giovedì 5 aprile 2012

Il delirio della Nirestein

"Intellighenzia anti-ebraica"
Grass, simbolo degli antisemiti chic
Fiamma Nirenstein
 
5 Aprile 2012
Gunther Grass, ex-SS nazista

 
Gente come Gunter Grass, come Mikis Theodorakis, come Josè Saramago sono in realtà la vera faccia dell’Europa, quella degli intellettuali da salotto che danno una mano a far fuori gli ebrei. Certo, dopo la Shoah, soprattutto se uno è stato nelle SS come Grass, ci vuole tempo per dirlo che Israele è peggio dell’Iran. Ma poi arriva. E vai, grande intellettuale, dicci che è la reincarnazione del nazismo, che c’è l’apartheid, che uccide i bambini per gusto, e lancerà la bomba atomica.
La sua bischerata antisemita non c’è chi non la dica nel salotto di Gunter, lo stesso della Ashton. Anche Theodorakis, con altri ex comunisti rallentati dal fatto che anche loro gli ebrei li avevano deportati nei lager, alla fine sbottò. Nazisti, questi ebrei. E i perfetti nordici chic, come Jostein Gaarner, col suo grazioso “Mondo di Sofia”, mica possono restare nel corridoio...
Tutti in salotto con gli scrittori, i poeti, i musicisti, i meglio insomma: Israele è più pericolosa dell’Iran, si vede, chi se ne frega se non ha mai minacciato nessuno ma è sempre stata minacciata, se l’Iran promette di distruggerlo e Israele manco ci pensa, chi se ne frega se un presidente eletto democraticamente ha ben altri vincoli di Ahmadinejad, se Israele non ha mai fatto male a una mosca a meno di essere attaccato, se non ha mai detto o scritto una parola d’odio al contrario degli Ajatollah. Ma gli ebrei alla fine nascondono sempre un piano diabolico. Grass lo sente, ci avverte. Annusa. Che dire, magari in quei salotti si beve molto.  
Tratto da 'Il Giornale'
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Gente come la Nirestein ha fatto del suo scopo nella vita quello di provocare, non diversamente dalla non compianta Fallaci. La considerazione politica, intellettuale e umana che ho di questa persona è così bassa che non giudico necessario perdere tempo prezioso per contrastare le sue deliranti affermazioni e mi sono decisa a scrivere qualcosa solo per difendere la posizione del poeta Gunter Grass che è anche la mia e che come ogni poeta e intellettuale deve fare, ha solo scritto qualche verità. Entriamo nel merito: la “nostra” innanzitutto per dare dell'antisemita a destra e a manca scrive su una testata che è senza dubbio una delle più becere, razziste e deliranti testate italiane. Quindi il buon giorno si vede dal mattino.
E cosa dice la Nirestein? La vera faccia dell'Europa sarebbero intellettuali del livello di Saramago, Gunter Grass e Theodorakis. Magari! Purtroppo non è così. E cosa farebbero questi signori? Darebbero una mano a far fuori gli ebrei. Ma andiamo...Semmai danno una mano a far fuori i cretini! Con le loro chiare parole, ovviamente. “E vai grande intellettuale, dicci che Israele è la reincarnazione del nazismo, che c'è l'apartheid, che uccide i bambini per gusto e lancerà la bomba atomica”. Si,infatti, Israele non so con quanto gusto, ma ha ucciso e uccide bambini tutti i giorni, l'apartheid è un fatto che nessuno può negare, e quanto alla bomba atomica per quanto è dato sapere è Israele l'unico paese a possederla in tutto il Medio Oriente. I suoi governanti hanno raggiunto un tale livello di criminalità e di pazzia che potrebbero benissimo lanciarla sull'Iran.
“Israele non ha mai minacciato nessuno, ma è sempre stata minacciata”. Ma davvero? Lo andasse a chiederlo in particolare ai palestinesi e in generale agli altri paesi del Medio Oriente se la pensano allo stesso modo. Israele non si accontenta di uccidere persone, mantiene il suo controllo dappertutto e ne sappiamo qualcosa anche qui in Italia. Ora lo fa con le armi, ora lo fa con la retorica e con una rete di menzogne. Israele è così minacciata che anche per i crimini più efferati, vedi “Piombo fuso” o la distruzione del campo profughi di Jenin nel 1002, non ha mai ricevuto una sanzione, né un embargo, né niente di simile. Ha la licenza di uccidere concessagli da tutti i paesi del mondo. La notizia poi che i comunisti avrebbero deportato gli ebrei nei lagher sinceramente mi giunge del tutto nuova.
“Israele non ha mai fatto male a una mosca a meno di essere attaccata”. Non so per quanto riguarda le mosche, non posso dire, ma per quanto riguarda le persone per elencarne i crimini non basterebbe un rotolo di carta igienica.
“Israele non ha mai avuto una parola di odio!!!” Questo bisognerebbe chiederlo ai palestinesi della valle del Giordano, a quelli del Neghev, a quelli di Gaza,ai prigionieri in detenzione amministrativa, ai bambini arrestati nel cuore della notte, o anche a qualsiasi oppositore dentro e fuori Israele.
Può darsi però che la “nostra” abbia qualche ragione e che Israele uccida, arresti e distrugga case senza odio, per pura mancanza di umanità e questo mi ricorda qualcosa...quella Shoah di cui tanto si riempie la bocca.
“Un presidente democraticamente eletto ha ben altri vincoli...” Netanjau sarà pure stato democraticamente eletto, ma vincoli non mostra davvero di averne.
Infine non so se nei salotti di cui parla Nirestein si beve, ma certo lei non ha bisogno di bere, è ubriaca in modo naturale, oppure, più probabilmente, è una provocatrice abituale.

mercoledì 4 aprile 2012

I coloni occupano, rubano e sfruttano i bambini palestinesi

Bambini palestinesi costretti a lavorare nelle colonie israeliane
di Adri Nieuwhof (Electronic Intifada)


Circa un mese fa ho scritto nel mio blog a proposito dei 60mila palestinesi che vivono sotto le terribili condizioni dell’occupazione israeliana nella Valle del Giordano e nell’area del Mar Morto. Israele proibisce ai palestinesi di utilizzare il 94% della loro terra.


Sostenuti dal governo, circa 9.500 coloni hanno sviluppato un ricco e fruttuoso commercio agricolo nella Valle del Giordano occupata, in violazione del diritto internazionale. L’impatto delle politiche israeliane sui bambini palestinesi appare chiaro in un video prodotto da Ma’an Development Center. Inoltre, Ma’an ha redatto un report che ho potuto visionare prima della pubblicazione.



“Essere costretto a farlo lavorare mi fa sentire dolore fisico, allo stomaco”, dice il padre di uno dei bambini lavoratori.

Mohammaed, 16 anni, vive nel villaggio di Fasayil, nella Valle del Giordano. La storia di Mohammed e della sua famiglia è un esempio dell’effetto che ha l’occupazione israeliana sulla vita dei palestinesi. “Voglio diventare un meccanico, ma non abbiamo abbastanza soldi per questo. Così, lavoro nelle colonie, un lavoro duro. Devo spostare pesanti casse di verdura, non ce la faccio, ma sono costretto”.

Suo padre spiega che la famiglia ha solo cinque dunam di terra (1 dunam = 1 km²). Coltivare un dunam costa duemila shekel (circa 400 euro). “Cosa possono fare cinque dunam per un famiglia numerosa? E siamo sotto occupazione. Non possiamo esportare i nostri prodotti o farceli pagare bene nel nostro mercato. E quando i prezzi crescono, Israele inonda di prodotti i nostri mercati. Quando i checkpoint vengono chiusi, le nostre verdure vengono danneggiate. Queste sono le ragioni per cui mio figlio Mohammed è stato costretto a lasciare la scuola e a lavorare nelle colonie”.

Anche il figlio di Mahmoud Zbeidat lavora per i coloni israeliani della Valle del Giordano. Dice nel video: “Voglio che mio figlio Ismail diventi un dottore. Spero che tutti i miei bambini siano felici nella loro vita. Ogni padre vorrebbe che i propri figli avessero successo e una vita migliore. Non vogliono vederli lavorare per i coloni. Quando vedo il mio bambino andare nella colonia alle 6 del mattino e sprecare la sua vita, per poter guadagnare e mangiare, mi sento male, sento dolore allo stomaco: lo sto obbligando a lavorare”.

Lavoro minorile negli insediamenti illegali in Valle del Giordano

La profonda miseria e la povertà del sistema educativo spingono i bambini a lavorare nelle colonie agricole nella Valle del Giordano.

Un rapporto in arabo pubblicato da Ma’an mostra come il numero di bambini palestinesi costretti a lavorare nelle colonie oscilli tra 500 e 1000 – alcuni di loro minori di 13 anni. Molti di loro risiedono nella Valle del Giordano, altri arrivano da altre zone della Cisgiordania occupata. Raccolgono, puliscono e impacchettano frutta e verdura. Sono costretti a lavorare durante il caldo insopportabile dell’estate, a 50 gradi, e nel freddo invernale, quando la temperatura scende a zero gradi. Iniziano la mattina presto, alle 5.30, e proseguono fino alle due di pomeriggio. Lasciano la scuola perché il lavoro si svolge proprio durante l’orario delle lezioni.

Secondo Ma’an, la maggior parte dei bambini lavoratori sono illegali e non ricevono alcun beneficio. “Guadagnano” 50 o 60 shekel al giorno, 10-12 euro. Il loro salario medio è più basso di quello dei palestinesi adulti che guadagnano tra i 60 e i 100 shekel ( 12-20 euro) al giorno, e un terzo del salario minimo previsto dalla legge israeliana.

I diritti dei bambini

Israele ha ratificato la Convenzione dei Diritti del Bambino che stabilisce che un minore – una persona con meno di 18 anni d’età – dovrebbe essere cresciuto in un clima di pace, dignità, tolleranza, libertà, uguaglianza e solidarietà. Al contrario, l’occupazione illegale israeliana ha dato vita ad una situazione distruttiva per le famiglie palestinesi. Le povere condizioni economiche spingono i genitori e i loro figli ad accettare impieghi nelle colonie agricole israeliane della Valle del Giordano. I bambini accettano lavori in condizioni difficili per salari bassissimi. Lavorano in nero, senza benefici né tutele. Alcuni lasciano la scuola per aiutare economicamente la propria famiglia.

“Come politica ufficiale, il lavoro minorile nelle colonie è vietato. Ma ci sono accordi tra l’Autorità Palestinese e Israele che non ci permettono di interferire”, spiega Amjad Jaber, portavoce del Ministero del Lavoro a Gerico nel video, in una dichiarazione scioccante. Non ha ragione. Israele, l’Autorità Palestinese e la comunità internazionale hanno il dovere di proteggere i diritti dei bambini.

Questo articolo è apparso su Electronic Intifada: http://electronicintifada.net/blogs/adri-nieuwhof/poverty-drives-palestinian-children-work-israels-agricultural-settlement

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

VIDEO: Child laborers in Israeli agricultural settlements in the Jordan Valley, Palestine

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DqUjWpV6NYg#!

Un buon esempio dalla Grecia

Una valanga di nuove tasse sta per travolgere la popolazione già stremata dal taglio alle pensioni, dalla disoccupazione e perdita di posti di lavoro, dalla perdita del potere d'acquisto, dall'IVa che ha tartassato tutti, un es: ho fatto una convenzione per il telefono dopo averlo tagliato come spesa da molti anni, l'importo era circa 70 euro ogni due mesi, l'ultima bolletta con l'IVA aumentata supera i 90 euro, ho comprato una catena d'argento per confezionare una collana, il costo era 18 euro, con l'IVA arrivava a 30. Non è bastato, ora arriva l'imu. Io mi chiedo: dov'era lo stato quando per comprare la mia casa ho mangiato una volta al giorno e lavorato 18 ore per due anni per poter pagare banca e prestiti, dov'era quando racimolavo gli spiccioli per comprarmi un uovo o un pacco di pasta per mangiare resistendo alla tentazione di rivendere la casa grazie alla quale ora ho un tetto sulla testa e non sto sotto i ponti come sarebbe successo se non avessi provveduto quando ero abbastanza giovane per sopportare tante privazioni. A che titolo lo stato vuole soldi da me dopo i sacrifici che ho fatto? Che cosa mi ha dato lo stato oltre le tasse da pagare? Frega qualcosa allo stato se io non ho praticamente reddito? Ora io non sono pregiudizialmente contro l'idea dello stato nè contro quella di pagare contributi giusti ed equi, ma questo non è lo stato dei cittadini, è lo stato delle banche e dell'alta finanza. Vuole far quadrare i suoi conti che non sono pubblici, perchè non è il pubblico che ha fatto i danni con bagordi, speculazioni, corruzione e scialacqui. Ho lavorato e lottato tutta la vita ed ora mi ritrovo in anni in cui avrei diritto a un pò di pace e di riposo a dover lottare peggio di prima. Perchè devo nutrire questo Moloc infernale? I diritti devono essere cancellati "per principio" i cittadini diventano sudditi, la volontà popolare non ha più valore di quella che avevano una volta i servi della gleba. Lo stato che si chiami Berlusconi o Monti va avanti per la sua strada come un rullo compressore sul sangue della gente. I suoi conti non li paga mai, ma dai cittadini li pretende senza appello e senza apietà. E mentre uccide, incarcera, reprime, è determinato a portare a termine le sue "grandi opere mafiose" come la Tav, l'aereoporto di Viterbo e tante altre. Non parliamo poi degli acquisti di armi sempre più costose e sofisticate o delle "guerre umanitarie". La società civile è annientata, regioni intere sono annichilate (Sulcis) migliaia e migliaia di lavoratori restano in mezzo a una strada assieme alle loro famiglie, 40 piccoli imprenditori si sono suicidati, due lavoratori si sono dati fuoco e un'anziana si è buttata dal balcone. Quanto altro sangue dobbiamo veder spargere per nutrire questo Moloc dell'inferno? L'intera nazione è in preda alla depressione più nera. E' ora di dire basta! E' ora di togliere a questi pesci malefici l'acqua in cui nuotano. Tenendosi stretti i loro soldi ci spremono perchè siamo di più ma essere di più può diventare un potere. NON paghiamo più niente! Facciamo uno sciopero delle tasse, organizziamoci per uscire dalle loro logiche, produciamo i beni per i cazzi nostri e scambiamoceli tra di noi, facciamo girare i soldi da produttore a consumatore, inventiamoci qualcosa per lasciarli ai margini questi fetenti mafiosi e delinquenti incalliti nemici dell'umanità. Monti vada all'inferno, lui e i suoi complici italiani e europei.
Una buona notizia viene dalla Grecia:




*"Potato movement" vendita diretta contro la crisi 26/03/2012 - *


In Grecia la vendita diretta dal produttore al consumatore taglia gli
intermediari e i prezzi C'è qualche controversia sul dove e come è
iniziato, ma Christos Kamenides, geniale professore di marketing agricolo
all'Università di Salonicco, è sicuro che lui e i suoi studenti hanno messo
in piedi un sistema che funziona. Di certo il cosiddetto "Potato movement",
attraverso il quale centinaia di tonnellate di patate e altri prodotti -
che probabilmente il mese prossimo includeranno anche l'agnello pasquale -
vengono venduti ai consumatori direttamente dai produttori, sta prendendo
piede in tutta la Grecia. «Perchè tutti ne traggono benefici», dice
Kamenides davanti a uno dei camion da 25 tonnellate di patate, a un altro
di cipolle, e ad alcune camionette piene di riso e olive. «I consumatori
ricevono prodotti di buona qualità pagando un terzo del prezzo che
pagherebbero normalmente, e i produttori ricevono subito i soldi».
Kamenides e i suoi studenti hanno escogitato un sistema semplice. L’unica
trovata geniale è stata coinvolgere i Comuni greci, cosa che ha conferito
al movimento una maggiore organizzazione e un incoraggiamento ufficiale,
che altrimenti sarebbe mancato. Funziona in questo modo: un Comune annuncia
la vendita. I cittadini prenotano ciò che vogliono comprare, e poi il
comune ordina a Kamenides la quantità richiesta. Lui e i suoi studenti
chiamano gli agricoltori locali per capire chi può soddisfare la domanda.
Arrivano con la quantità di prodotti richiesti all'appuntamento, incontrano
i consumatori e affare fatto! La vendita diretta piace molto. In quella
organizzata il mese scorso dai volontari di Katerini, a Sud di Salonicco,
in soli 4 giorni sono state vendute 24 tonnellate di patate, con 534
famiglie che hanno partecipato all'ordine. «Oggi» dice Kamenides «abbiamo
un camion qui e altri due in un comune vicino. Domani ci sarà una vendita
di 4 camion. Sono 100 tonnellate di patate, direttamente dal produttore al
consumatore, senza nessuno in mezzo che fa alzare i prezzi». Il movimento,
afferma Elisabet Tsitsopoulou, una delle donne in fila per comprare, è
«importantissimo. Al momento qui gli stipendi sono molto bassi, e
continuano a diminuire, ma i prezzi rimangono gli stessi di sempre. In
questo modo si risparmia un bel po'. Più della metà». Anche i produttori
sono contenti. Apostolos Kasapis dice che per lui la cosa più positiva è:
«Vengo pagato subito. Non si guadagna molto, solo qualcosa in più del costo
di produzione, ma prendo subito i soldi, che in un periodo di crisi è una
cosa molto importante». Kasapis afferma che chi vende all'ingrosso a volte
"ci mette un anno a farsi pagare. A volte i soldi non li vede proprio più.
Solo nel mio paese gli agricoltori sono in credito per 500.000 euro. Quindi
per noi la cosa migliore è che abbiamo riguadagnato potere nei confronti
degli intermediari, che per anni ci hanno spremuto e si sono approfittati
di noi».Alla vendita diretta, di solito le patate costano 25-30 centesimi
al chilo, 5-10 centesimi in più del costo di produzione e ben al di sotto
dei 60-70 centesimi ai quali si vendono nei supermercati. Incoraggiato dal
successo del movimento, che è stato accolto con entusiasmo dai sindaci,
Kamenides ha detto che sta lavorando su un sistema a più ampio raggio per
le cooperative unificate, che coinvolga produttori e consumatori. Questo
sistema potrebbe fornire un nuovo modello economico per l'acquisto e la
vendita di generi alimentari in Grecia. Al momento il "Potato movement"
sembra un esempio della tipica inventiva greca, che cerca modi di cooperare
per fronteggiare un periodo di recessione che dura da 5 anni, con il 21% di
disoccupazione e più della metà dei giovani senza lavoro. Anche lo
stipendio minimo sta per essere abbassato da 750 a 500 euro al mese.
Fonte: The Guardian via Agra Press Luca Bernardini
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lunedì 2 aprile 2012

HANA SHALABI: LA PUNIZIONE CONTINUA

A seguito di un accordo con Israele la prigioniera politica Hana Shalabi ha posto fine allo sciopero della fame durato 43 giorni. Un rilascio ambiguo e punitivo. Ieri la donna è arrivata nella Striscia di Gaza dove rimarrà in esilio, lontana dalla sua famiglia, per tre anni.

RICHARD FALK*, 02 aprile 2012 – Dopo Khader Adnan, Israele ha presumibilmente deciso di scendere a compromessi con Hana Shalabi al suo 43° giorno di sciopero della fame in protesta contro la detenzione amministrativa e il terribile trattamento da lei subito. Il concetto di ‘compromesso’ adottato da Israele è difficilmente distinguibile dall’imposizione di un’ulteriore ‘punizione vendicativa’. Come altro si può definire l’illegale decisione adottata da Israele di esiliare (non si può parlare tecnicamente di deportazione in quanto la giovane sarà mandata in una località all’interno dei Territori Occupati Palestinesi) Hana Shalabi per tre anni nella Striscia di Gaza, lontana dal suo villaggio natale di Burqin situato nel nord della Cisgiordania e distante dalla sua famiglia straziata dal dolore? La sorella maggiore Zahra qualche giorno fa ha affermato, “Non voglio renderla immortale, voglio solo che continui a vivere.” Ci possiamo unire a lei nel suo sollievo per il fatto che Hana Shalabi non è entrata a far parte dell’onorevole circolo dei martiri palestinesi. Ma, trasferire una persona in condizioni fisiche critiche in una prigione appena più grande di quella dov’è stata rinchiusa in quanto detenuta israeliana – così Gaza è infatti stata descritta durante i suoi lunghi anni di isolamento e blocco – e chiamare questo rilascio ‘libertà’, significa prendersi gioco non solo della parola ‘libertà’ ma anche di dare un’interpretazione erronea del termine ‘rilascio’.

Hana Shalabi è stata recentemente paragonata a Winnie Mandela, esiliata in una località remota di Branford in Sud Africa e da lì impossibilitata ad uscire, come punizione per la sua resistenza non violenta e militante contro quel regime di apartheid, che fece poi prigioniero il marito Nelson Mandela. Quando ebbi l’opportunità di incontrarla e passare del tempo con lei nel 1968, un paio d’anni prima del suo forzato esilio, Winnie Mandela vantava una personalità raggiante e magnetica caratterizzata da un profondo impegno politico inneggiante giustizia ed emancipazione dal razzismo, ma pure una presenza gioiosa che, nonostante fosse vittima dell’apartheid, credeva fermamente nel miracolo della vita. Quando fece ritorno dall’esilio, Winnie Mandela era più radicale, acre, coinvolta in violente strategie di opposizione, e specchio dell’alienante impatto che su di lei aveva avuto lo sforzo punitivo del governo sud-africano a renderla piccola e marginale. Questa parte della storia post-esilio di Winnie Mandela non dev’essere scordata. Così come neppure il fatto che fosse stata esiliata quando le sue condizioni fisiche non erano neanche lontanamente paragonabili a quelle di Hana Shalabi – che sta cercando di rimettersi in sesto dopo un lungo sciopero della fame. Ancora, alla figlia più giovane di Winnie Mandela, Zinzi, fu concesso di accompagnare la madre in esilio, mentre Hana Shalabi, che in virtù delle sue condizioni fisiche precarie non può essere considerata una minaccia politica o di nessun altra natura, sarà costretta alla separazione totale dai suoi cari. Israele ha perciò aggravato il crimine della detenzione amministrativa compiendo questo ulteriore, gratuito e vendicativo, gesto.

L’Articolo 49 della Convenzione di Ginevra dice: “I trasferimenti individuali o di massa, come pure le deportazioni di persone protette dal territorio occupato a quello del potere occupante, o a quello di qualsivoglia paese, occupato o no, sono proibite a prescindere dalla motivazione. L’intento è chiaro, sebbene la lingua possa lasciare spazio a disquisizioni legali. E’ la Striscia di Gaza un altro paese? Israele stesso afferma che il suo distacco da Gaza avvenuto nel 2005 lo solleva da ogni responsabilità. Sotto ogni punto di vista l’ordine di messa al bando d’Israele sarà attuato con ancora maggior forza, non permettendo ad Hana Shalabi di lasciare Gaza e neppure di entrare in Cisgiordania dove risiede la sua famiglia. In aggiunta, a causa delle restrizioni sul movimento, la sua famiglia non potrà farle visita a Gaza. Di conseguenza, si tratta di una forma di ‘punizione collettiva’ perché alla pena di Hana Shalabi si aggiunge quella della famiglia, alla quale sarà negata l’opportunità di darle aiuto e amore durante quello che sarà un lungo e difficile periodo di ricovero. In tal senso, anche lo spirito e la qualifica dell’Articolo 27 della Quarta Convenzione di Ginevra sono stati violati nel suo arresto, detenzione e, ora, rilascio: “Persone protette sono autorizzate, in tutte le circostanze, a rispettare la propria persona, onore, diritti familiari, convinzioni e pratiche religiose, usi e costumi. Devono essere trattate sempre con umanità, e in particolare devono essere protette contro tutti gli atti di violenza e minacce e contro gli insulti e la pubblica curiosità.” Negare a Hana Shalabi sia il diritto di essere visitata durante la detenzione nell’ospedale interno alla prigione israeliana prima che l’ordine di ‘deportazione’ fosse implementato, che ai Medici per i Diritti Umani e ad Addameer l’opportunità di esaminarla e parlarle, evidenzia la glaciale freddezza dell’amministrazione delle prigioni israeliane.

Soldati israeliani sparano contro i manifestanti, Giornata della Terra (foto, Luca Salerno)

Sta al movimento di solidarietà palestinese fare in modo che l’esperienza di questi scioperi della fame palestinesi non cada nel nulla. Nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere vista in un secondo momento come una delle prime manifestazioni di una Primavera Palestinese. Nella peggiore, dovrebbe assurgere a momento chiave di un’intensa campagna contro la pratica della detenzione amministrativa nei Territori Occupati Palestinesi, come anche contro le abusive procedure d’arresto e le generali condizioni di prigionia che sono normalmente a cura della autorità militari israeliane.

Per finire, questo ambiguo e punitivo rilascio di Hana Shanabi è stato concordato non solo in concomitanza con il 43° giorno del suo sciopero della fame ma pure alla vigilia della 36° commemorazione della Giornata della Terra da parte degli attivisti palestinesi in Israele e nella Palestina occupata. E’ importante ricordare che quel medesimo giorno del 1976 Israele uccise sei cittadini palestinesi di Israele che stavano protestando, violando un coprifuoco emesso dalle autorità, l’espropriazione della loro terra da parte di Israele. Le proteste durante la Giornata della Terra 2012, soprattutto in prossimità del checkpoint di Qalandiya, sono state sedate con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni ad acqua, e hanno ferito alcuni dimostranti palestinesi. Due attivisti palestinesi, Sam Bahour e Jafar Farah, che vivono in Cisgiordania, hanno riassunto la situazione come segue: “Dopo le rivoluzioni arabe, c’è consapevolezza dell’importanza della partecipazione popolare. Questo ha scosso i regimi arabi, e ora sta intimorendo il governo israeliano.”

Questi scioperi della fame, accresciuti dai simbolici scioperi scoppiati all’interno delle prigioni israeliane, in Palestina, e nel resto del mondo, come anche dalle vibranti proteste durante la Giornata della Terra e dal movimento globale del BDS, sono tutti segni di un risveglio palestinese che raccoglierà sempre più influenza politica a mano a mano che prende slancio. Questo è ciò che mi auguro per l’anno a venire.

* Questo articolo è apparso originariamente in lingua inglese sul sito Foreign Policy Journal ed è stato tradotto in italiano da Elena Viola per Nena News.