mercoledì 30 aprile 2008
ORDINARI SOPRUSI DEI COLONI A HEBRON
Alle 15.20, circa 30 coloni in auto e
a dorso di cavalli e asini si sono radunati sulla strada palestinese che
porta a Yatta. La polizia e l'esercito li hanno seguiti e cosi' anche I
volontari internazionali presenti. Tra i coloni vi erano anche alcune
famiglie con bambini, e diversi giovani. Alcuni degli uomini avevano il viso
coperto, ed altri avevano armi nell'auto. Le autorita' israeliane hanno
intimato ai coloni di andare via, pena l'arresto. I coloni a cavallo sono
entrati nei campi vicini, cosi' che gli animali hanno mangiato il grano
coltivato in essi. Alcuni palestinesi che raccoglievano il grano poco
distante hanno assititio alla scena continuando a lavorare. Dopo circa 30
minuti I coloni sono andati via. Per tutta la durata dell'assembramento dei
coloni, la strada tra At-Tuwani e Yatta e' stata interrotta. La strada e' l'
unica via di accesso all'area di Masafer Yatta, cosi' che diversi
palestinesi erano bloccati da entrambe le parti del raduno dei coloni.
L'impressione dei volontari di OpCol e CPT e' stata che il raduno dei coloni
sia stato lasciato fare dalle autorita' militari, in quanto nessun soldato o
poliziotto ha impedito l'accesso al luogo del raduno, nonostante avessero il
check point proprio sull'unico ingresso all'area in questione.
Venerdi' Aprile 25 2008
Verso le 9, un bambino e' vernuto a chiamare I volontari dicendo che c'erano
dei coloni a Kharruba. Tutti e Quattro I volontari di OpCol sono corsi al
luogo, mentre I CPT avevano una riunione con I loro volontari di Hebron.
Giunti sul luogo, hanno trovato alcuni pastori di At-Tuwani che lavoravano
nei campi. Poco lontano tre coloni con un gregge osservavano la scena mentre
uno di loro cavalcava l'asino rubato ai pastori palestinesi.
Due volontari di OpCol si sono recati a Tuba per la notte e hanno appreso
dagli abitanti di Tuba che verso le 9.20, a Tuba, due pastori sono stati
aggrediti da 6 coloni di Maon con lanci di pietre, mentre I pastori
abbeveravano I greggi ad una cisterna dell'acqua poco lontano dall'abitato.
I pastori sono fuggiti e I coloni hanno continuato a lanciare grosse pietre
alla cisterna, danneggiandone l'esterno. I pastori di Tuba hanno fatto le
riprese video dei coloni, con la videocamera a loro donate da B'tselem,
l'associazione israeliana per i diritti umani. La stessa cisterna era stata
danneggiata anche il mese precedente.
I pastori di Tuba hanno spiegato ai volontari che la cattiva stagione delle
pioggie non ha dato buoni raccolti e che l'aumento globale dei prezzi dei
mangimi e quello della farina, rendono ancora piu' difficile la situazione.
notizie da Operazione Colomba
a dorso di cavalli e asini si sono radunati sulla strada palestinese che
porta a Yatta. La polizia e l'esercito li hanno seguiti e cosi' anche I
volontari internazionali presenti. Tra i coloni vi erano anche alcune
famiglie con bambini, e diversi giovani. Alcuni degli uomini avevano il viso
coperto, ed altri avevano armi nell'auto. Le autorita' israeliane hanno
intimato ai coloni di andare via, pena l'arresto. I coloni a cavallo sono
entrati nei campi vicini, cosi' che gli animali hanno mangiato il grano
coltivato in essi. Alcuni palestinesi che raccoglievano il grano poco
distante hanno assititio alla scena continuando a lavorare. Dopo circa 30
minuti I coloni sono andati via. Per tutta la durata dell'assembramento dei
coloni, la strada tra At-Tuwani e Yatta e' stata interrotta. La strada e' l'
unica via di accesso all'area di Masafer Yatta, cosi' che diversi
palestinesi erano bloccati da entrambe le parti del raduno dei coloni.
L'impressione dei volontari di OpCol e CPT e' stata che il raduno dei coloni
sia stato lasciato fare dalle autorita' militari, in quanto nessun soldato o
poliziotto ha impedito l'accesso al luogo del raduno, nonostante avessero il
check point proprio sull'unico ingresso all'area in questione.
Venerdi' Aprile 25 2008
Verso le 9, un bambino e' vernuto a chiamare I volontari dicendo che c'erano
dei coloni a Kharruba. Tutti e Quattro I volontari di OpCol sono corsi al
luogo, mentre I CPT avevano una riunione con I loro volontari di Hebron.
Giunti sul luogo, hanno trovato alcuni pastori di At-Tuwani che lavoravano
nei campi. Poco lontano tre coloni con un gregge osservavano la scena mentre
uno di loro cavalcava l'asino rubato ai pastori palestinesi.
Due volontari di OpCol si sono recati a Tuba per la notte e hanno appreso
dagli abitanti di Tuba che verso le 9.20, a Tuba, due pastori sono stati
aggrediti da 6 coloni di Maon con lanci di pietre, mentre I pastori
abbeveravano I greggi ad una cisterna dell'acqua poco lontano dall'abitato.
I pastori sono fuggiti e I coloni hanno continuato a lanciare grosse pietre
alla cisterna, danneggiandone l'esterno. I pastori di Tuba hanno fatto le
riprese video dei coloni, con la videocamera a loro donate da B'tselem,
l'associazione israeliana per i diritti umani. La stessa cisterna era stata
danneggiata anche il mese precedente.
I pastori di Tuba hanno spiegato ai volontari che la cattiva stagione delle
pioggie non ha dato buoni raccolti e che l'aumento globale dei prezzi dei
mangimi e quello della farina, rendono ancora piu' difficile la situazione.
notizie da Operazione Colomba
DA OPERAZIONE COLOMBA
I BAMBINI PALESTINESI DELLA ZONA DI HEBRON SONO QUOTIDIANAMENTE AGGREDITI DAI COLONI, TANTO CHE LA KNESSET HA FORNITO LORO UNA SCORTA MILITARE PER ANDARE A SCUOLA, MA I SOLDATI DELLA SCORTA LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE LASCIANO SOLI I BAMBINI.
Aggiornamento da At-Tuwani e Masafer Yatta, Southern Hebron Hills
20 Aprile - 26 aprile 2008
Fatti principali
Presto sarà emergenza in tutta Masafer Yatta: poca acqua e scarsi raccolti.
Cancello dei coloni blocca da due mesi la scorta ai bambini di Tuba.
Raduno di coloni blocca strada palestinese per mezzora. 24 aprile
Coloni scacciano pastori e danneggiano cisterna a Tuba. 26 aprile
*Sabato 20 aprile 2008*
Durante il monitoraggio della scorta ai bambini di Tuba, un CPT e un OpCol
dopo aver dormito a Tuba, hanno accompagnato I bambini fino al cancello che
I coloni hanno messo su quasi due mesi fa', sulla strada da Tuba ad
At-Tuwani. Da qaundo c'e' questo cancello, I soldati si rifiutano di
oltrepassarlo, lasciando cosi' da soli I bambini per un terzo del tragitto
in cui dovrebbero essere protetti dai soldati. Alcuni coloni dell'outpost di
Havat Maon guardavano da lontano. Alcuni bambini di Tuba hanno iniziato ad
urlare ai coloni, ma sono stati subito fermati dalle volontarie. La
scorta dell'esercito
e' arrivata in ritardo dopo due telefonate fatte dalle volontarie
all'ufficio militare competente. Inoltre I soldati stavano per partire senza
aspettare i bambini, cosi' che Le volontarie hanno parlato con loro
facendogli attendere I bambini.
E' da due mesi che nessun soldato cammina con I bambini, nonostante la
delibera della Commisione della Knesset dichiari il contrario. Da due mesi i
soldati ignorano I richiami dei volontari del CPT e di OpCol dichiarando
spesso che gli ordini che ricevono sono diversi e che non vi e' nessuna
delibera della Knesset. Una ebrea israeliana dell'associaizone Yesh Din sta
cercando di risolvere la questione del cancello dei coloni e dei soldati,
tramite contatti con alte gerarchie dell'esercito israeliano.
Come oramai consueto da due mesi, la jeep militare della scorta ha lasciato
i bambini prima che ultimassero il loro tragitto, durnate il quale sono
sotto minaccia di agressione dei coloni.
Aggiornamento da At-Tuwani e Masafer Yatta, Southern Hebron Hills
20 Aprile - 26 aprile 2008
Fatti principali
Presto sarà emergenza in tutta Masafer Yatta: poca acqua e scarsi raccolti.
Cancello dei coloni blocca da due mesi la scorta ai bambini di Tuba.
Raduno di coloni blocca strada palestinese per mezzora. 24 aprile
Coloni scacciano pastori e danneggiano cisterna a Tuba. 26 aprile
*Sabato 20 aprile 2008*
Durante il monitoraggio della scorta ai bambini di Tuba, un CPT e un OpCol
dopo aver dormito a Tuba, hanno accompagnato I bambini fino al cancello che
I coloni hanno messo su quasi due mesi fa', sulla strada da Tuba ad
At-Tuwani. Da qaundo c'e' questo cancello, I soldati si rifiutano di
oltrepassarlo, lasciando cosi' da soli I bambini per un terzo del tragitto
in cui dovrebbero essere protetti dai soldati. Alcuni coloni dell'outpost di
Havat Maon guardavano da lontano. Alcuni bambini di Tuba hanno iniziato ad
urlare ai coloni, ma sono stati subito fermati dalle volontarie. La
scorta dell'esercito
e' arrivata in ritardo dopo due telefonate fatte dalle volontarie
all'ufficio militare competente. Inoltre I soldati stavano per partire senza
aspettare i bambini, cosi' che Le volontarie hanno parlato con loro
facendogli attendere I bambini.
E' da due mesi che nessun soldato cammina con I bambini, nonostante la
delibera della Commisione della Knesset dichiari il contrario. Da due mesi i
soldati ignorano I richiami dei volontari del CPT e di OpCol dichiarando
spesso che gli ordini che ricevono sono diversi e che non vi e' nessuna
delibera della Knesset. Una ebrea israeliana dell'associaizone Yesh Din sta
cercando di risolvere la questione del cancello dei coloni e dei soldati,
tramite contatti con alte gerarchie dell'esercito israeliano.
Come oramai consueto da due mesi, la jeep militare della scorta ha lasciato
i bambini prima che ultimassero il loro tragitto, durnate il quale sono
sotto minaccia di agressione dei coloni.
lunedì 28 aprile 2008
UNA LETTERA DI MARIANO MINGARELLI
Le parole valgono più dei fatti.
Il nostro emerito ambasciatore alle Nazioni Unite, Marcello Spatafora, chiede d’imperio la sospensione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Medio Oriente, perché indignato dalle parole pronunciate dal vice-ambasciatore libico, Ibrahim Dabbashi, che si è permesso di equiparare la situazione a Gaza con quella nei campi di sterminio nazisti e il Manifesto, nell’articolo di spalla “Proporzioni”, a firma di r.zan., del 25 aprile 2008, plaude il comportamento del nostro “tecnico raffinato” che, bontà sua, è rimasto sconvolto da questa impropria associazione verbale, mentre non risulta che si sia preoccupato di quanta gente potrà morire nel frattempo, nella Striscia di Gaza, in attesa di una nuova convocazione del Consiglio di Sicurezza.
In conseguenza del ferreo embargo, totale ed ininterrotto, imposto a Gaza da Israele, e per l’assenza di provvedimenti reali, effettivi, messi in campo dagli organi delle UN, come pure dai singoli stati “democratici” europei, per far fronte all’emergenza umanitaria, la collettività internazionale sta condannando irrimediabilmente alla morte, con estrema indifferenza, gran parte della popolazione civile dell’”entità nemica” di Israele.
Certo, con i campi di sterminio, il nazismo si era proposto, con razionalità disumana e sistematica, l’eliminazione definitiva non solo degli ebrei, ma anche di tutti i “diversi”, fossero essi oppositori, omosessuali, comunisti, rom e shinti, partigiani o militari non collaborazionisti di paesi ex-alleati.
La nostra memoria ha ormai cancellato il ricordo che la follia nazista portò allo sterminio anche di circa 23 milioni di sovietici.
Che nei campi ci fossero strutture di tortura, di sfruttamento e di eliminazione morale e fisica, ben lo sappiamo.
Ma la Striscia di Gaza non è forse una enorme prigione a cielo aperto, di circa 360 kmq, dove la popolazione civile ha davanti a se solo prospettive di morte? A Gaza si muore sotto i bombardamenti aerei o dell’artiglieria israeliana, per il lancio di missili, per gli “effetti collaterali” degli assassini extragiudiziali o perché centrati “casualmente” dai cecchini dell’IDF. Si muore per l’inquinamento dell’acqua potabile con il refluo delle fogne. Si muore di malattie o di ferite incurabili, per mancanza di medicine, di ambulanze, di strutture ospedaliere funzionanti o per la mancanza di permessi. Si muore di disperazione, dell’effetto fisicamente e psichicamente devastante delle esplosioni conseguenti alla rottura del muro del suono da parte degli aerei con la stella di Davide, in tutte le ore del giorno e della notte. Si muore perché si è rimasti senza casa, senza lavoro, senza cibo, senza futuro.
L’UNRWA e la WHO cercano di far sentire il loro grido di allarme, ma il nostro ineffabile ambasciatore alle UN si mostra sensibile solo a ciò che può risultare non gradito a Israele.
mariano mingarelli - Firenze
(DELLA ONLUS AMICIZIA ITALIA-PALESTINA)
Il nostro emerito ambasciatore alle Nazioni Unite, Marcello Spatafora, chiede d’imperio la sospensione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Medio Oriente, perché indignato dalle parole pronunciate dal vice-ambasciatore libico, Ibrahim Dabbashi, che si è permesso di equiparare la situazione a Gaza con quella nei campi di sterminio nazisti e il Manifesto, nell’articolo di spalla “Proporzioni”, a firma di r.zan., del 25 aprile 2008, plaude il comportamento del nostro “tecnico raffinato” che, bontà sua, è rimasto sconvolto da questa impropria associazione verbale, mentre non risulta che si sia preoccupato di quanta gente potrà morire nel frattempo, nella Striscia di Gaza, in attesa di una nuova convocazione del Consiglio di Sicurezza.
In conseguenza del ferreo embargo, totale ed ininterrotto, imposto a Gaza da Israele, e per l’assenza di provvedimenti reali, effettivi, messi in campo dagli organi delle UN, come pure dai singoli stati “democratici” europei, per far fronte all’emergenza umanitaria, la collettività internazionale sta condannando irrimediabilmente alla morte, con estrema indifferenza, gran parte della popolazione civile dell’”entità nemica” di Israele.
Certo, con i campi di sterminio, il nazismo si era proposto, con razionalità disumana e sistematica, l’eliminazione definitiva non solo degli ebrei, ma anche di tutti i “diversi”, fossero essi oppositori, omosessuali, comunisti, rom e shinti, partigiani o militari non collaborazionisti di paesi ex-alleati.
La nostra memoria ha ormai cancellato il ricordo che la follia nazista portò allo sterminio anche di circa 23 milioni di sovietici.
Che nei campi ci fossero strutture di tortura, di sfruttamento e di eliminazione morale e fisica, ben lo sappiamo.
Ma la Striscia di Gaza non è forse una enorme prigione a cielo aperto, di circa 360 kmq, dove la popolazione civile ha davanti a se solo prospettive di morte? A Gaza si muore sotto i bombardamenti aerei o dell’artiglieria israeliana, per il lancio di missili, per gli “effetti collaterali” degli assassini extragiudiziali o perché centrati “casualmente” dai cecchini dell’IDF. Si muore per l’inquinamento dell’acqua potabile con il refluo delle fogne. Si muore di malattie o di ferite incurabili, per mancanza di medicine, di ambulanze, di strutture ospedaliere funzionanti o per la mancanza di permessi. Si muore di disperazione, dell’effetto fisicamente e psichicamente devastante delle esplosioni conseguenti alla rottura del muro del suono da parte degli aerei con la stella di Davide, in tutte le ore del giorno e della notte. Si muore perché si è rimasti senza casa, senza lavoro, senza cibo, senza futuro.
L’UNRWA e la WHO cercano di far sentire il loro grido di allarme, ma il nostro ineffabile ambasciatore alle UN si mostra sensibile solo a ciò che può risultare non gradito a Israele.
mariano mingarelli - Firenze
(DELLA ONLUS AMICIZIA ITALIA-PALESTINA)
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