sabato 8 maggio 2010

GAZA: I GENERATORI DI CORRENTE UCCIDONO

Partirà tra pochi giorni la flotta degli attivisti determinati a rompere l'assedio di Gaza

Gaza 06 maggio 2010 (foto dal sito imeu.net) Nena-News – Nella Striscia di Gaza sotto assedio, il necessario utilizzo dei generatori di corrente elettrica ha provocato nell’ultimo anno oltre cento morti.


A partire dal 2007, Israele ha limitato sempre più la quantità di combustibile per uso industriale consentito nella Striscia, e le consegne di carburante sono scese anche ben al di sotto dei 2,2 milioni di litri permessi ogni settimana, causando lunghe e frequenti interruzioni di corrente, anche di 16 ore consecutive.

I generatori fabbricati in Cina hanno portato un po’ di luce per gli abitanti di Gaza lasciati spesso al buio, ma hanno anche lasciato numerose famiglie in lutto. Lo sa bene Naseem Abu Jamaei, che ha perso tre dei suoi sei figli in un incendio causato dalla fuoriuscita del carburante immagazzinato nella sua cucina per alimentare un generatore. “L’anno scorso – secondo Muawiya Hassanein, capo dei servizi d’emergenza della Striscia di Gaza – 87 persone sono state uccise dagli incendi o da avvelenamento da monossido di carbonio e altre 23 persone sono state uccise nei primi quattro mesi del 2010″.

La ONG Oxfam sta distribuendo 20.000 opuscoli nelle cliniche, nelle scuole e in altri luoghi pubblici per dare istruzioni sull’uso sicuro dei generatori, che molti abitanti di Gaza non hanno mai usato prima che le interruzioni diventassero insopportabili. “Spesso ci sono vittime perché le persone fumano accanto ai generatori, o non si rendono conto dei rischi provocati dalle emissioni di monossido di carbonio”, ha affermato Karl Shembri.

Le organizzazioni per i diritti umani, sia internazionali che israeliane, continuano a puntare il dito sull’assedio parlando di “punizione collettiva” per l’intera popolazione di Gaza, che è considerata, malgrado il ritiro delle truppe di occupazione nel 2005, ancora sotto l’occupazione israeliana dal momento che Israele controlla l’accesso alla Striscia via mare e via terra ed esercita, insieme agli Stati Uniti, pressioni sull’Egitto per la chiusura del valico di Rafah.

Con l’isolamento di Gaza imposto dall’assedio si confronterà tra pochi giorni la flotta della coalizione internazionale delle ONG determinate a raggiungere via mare la Striscia. Martedì 5 maggio John Ging, direttore dell’Agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi (UNRWA) ha fatto riferimento al progetto degli attivisti internazionali: “Crediamo che Israele non potrà intercettare le navi perché non ha alcuna giurisdizione sul mare aperto, e le organizzazioni dei diritti umani, portando a buon fine analoghe operazioni precedenti, hanno dimostrato che rompere l’assedio di Gaza è possibile”, ha detto Ging.

Nel corso di questo mese, la flotta partirà con tre cargo carichi di aiuti e cinque navi passeggeri nella più grande iniziativa coordinata a livello internazionale con lo sforzo di sfidare direttamente la violenza israeliana contro la popolazione palestinese della Striscia. Le navi salperanno dalla Grecia, dall’Irlanda e dalla Turchia con 5000 tonnellate di materiali da ricostruzione, materiale scolastico, e attrezzature mediche, e con circa 600 passeggeri provenienti da oltre 40 paesi. “Diamo il benvenuto alla dichiarazione di Ging, che riconosce la responsabilità della comunità internazionale di opporsi al blocco illegale che Israele ha imposto a Gaza – ha affermato Denis Halliday, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite, che parteciperà al viaggio della flotta – A seguito del mancato intervento in corso dai nostri governi per costringere Israele al rispetto del diritto internazionale noi, cittadini del mondo, ci stiamo adoperando per difendere la giustizia”.

Aspetta giustizia anche Munir Abu Hisera, che gestisce un ristorante di pesce a Gaza City: “Le interruzioni di corrente ci stanno causando molte perdite – dice Hisera, che prima di chiudere il ristorante, di notte, riempie i suoi frigoriferi di ghiaccio – Cerco di non immagazzinare grandi quantità di pesce, perché non so quanto possono durare le interruzioni di corrente. A volte 8 ore, a volte 12, a volte anche 24 ore” afferma preoccupato. (red) Nena-News

mercoledì 5 maggio 2010

UN CASO KAFKIANO

ISRAELE APRE IL FUOCO CONTRO DUE DEPORTATI A GAZA
Rimane bloccato al valico di Erez l'espulso Ahmed Sabah

Valico di Erez, 04 maggio (foto dal sito Gulf News) Nena News - I soldati israeliani oggi hanno aperto il fuoco e respinto due palestinesi deportati il mese scorso a Gaza che, nei pressi del valico di Erez, hanno tentato attraversare la frontiera e di tornare a casa in Cisgiordania. I due palestinesi sono arretrati evitando conseguenze peggiori. Poco dopo, piu’ a sud, otto mezzi blindati israeliani sono penetrati nel territorio di Gaza dove hanno demolito un edificio diroccato nelle vicinanze dell’aeroporto.

Intanto si sta trasformando in una tragedia umana oltre che politica il caso di Ahmed Sabah, un ex detenuto palestinese della Cisgiordania deportato lo scorso 21 aprile a Gaza dall’esercito israeliano. Il movimento islamico Hamas non gli consente l’ingresso nella Striscia di Gaza, per impedire che Israele proceda con le espulsioni di palestinesi dalla Cisgiordania. Allo stesso tempo Tel Aviv non ha alcuna intenzione di riportare Sabah a Tulkarem, la città cisgiordana dove risiedeva prima di finire in carcere. Così l’ex detenuto politico si trova da 13 giorni fermo al valico di Erez e al momento non si intravede una soluzione.
Sabah vuole tornare a Tulkarem e respinge con determinazione l’ordine di deportazione giunto da Israele sulla base della recente Ordinanza militare 1650 che, in violazione delle convenzioni internazionali, definisce «infiltrati» tutti i palestinesi (e i cittadini stranieri) che risiedono in Cisgiordania senza un permesso israeliano valido, ossia emesso dalle autorità di occupazione. La determinazione di Sabah tuttavia non scalfisce il muro di rifiuto di Israele poichè la sua carta di identità è stata rilasciata a Gaza dal ministro dell’interno dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Da parte sua Hamas esclude di poter far entrare l’ex detenuto per evitare un precedente che potrebbe aprire la strada ad una ondata di espulsioni verso Gaza.
«Vivo da giorni in condizioni molti difficili ma non mi arrendo e non smetterò di reclamare il mio diritto a far ritorno alla mia famiglia in Cisgiordania», afferma Sabah che è assistito dal Centro israeliano Ha Moked per i diritti umani.(red) Nena News
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Foglio illustrativo
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TEVA E L’ORÉAL

Composizione
Lo Stato di Israele da decenni opprime il popolo palestinese.
Principi Attivi: Occupazione illegale della Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza; Muro dell'Apartheid; furto di territori; violenze e uccisioni di uomini, donne e bambini, (l’anno passato a Gaza l’operazione Piombo Fuso: 1.500 morti e decine di migliaia di feriti da parte dell’esercito israeliano); l'assedio illegale della Striscia di Gaza.
Eccipienti: Consumatori di prodotti israeliani; silenzio della Communità internazionale.
Come si presentano
A capo della L’azienda israeliana TEVA, nel quartier generale di Tel Aviv, siede Shlomo Yanai, ex-generale dell’esercito israeliano. La TEVA è il primo fabbricante mondiale di medicine generiche. I suoi affari in Italia sono ottimi: 95 milioni di fatturato nel solo 2005.
L'Oréal ha stabilito Israele come suo centro commerciale nel Medio Oriente. Nel 1998 il Sig. Pascal Castres St Martin di L'Oréal ha ricevuto la “Ricompensa del Giubileo” dal Primo Ministro israeliano Netanyahu: il più alto tributo mai conferito dallo Stato di Israele "nel riconoscimento di quegli individui e organizzazioni che attraverso i loro rapporti di investimento e di lavoro, hanno maggiormente contribuito a rafforzare l'economia israeliana".
Indicazioni terapeutiche
Invitiamo medici, farmacisti e pazienti al boicottaggio dei prodotti farmaceutici israeliani e in particolare dei farmaci generici prodotti dalla multinazionale TEVA e dalle consociate Dorom e Ivax.
Ciascuno di noi può fare qualcosa per denunciare e contrastare il governo criminale di Israele.
Effetti desiderati
Il boicottaggio in Sudafrica ha aiutato a sconfiggere il regime dell’apartheid
Il boicottaggio di Israele può indurlo a rispettare il Diritto Internazionale ed i Principi Universali dei Diritti dell'Uomo
Migliaia di associazioni nel mondo lo stanno praticando.
Tieni i prodotti israeliani fuori dalla portata di tutti.
Contribuire all'economia di
Israele ci rende complici
Revisione del foglio illustrativo da parte della:
RETE ROMANA DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE - reteromanapalestina@gmail.com -- 8 maggio 2010