lunedì 12 marzo 2012

Praticando la disobbedienza civile

Conferenza di donne Palestinesi e Israeliane del 10 marzo 2012

Intervento di NuritPeled-Elhanan

Vorrei dedicare le mie parole alla memoria di un bambino di cinque anni, Milad, nipote di Wael Salame, uno dei fondatori del movimento Combattenti per la pace, morto in un autobus in fiamme all'incrocio con la colonia di Adam. Gli abitanti dell'insediamento non hanno inviato una squadra di soccorso e hanno rifiutato di mandare ambulanze. Nessuno li ha portati davanti alla giustizia per questo. Nessuno li ha giudicati e nessuno li ha arrestati. L'indifferenza dei "ladri di terra" davanti a bambini che bruciano fino alla morte alle porte della loro casa non è diventato il titolo principale di un giornale o telegiornale che sia. La ragione è che il comportamento razzista degli israeliani non fa notizia. Piuttosto è stata la norma per sessanta anni e più. I bambini israeliani vi vengono educati. Siamo stati tutti educati in questo modo - a scuola, a casa, nei movimenti giovanili, nella letteratura e teatro, nell'arte e nella musica. Più di venti leggi razziste approvate lo scorso anno con quasi nessuna opposizione, tranne che delle loro vittime, ci ha colpito come un fulmine a ciel sereno. Queste leggi sono l'espressione da parte del più insensibile degli Establishment di norme che sono state in vigore de facto da quattro generazioni. Già nel 1948 il poeta Natan Alterman aveva già denunciato l'apatia del pubblico ebraico di fronte ad "'incidenti delicati" per i quali il vero nome, per inciso, è omicidio". L'attuale Parlamento israeliano (la Knesset) ha semplicemente tolto la maschera dalla faccia dello Stato, quando ha fatto le sue ripetute dichiarazioni che non si farà più finta di nulla. Da decenni il progetto sionista di colonizzazione della terra e di giudaizzazione ha richiesto la rimozione dei palestinesi in un modo o nell'altro, attraverso leggi o per mezzo della violenza, e ora non vi è più alcuna necessità di coprire tali obiettivi supremi e di mascherarli con parole vuote sulla democrazia o sulla sicurezza o ancora su presunti diritti storici. Tutti noi siamo mobilitati, volontariamente o inconsapevolmente, nel progetto della giudaizzazione della terra e tutti noi abbiamo memorizzato, da quando abbiamo iniziato a memorizzare, l'assoluta necessità di uno stato ebraico con una maggioranza ebraica in Terra d'Israele. E la Terra di Israele, come tutti noi ben sappiamo, comprende lo Stato di Israele, i territori palestinesi e molto di più. Non ci sono mappe in Israele dove si faccia riferimento a "Lo Stato di Israele". Tutte le mappe riportano "La Terra di Israele". Già tre o quattro generazioni, i bambini israeliani hanno studiato su libri che contengono mappe che mostrano i territori palestinesi come parte della Terra d'Israele, come area priva di colore, priva di istituzioni e di persone; una zona antica che è in attesa e desiderosa di essere colonizzata dagli ebrei - o almeno dai non-arabi. Da generazioni i bambini israeliani hanno appreso che i loro vicini - sia che si tratti di cittadini palestinesi di Israele o sudditi dello Stato di Israele, spogliati dei loro stessi diritti umani - non sono altro che un terrificante problema demografico e una minaccia alla sicurezza. Quegli stessi bambini sono cresciuti, il loro concetto di verità e giustizia e fratellanza umana è stato offuscati dalla loro educazione razzista; sono cresciuti fino a diventare quei politici e generali che ora dichiarano apertamente e con l'arroganza di tutti i potenti capi ciò che una volta era velato con ipocrisia: che l'altra faccia del progetto di giudaizzazione è l'eliminazione del popolo palestinese, sia con proiettili di gomma che con proiettili veri, con le bombe o con le leggi; come afferma il principio fondamentale dei Kibbutz ebraici ogni membro della comunità è tenuto a contribuire al progetto sionista in base alla propria capacità, se necessario. Negli ultimi anni il progetto di giudaizzazione ha assunto maggiore slancio rispetto al passato, grazie principalmente al sostegno palese e sfrenato degli Stati Uniti e dei ricchi paesi d'Europa.

Nel 2009 il Tribunale Russell sulla Palestina è stato istituito al fine di chiedere che i paesi d'Europa smettessero di essere complici con lo stato occupante e quindi forse tentando di evitare una Terza Guerra Mondiale. Nel mese di ottobre 2011 il Tribunale, che era stato simbolicamente convocato a Città del Capo, ha dichiarato che Israele ha istituito un regime istituzionalizzato di dominio equivalente ad un sistema di apartheid, così come definito dal diritto internazionale. Israele sta discriminando e eliminando un intero popolo per motivi di tipo razziali, in maniera sistematica e istituzionalizzata, per cui ogni collaborazione con Israele dovrebbe essere interrotta.

La definizione giuridica di apartheid è una situazione in cui sono presenti 3 componenti:

1) Due distinti gruppi razziali possono essere identificati; 2) "atti di disumanità" sono perpetrati dal gruppo dominante contro il gruppo assoggettato, e 3) Tali atti sono impegnati in modo sistematico, con una somministrazione istituzionalizzata in cui uno dei gruppi è governato dall'altro.

Il Tribunale ha ascoltato la testimonianza sugli atti che costituiscono "atti di disumanità" nei confronti del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane:



• Controllo delle loro vite con mezzi militari.



• Incarcerazioni arbitrarie e prolungate detenzioni amministrative illegali.



• Violazioni dei diritti umani, negando loro il diritto di partecipare alla vita politica, economica, sociale e culturale dello Stato.



• Ai rifugiati palestinesi viene impedito di tornare alle loro case, e le leggi di Israele facilitano la confisca dei loro beni e la negazione dei loro diritti umani.



• I diritti civili e politici dei palestinesi vengono negati o ristretti in modo arbitrario.



• Dal 1948 Israele ha mantenuto una politica di occupazione e di colonizzazione e di conseguenza di espropriazione della terra palestinese.



• L'assedio e il blocco della Striscia di Gaza, come una punizione collettiva della popolazione civile dell'area.



• Attacchi sui civili per mezzo di operazioni militari su vasta scala.



• La distruzione delle case dei civili, senza alcuna ragione legata a motivi di sicurezza.



• Il grave danno causato alla popolazione civile dal Muro di separazione in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est



• L'evacuazione forzata e la distruzione di case nei villaggi beduini non riconosciuti nel Negev.



• Costanti pratiche di tortura e maltrattamenti dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.



• Varie forme di trattamento crudele, inumano e degradante, in particolare: restrizioni ai movimenti che sottopongono i palestinesi a umiliazioni da parte dei soldati israeliani tra cui casi di donne palestinesi costrette a partorire ai posti di blocco; 17 demolizioni di case come forma di trattamento inumano e degradante, con gravi conseguenze psicologiche per uomini, donne e bambini.



• L'intero sistema legale israeliano stabilisce un divario enorme tra ebrei israeliani e arabi palestinesi, con legislazioni progettate per favorire gli ebrei israeliani e mantenere gli arabi palestinesi in una situazione di inferiorità.



Tutto ciò è definito dal Tribunale come crimini contro l'umanità. Inoltre il Tribunale ha rilevato che a differenza della normativa approvata in Sud Africa che risultava essere esplicita e palese, la legge israeliana è caratterizzata da ambiguità e dall'inaccessibilità di molte leggi, ordinanze e regolamenti militari. Ma noi sappiamo che tutte le leggi e i regolamenti dello Stato di Israele, siano essi ambigui o chiari, sono destinati a cambiare il volto di questo luogo, trasformandolo da un bel e fertile paese del Medio Oriente, terra di colline verdi, melograni e ulivi, a un conglomerato mostruoso di insediamenti residenziali presumibilmente occidentali, costruito a immagine e somiglianza dei suoi residenti - brutto e brutale -, il loro unico obiettivo essendo quello di coprire con asfalto, acciaio e cemento tutte le colline che hanno a lungo resistito alle prove del tempo. L'unico modo per combattere questa tendenza é attraverso un radicale rifiuto delle leggi razziste dello Stato Ebraico democratico, e soprattutto insegnando ai nostri figli che hanno il sacrosanto diritto democratico di dire di no al male, no all'ignoranza, no all'apartheid, no al servizio militare nell'esercito di occupazione e no alla collaborazione con la pulizia etnica.

Dobbiamo respingere il termine stesso di "Stato Ebraico e democratico" e soprattutto, rimuovere la congiunzione "e", che non è solo una congiunzione, ma una "e" sequenziale - vale a dire: "ebreo" viene prima, e solo successivamente viene "democratico "- o una " e "di condizionalità, per cui solo quando lo stato sarà completamente ed interamente ebraico, allora esso potrà essere democratico.

Nel frattempo stiamo vivendo in uno stato che non ha assolutamente nulla a che fare con la democrazia. Noi che non siamo cresciuti con la democrazia e a cui nessuno può insegnare i valori della democrazia stessa, che siamo stati educati a pensare che lo sfruttamento, il saccheggio, le bugie, la discriminazione e il massacro siano l'essenza stessa della democrazia, abbiamo bisogno di ammettere apertamente che stiamo vivendo e abbiamo sempre vissuto in uno stato di apartheid che rappresenta un pericolo per tutti noi. Uno Stato che educa i ragazzi e le ragazze alla violenza senza limiti e all'indifferenza verso le sofferenze di bambini intrappolati in un autobus in fiamme. Se non agiamo, allora siamo destinati a trasformarci nei coloni di Adam, diventeremo come coloro che gettarono il corpo ferito di Abu Omar Jariban sul ciglio di una strada a morire di sete, e anche noi allora saremo classificati nella categoria dei criminali di guerra.

Se non alziamo la bandiera della ribellione oggi, in pochi anni persone come noi - se vogliamo rimanere come siamo adesso - saranno ammassate in campi di detenzione o prigioni. La libertà di parola che già oggi è pericolosamente ristretta sarà eliminata del tutto, e poi, come Sami Chetrit ha scritto: il poeta non decanterà più i suoi versi, non canterà più, non lo farà nemmeno cinguettando.

Per concludere, un aneddoto: Quando l'Arcivescovo Desmond Tutu salì sul podio ad accogliere il Tribunale Russell a Città del Capo, il presidente Pierre Galand annunciò che ai sensi dei regolamenti del Tribunale, non ci sarebbe stato alcun applauso. Tutu, chiedendo una deroga per consentire gli applausi per il presidente onorario del Tribunale Stéphane Hessel, si voltò verso il pubblico con un sorriso e disse, "è perché abbiamo disobbedito a leggi come questa che noi sudafricani abbiamo fatto tanta strada." Speriamo di arrivare anche noi così lontano.

Tradotto dall'ebraico da George Malent.

Tradotto dall'inglese da Elisa Reschini – Associazione per la Pace

Info lmorgantiniassopace@gmail.com

domenica 11 marzo 2012

Il movimento pacifista per contrastare la guerra deve contrastare le Operazioni psicologiche di guerra

Mi trovo molto d'accordo con questo articolo, da leggere pensando alla Siria.


di Alessandro Marescotti


Infatti la Guerra del Golfo, come hanno acutamente evidenziato Jean Baudrillard nel libro "La guerre du Golfe n'a pas eu lieu" e Claudio Fracassi ne "L'inganno del Golfo", si basò su una sapiente regia che costruì un'illusione collettiva, la quale fece vittime sia tra i capi di governo (il re saudita Fahd fu convinto a ospitare l'operazione "Scudo nel deserto" con false fotografie satellitari) che tra l'opinione pubblica mondiale.

Gli specialisti della Hill & Knowlton girarono a Hollywood falsi filmini amatoriali sul Kuwait liberato, fecero raccontare alla figlia adolescente dell'ambasciatore kuwaitiano presso le Nazioni Unite (assente da anni dal suo paese) di come i soldati iracheni toglievano la corrente alle incubatrici, impedirono che venissero visti i 200 mila iracheni uccisi, fecero recitare più volte ai marines la scena della riconquista dell'ambasciata americana a Kuwait City, facendo calare i soldati sui tetti dell'edificio quando la capitale era libera da due giorni. D'altra parte molti giornalisti, salvo poi fare atto di pubblica contrizione, si prestarono senza troppo recalcitrare alla manipolazione, quando poi non ne furono gli artefici. Reporter della Cnn prelevarono da uno zoo e poi impeciarono il cormorano intriso di petrolio che commosse tutto il mondo, si fecero riprendere in studio bardati con maschere antigas senza che ci fosse alcun pericolo di contaminazione, mentre fotografi dell'agenzia Reuter misero in vendita fotografie scattate durante la guerra Iran-Iraq del 1983.

http://www.sissa.it/

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Il mattino del 5 agosto 1964 il presidente Lyndon B. Johnson, con un discorso lungo appena tredici paragrafi letto di fronte al Congresso, scagliò l´America nella bufera del Vietnam. Esordì con queste parole: «Ieri sera ho annunciato al popolo americano che il regime nord vietnamita ha attaccato ancora una volta e deliberatamente navi della marina americana in acque internazionali…». L´attacco, in realtà mai avvenuto, passò poi alla storia come l´incidente del Golfo del Tonchino, ovvero la causa scatenante della Guerra dei Diecimila giorni, la più lunga nella storia degli Stati Uniti. Costò 200 miliardi di dollari ai contribuenti USA, la vita di 58 mila americani e di tre milioni di vietnamiti. Per la gioia delle casse dei poteri forti, il Vietnam venne così martoriato da ben 7 milioni di tonnellate di bombe, circa tre volte tanto la quantità di esplosivo utilizzato durante tutta la Seconda guerra mondiale.

http://www.altrainformazione.it/

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Quello che sarebbe auspicabile che fosse evitato per il futuro – ma non ne abbiamo alcuna certezza – è l’uso indiscriminato che fu fatto all’epoca della guerra del Vietnam di un aspetto delle operazioni militari: le Operazioni psicologiche. La campagna di disinformazione dell’opinione pubblica iniziò il 5 agosto 1964 e per bocca della più alta autorità degli Stati Uniti: il Presidente. Continuò da parte delle Forze armate Usa ingannando la stampa con documentazioni video false prodotte dagli addetti alle Operazioni psicologiche e fatte distribuire dagli uffici stampa ai giornalisti, alcuni perfino compiacenti.

L’appoggio alla guerra dato dalle grandi reti televisive (ABC, CBS, NBC) rese tutto più facile, costringendo isolati giornalisti indipendenti alla ricerca della verità autonomamente. Filmati falsi venivano regolarmente prodotti e distribuiti alle emittenti televisive locali che non avevano corrispondenti in Vietnam.

Purtroppo, in questa nuova visione della informazione spettacolo anche la stampa, talvolta, ha le sue responsabilità: la commovente immagine del cormorano ricoperto di petrolio durante la guerra del Golfo fu realizzata prelevando un volatile da uno zoo e ricoprendolo di pece. Ma non è l’unico episodio: la storia dei mezzi di comunicazione è piena di falsi. Quello che l’opinione pubblica invece si aspetta è che sia rispettato quanto è scritto nella risoluzione nr. 59 dell’Onu: "L’informazione è un diritto fondamentale dell’uomo e la pietra di paragone di tutte le libertà".

http://www.paginedidifesa.it
« Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via.
La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri »
Joseph Pulitzer

GAZA:15 MORTI E 30 FERITI IN RAID AEREI ISRAELIANI

Quattro feriti in Israele per il lancio di 40 Qassam da Gaza. Tel Aviv spiega di aver risposto ad attacchi palestinesi ma il vero obiettivo con ogni probabilita' era quello di uccidere Zuheir Kaisi, leader dei Comitati di resistenza popolare

REDAZIONE

Gaza, 10 marzo 2012, Nena News – Il premier israeliano Benyamon Netanyahu minaccia il pugno ancora piu’ duro contro la Striscia di Gaza sottoposta da venerdi’ pomeriggio da raid a ripetizione, in vari punti, anche nel capoluogo Gaza city. Dodici i palestinesi uccisi nella notte tra venerdi’ e sabato. Altri tre palestinesi sono morti oggi. I feriti sono una trentina. Truppe israeliane hanno aperto il fuoco di alcune decine di ragazzi che, durante un funerale, si sono avvicinati al confine per lanciare sassi alle postazioni militari. Alcuni palestinesi sono rimasti feriti.

«Per ore abbiamo sentito esplosioni e boati, anche qui a Gaza city, mentre amici ci telefonavano dal nord e dal sud di Gaza per riferirci di attacchi aerei anche in quelle zone. E’ stato terribile», ha riferito a Nena News, Rosa Schiano, una fotorepoter ed attivista italiana che da qualche mese vive e lavora nella Striscia di Gaza. Da parte loro le cellule armate palestinesi hanno replicato lanciando almeno 90 razzi artigianali Qassam verso il territorio israeliano dove hanno fatto quattro feriti, tra i quali tre lavoratori asiatici.

Israele ha detto, attraverso il suo portavoce militare, che i raid sono scattati dopo il lancio di razzi ma è netta l’impressione a Gaza che le forze armate israeliane fossero in attesa dell’occasione per colpire ed uccidere Zuheir Kaisi (‘Abu Ibrahim’), segretario generale dei Comitati di resistenza popolare. Kaisi si trovava a Tel al-Hawa (Gaza) in automobile con un suo compagno Ahmed Hananni, quando un cacciabombardiere israeliano ha sganciato un razzo che li ha centrati uccidendoli e ferendo gravemente una terza persona. Un «omicidio mirato» dunque, perché poco dopo Tel Aviv ha comunicato che Kaisi aveva «progettato, finanziato e diretto» l’attacco dello scorso agosto lanciato dal Sinai egiziano in territorio israeliano e nel quale rimasero uccise otto persone, in maggioranza soldati.

I Crp ha avvertito che la loro reazione sarà «molto forte». Hamas da parte sua ha condannato il raid israeliano e ha chiesto all’Egitto di intervenire.

Questi i nomi di 11 dei 12 palestinesi uccisi: Obaid Gharably, Mohammed Harara, Hazem Qraqe, Zuhair Kaisi, Mahmoud Hanan, Fayek Saad, Motasem Hajaj, Ahmed Hajaj, Shady Al-seiqali, Mohammad Al Mghari e Mahmoud Najim. Nena News

Bombe israeliane a Gaza

sabato 10 marzo 2012

Comunicato stampa degli Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese

Sono mesi che i droni israeliani volano bassi su Gaza e il mondo tace. Un ferito, un morto, due feriti... ogni giorno. E il mondo tace. Anche da Gaza fino a ieri hanno scelto la resistenza non violenta, e il mondo ha seguitato a tacere. Quattro militanti centrati dai missili israeliani e il mondo ancora tace. La resistenza gazawi decide di rispondere con i kassam. Scelta infausta. Può darsi. Il mondo si accorge che a Gaza succede qualcosa. Israele prosegue gli attacchi, in poche ore uccide 14 persone e ne ferisce decine. Il nostro più informato organo televisivo (rai news) finalmente parla, e cosa dice? Dice che Israele ha RISPOSTO al lancio dei razzi kassam! E' ora di dire basta! Poco fa è arrivata notizia che le armi dell'esercito israeliano sono armi non convenzionali, le vittime sono arrivate senza testa. I sanitari non capiscono come siano state uccise.
BASTA!
Israele, mentre massacra i palestinesi, comunica a tutto il mondo che il diritto internazionale è carta straccia. Siamo tutti colpiti dalla minaccia israeliana, non possiamo più sopportare. Basta!
Giornalisti democratici, non rendetevi complici!

Patrizia Cecconi
Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese


Patrizia Cecconi