esercito israeliano nel Golan occupato.
Il 15 maggio, durante le manifestazioni per il 63° anniversario della Nakba, più di 4000 persone hanno dato vita a proteste pacifiche nelle alture del Golan e hanno cercato di raggiungere Israele. La dura risposta dei soldati israeliani non si è fatta attendere e 4 persone sono state uccise dai lacrimogeni e dai proiettili sparati ad altezza d'uomo.
Qualche settimana dopo, in occasione della commemorazione della Naksa, l'occupazione israeliana della Cisgiordania, la reazione israeliana di fronte a migliaia di rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria è stata ancora più cruenta: 23 palestinesi sono stati uccisi e più di 200 feriti. Ed ora, “per motivi di sicurezza”, un nuovo muro verrà costruito.
E GRAZIE BAKRI!
In mezzo a tante bruttissime notizie per fortuna anche una buona, finalmente Mohamed Bakri, valente attore e regista palestinese è stato riconosciuto innocente dopo anni di incubo. Ho conosciuto Bakri qualche anno fa, è una persona splendida e conservo di lui un ricordo molto affettuoso, quindi questa notizia mi rende particolarmente felice.
Yousef Salman
Finalmente è stato assolto. Il grande attore-regista palestinese ha vinto la sua dura battaglia, contro la falsificazione e l'arroganza dei 6 soldati sionisti e la gigantesca macchina propagandistica israelo-sionista.
E' stato accusato dai 6 soldati, di aver falsificato e di aver dato una immagine brutale e distorta dell'esercito israeliano e dello stato di Israele durante il massacro del Campo di Jenin nel 2002, attraverso le scene del suo film-documentario JENIN JENIN. I 6 soldati avevano chiesto, per Bakri, il carcere e un risarcimento di quasi un milione di dollari pur non essendo mai stati filmati o ripresi nel documentario poiché costoro non avevano nemmeno partecipato all'invasione e alla battaglia del Campo di Jenin.
In questi lunghi anni, Bakri ha subito ogni tipo di terrorismo psicologico da parte dell'esercito e dello stato sionista, ha molto sofferto.
Grazie alla solidarietà internazionale, a molti uomini onesti israeliani e alla sua forte fede nella giustizia della sua causa, la corte suprema israeliana è stata costretta ad annunciare la sua ragione e la sua innocenza.
Noi palestinesi insieme a tutti le amiche e gli amici di Mohammad Bakri e della causa palestinese, gli esprimiamo la nostra gioia e la nostra piena solidarietà come da sempre, pregandolo di continuare la sua lotta per la pace, la giustizia e la libertà della sua Palestina e del suo popolo martoriato, contro l'occupazione e la repressione israeliana e per il riconoscimento dello Stato di Palestina libero, laico e democratico con Gerusalemme Est, sua capitale.
GRAZIE Bakri e un forte abbraccio.
Per chi vuole scrivere e esprimere solidarietà a Bakri, lo può fare al seguente indirizzo di posta elettronica: bakrimohammad@gmail.com
Dr. Yousef Salman
Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia
Yousef Salman
Finalmente è stato assolto. Il grande attore-regista palestinese ha vinto la sua dura battaglia, contro la falsificazione e l'arroganza dei 6 soldati sionisti e la gigantesca macchina propagandistica israelo-sionista.
E' stato accusato dai 6 soldati, di aver falsificato e di aver dato una immagine brutale e distorta dell'esercito israeliano e dello stato di Israele durante il massacro del Campo di Jenin nel 2002, attraverso le scene del suo film-documentario JENIN JENIN. I 6 soldati avevano chiesto, per Bakri, il carcere e un risarcimento di quasi un milione di dollari pur non essendo mai stati filmati o ripresi nel documentario poiché costoro non avevano nemmeno partecipato all'invasione e alla battaglia del Campo di Jenin.
In questi lunghi anni, Bakri ha subito ogni tipo di terrorismo psicologico da parte dell'esercito e dello stato sionista, ha molto sofferto.
Grazie alla solidarietà internazionale, a molti uomini onesti israeliani e alla sua forte fede nella giustizia della sua causa, la corte suprema israeliana è stata costretta ad annunciare la sua ragione e la sua innocenza.
Noi palestinesi insieme a tutti le amiche e gli amici di Mohammad Bakri e della causa palestinese, gli esprimiamo la nostra gioia e la nostra piena solidarietà come da sempre, pregandolo di continuare la sua lotta per la pace, la giustizia e la libertà della sua Palestina e del suo popolo martoriato, contro l'occupazione e la repressione israeliana e per il riconoscimento dello Stato di Palestina libero, laico e democratico con Gerusalemme Est, sua capitale.
GRAZIE Bakri e un forte abbraccio.
Per chi vuole scrivere e esprimere solidarietà a Bakri, lo può fare al seguente indirizzo di posta elettronica: bakrimohammad@gmail.com
Dr. Yousef Salman
Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia
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