martedì 12 luglio 2011
Comunicato dei compagni francesi
Care amiche, cari amici
A nome della missione Benvenuti in Palestina abbiamo convocato una manifestazione domani,martedì 12 luglio alle ore 13 davanti al Ministero degli Esteri a Parigi (Métro RER Invalides) per denunciare il criminale allineamento della diplomazia francese a quella dello Stato di Israele.
L’affare della missione Benvenuti in Palestina ha visto finora 49 cittadini francesi imprigionati da Israele al fianco di diverse decine di compagni di altre nazionalità(belgi, inglesi, tedeschi, americani, irlandesi…)
Allo stesso tempo a, più di 300 altri partecipanti a questa missione è stato impedito tra giovedì e venerdì di viaggiare verso la Palestina partendo dall’Europa, in seguito ad un ordine dello stato di Israele eseguito docilmente dalle compagnie aeree europee in diretta connivenza con il loro governo, nel caso della compagnia francese Air France.
Il governo francese ed il suo Ministero degli Esteri in particolare hanno dimostrato in questa occasione di appoggiare la politica israeliana di blocco di tutti i Territori Palestinesi Occupati. Non solo quindi il blocco della Striscia di Gaza (per il quale Parigi ha dato prova della stessa vile debolezza, come si è visto con la recente Flotilla) ma anche quello di Gerusalemme e della Cisgiordania dove v ive la metà dei Palestinesi dei Territori.
Sul piano politico, il ministro Alain Juppé ed i suoi collaboratori non hanno alzato un dito per far rispettare un diritto elementare, quello dei cittadini francesi di recarsi nei Territori Occupati su invito delle associazioni della società civile palestinese.
Come si sa, è impossibile viaggiare verso i Territori Palestinesi senza passare per le autorità israeliane (all’aeroporto di Tel Aviv in particolare) poiché Israele controlla tutti i punti di ingresso a questi territori e l’unico aeroporto a disposizione dei Palestinesi per un breve lasso di tempo è stato completamente distrutto da un bombardamento israeliano dieci anni fa.
Tuttavia al Quai d’Orsay (m…in una calza di seta, dicevano già due secoli fa) avevano promesso prima della partenza che in mancanza di un sostegno effettivo al diritto di viaggiare avrebbero rimediato all’occorrenza se noi avessimo avuto noie con Israele, fornendo a tutti quelli che ne avessero avuto bisogno la famosa protezione consolare, dovuta a tutti i cittadini in difficoltà all’estero.
Una enorme bugia. In quella regione, se si vuole beneficiare di un sostegno ufficiale della Francia, sembra meglio essere un sodato di un esercito straniero l’esercito israeliano, ovviamente- catturato con le armi in mano come nel caso del prigioniero di guerra con doppia nazionalità Gilad Shalit che un semplice civile disarmato, come nel caso dei membri della missione.
In effetti, dalle pochissime telefonate (tre chiamate di due minuti ciascuna) che ci hanno permesso di comunicare tra venerdì e lunedì con qualcuno dei 49 prigionieri di nazionalità francese detenuti a Ramlé (vicino Tel Aviv) e Bersheba (Bir-al.Shaba, nel deserto del Negev), è del tutto evidente che il console generale a Tel Aviv non ha fornito il minimo servizio.
“Lei ci ha detto ben vi sta, vi avevamo detto di non partire. E non c’è stato modo di ottenere da lei la minima informazione sulla nostra situazione, visto che non ci è stata presentata un decreto di espulsione.”Questo ci ha dichiarato domenica una delle prigioniere autorizzata ad usare il suo cellulare per una telefonata di tre minuti.
Al contrario,il console del Belgio, che ha altrettante persone di cui occuparsi (più di 40 belgi sono stati imprigionati),si è comportato diversamente, in particolare trattando con le compagnie aeree rapaci che pretendono di far pagare il volo a persone che avevano già pagato prima di partire un biglietto di andata e ritorno. Per denunciare la criminale complicità del governo francese nello strangolamento del popolo palestinese ed esigere la liberazione e il rimpatrio dei nostri compagni imprigionati, vi invitiamo tutti a manifestare
MARTEDI’ 12 LUGLIO ALLE ORE 13 DAVANTI AL MINISTERO DEGLI ESTERI A PARIGI (METRO- RER INVALIDES)
In particolare sarà presente gran parte dei 342 terroristi , cioè i 342 partecipanti alla missione Benvenuti in Palestina di cui i servizi segreti israeliani hanno fatto una lista che hanno poi trasmesso alle compagnie aeree ordinando loro con ampio successo di impedire a questi viaggiatori l’imbarco dagli aeroporti di Parigi, Genova, Bruxelles, Vienna, Francoforte, Roma …
La più giovane di questi terroristi è una bambina di 9 anni di Lione, di nome Mélia, e il più anziano è un parigino di 85 anni, Michel. Tra i due si trovano il terrorista Volodia, editore di Grenoble di 65 anni, il terrorista Boualem, professore di 45 anni, il terrorista Douga, autista di 28 anni e la sua complice Samira, impiegata di 31 anni, ecc.
Saranno presenti anche amici e parenti dei detenuti
VENITE NUMEROSI DIFFONDETE DA SUBITO QUESTO APPELLO
Parigi, lunedì 11 luglio ore 14
Cordialmente
CAPJPO EuroPalestine BienvenuePalestineT
A nome della missione Benvenuti in Palestina abbiamo convocato una manifestazione domani,martedì 12 luglio alle ore 13 davanti al Ministero degli Esteri a Parigi (Métro RER Invalides) per denunciare il criminale allineamento della diplomazia francese a quella dello Stato di Israele.
L’affare della missione Benvenuti in Palestina ha visto finora 49 cittadini francesi imprigionati da Israele al fianco di diverse decine di compagni di altre nazionalità(belgi, inglesi, tedeschi, americani, irlandesi…)
Allo stesso tempo a, più di 300 altri partecipanti a questa missione è stato impedito tra giovedì e venerdì di viaggiare verso la Palestina partendo dall’Europa, in seguito ad un ordine dello stato di Israele eseguito docilmente dalle compagnie aeree europee in diretta connivenza con il loro governo, nel caso della compagnia francese Air France.
Il governo francese ed il suo Ministero degli Esteri in particolare hanno dimostrato in questa occasione di appoggiare la politica israeliana di blocco di tutti i Territori Palestinesi Occupati. Non solo quindi il blocco della Striscia di Gaza (per il quale Parigi ha dato prova della stessa vile debolezza, come si è visto con la recente Flotilla) ma anche quello di Gerusalemme e della Cisgiordania dove v ive la metà dei Palestinesi dei Territori.
Sul piano politico, il ministro Alain Juppé ed i suoi collaboratori non hanno alzato un dito per far rispettare un diritto elementare, quello dei cittadini francesi di recarsi nei Territori Occupati su invito delle associazioni della società civile palestinese.
Come si sa, è impossibile viaggiare verso i Territori Palestinesi senza passare per le autorità israeliane (all’aeroporto di Tel Aviv in particolare) poiché Israele controlla tutti i punti di ingresso a questi territori e l’unico aeroporto a disposizione dei Palestinesi per un breve lasso di tempo è stato completamente distrutto da un bombardamento israeliano dieci anni fa.
Tuttavia al Quai d’Orsay (m…in una calza di seta, dicevano già due secoli fa) avevano promesso prima della partenza che in mancanza di un sostegno effettivo al diritto di viaggiare avrebbero rimediato all’occorrenza se noi avessimo avuto noie con Israele, fornendo a tutti quelli che ne avessero avuto bisogno la famosa protezione consolare, dovuta a tutti i cittadini in difficoltà all’estero.
Una enorme bugia. In quella regione, se si vuole beneficiare di un sostegno ufficiale della Francia, sembra meglio essere un sodato di un esercito straniero l’esercito israeliano, ovviamente- catturato con le armi in mano come nel caso del prigioniero di guerra con doppia nazionalità Gilad Shalit che un semplice civile disarmato, come nel caso dei membri della missione.
In effetti, dalle pochissime telefonate (tre chiamate di due minuti ciascuna) che ci hanno permesso di comunicare tra venerdì e lunedì con qualcuno dei 49 prigionieri di nazionalità francese detenuti a Ramlé (vicino Tel Aviv) e Bersheba (Bir-al.Shaba, nel deserto del Negev), è del tutto evidente che il console generale a Tel Aviv non ha fornito il minimo servizio.
“Lei ci ha detto ben vi sta, vi avevamo detto di non partire. E non c’è stato modo di ottenere da lei la minima informazione sulla nostra situazione, visto che non ci è stata presentata un decreto di espulsione.”Questo ci ha dichiarato domenica una delle prigioniere autorizzata ad usare il suo cellulare per una telefonata di tre minuti.
Al contrario,il console del Belgio, che ha altrettante persone di cui occuparsi (più di 40 belgi sono stati imprigionati),si è comportato diversamente, in particolare trattando con le compagnie aeree rapaci che pretendono di far pagare il volo a persone che avevano già pagato prima di partire un biglietto di andata e ritorno. Per denunciare la criminale complicità del governo francese nello strangolamento del popolo palestinese ed esigere la liberazione e il rimpatrio dei nostri compagni imprigionati, vi invitiamo tutti a manifestare
MARTEDI’ 12 LUGLIO ALLE ORE 13 DAVANTI AL MINISTERO DEGLI ESTERI A PARIGI (METRO- RER INVALIDES)
In particolare sarà presente gran parte dei 342 terroristi , cioè i 342 partecipanti alla missione Benvenuti in Palestina di cui i servizi segreti israeliani hanno fatto una lista che hanno poi trasmesso alle compagnie aeree ordinando loro con ampio successo di impedire a questi viaggiatori l’imbarco dagli aeroporti di Parigi, Genova, Bruxelles, Vienna, Francoforte, Roma …
La più giovane di questi terroristi è una bambina di 9 anni di Lione, di nome Mélia, e il più anziano è un parigino di 85 anni, Michel. Tra i due si trovano il terrorista Volodia, editore di Grenoble di 65 anni, il terrorista Boualem, professore di 45 anni, il terrorista Douga, autista di 28 anni e la sua complice Samira, impiegata di 31 anni, ecc.
Saranno presenti anche amici e parenti dei detenuti
VENITE NUMEROSI DIFFONDETE DA SUBITO QUESTO APPELLO
Parigi, lunedì 11 luglio ore 14
Cordialmente
CAPJPO EuroPalestine BienvenuePalestineT
In Israele, allarme tsunami.
giovedì 7 luglio 2011
di Noam Chomsky
A maggio, durante un incontro riservato a numerosi uomini d'affari israeliani, Idan Ofer, magnate di una holding, ha allertato i presenti dicendo, "Stiamo velocemente diventando come il Sud Africa. La batosta economica delle sanzioni colpirà ogni famiglia israeliana".
L'interesse centrale degli uomini d'affari era l'Assemblea Generale dell'Onu di settembre, dove l'Autorità palestinese sta programmando di chiedere il riconoscimento dello stato di Palestina.
Dan Gillerman, ex ambasciatore israeliano presso l'ONU, ha avvisato i partecipanti che "il giorno dopo l'anticipato annuncio del riconoscimento dello stato di Palestina, inizierà un processo doloroso e drammatico di Sudafricanizzazione" nel senso che Israele potrebbe diventare uno stato discriminato, soggetto alle sanzioni internazionali.
In questo e nei successivi incontri, gli oligarchi hanno sollecitato il governo ad attivare sforzi diretti sulla proposta della Lega araba e l'incontro non ufficiale del 2003 a Ginevra, nel quale gli alti livelli di mediatori palestinesi e israeliani descrissero una sistemazione a due stati benvenuta dalla maggior parte del mondo, rifiutata da Israele e ignorata da Washington.
A marzo, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha avvertito che la prospettiva dell’azione ONU avrebbe avuto conseguenze pari ad uno “tsunami”. La paura è che il mondo condannerebbe Israele non solo per la violazione del diritto internazionale ma anche per aver portato avanti atti criminali in uno stato occupato riconosciuto dall'ONU.
Gli Stati Uniti e Israele stanno tessendo intense campagne diplomatiche per evitare lo tsunami.
Se falliranno, si prospetta il riconoscimento di uno Stato palestinese.
Più di 100 Stati riconoscono già la Palestina. La Gran Bretagna, la Francia e altri paesi europei hanno promosso la Delegazione Generale Palestinese a "missioni e ambasciate diplomatiche - una condizione normalmente riservata solo agli Stati". Come scrive Victor Kattan nell’American Journal di diritto internazionale.
La Palestina è stata anche ammessa alle organizzazioni dell'Onu tranne che dall'UNESCO e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che hanno evitato la questione per paura delle mancate sovvenzioni dagli USA – (nessuna minaccia di inattività).
A giugno il Senato Statunitense ha approvato una risoluzione che minacciava la sospensione degli aiuti all'Autorità Palestinese in caso di persistenza con la sua iniziativa all'ONU.
Susan Rice, ambasciatore USA all'ONU, ha avvertito che non c'è "maggior minaccia" in confronto ai fondi USA all'ONU "che la prospettiva che il riconoscimento dello Stato di Palestina sia adottato dagli stati membri" riporta il londinese Daily Telegraph. Ron Prosor, nuovo ambasciatore israeliano all'ONU, ha informato la stampa israeliana che il riconoscimento dell’ONU "potrebbe portare alla violenza e alla guerra".
L'ONU potrebbe presumibilmente riconoscere la Palestina nei confini internazionalmente riconosciuti, incluse le alture del Golan, la West Bank e Gaza. Le alture furono annesse da Israele nel dicembre 1981, in violazione degli ordini del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Nella West Bank, le colonie e le azioni a loro sostegno sono chiaramente perpetrate in violazione del diritto internazionale, come affermato dalla Corte mondiale e dal Consiglio di sicurezza.
Nel febbraio 2006, USA e Israele imposero a Gaza un assedio dopo che “la parte sbagliata” – Hamas – vinse le elezioni in Palestina, riconosciuto libero e giusto. L’assedio divenne più duro nel giugno 2007 dopo il fallimento del golpe militare degli USA volto a rovesciare il governo eletto.
Nel giugno 2010, l’assedio di Gaza fu condannato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa – che raramente si espone in tali denunce – come “punizione collettiva imposta su chiara violazione” del diritto umano internazionale. La BBC ha denunciato che il Comitato Internazionale della Croce Rossa “dipinge un triste quadro delle condizioni a Gaza: ospedali a corto di attrezzature, interruzioni di energia che durano ore ogni giorno, acqua da bere non adatta al consumo,” e la popolazione naturalmente viene incarcerata.
L’assedio criminale è la concretizzazione dell’accordo USA-Israele in atto dal 1991 per separare Gaza dalla West Bank, così da assicurare che un possibile Stato palestinese venga concretamente contenuto tra poteri ostili – Israele e la dittatura giordana. Gli Accordi di Oslo, firmati da Israele e dall’Organizzazione di Liberazione della Palestina nel 1993, stabiliscono la separazione di Gaza dalla West Bank.
Una minaccia più diretta nei confronti del negazionismo attuato da USA e Israele è la Freedom Flotilla che cerca di contestare l’assedio di Gaza portando (lettere) e aiuti umanitari. Nel maggio 2010, l’ultimo tentativo in questa direzione ha portato ad un attacco dei commando israeliani in acque internazionali – principale crimine in sé – nel quale nove passeggeri furono uccisi, comportamento condannato amaramente al di fuori degli USA.
In Israele, la maggior parte della gente si è autoconvinta che il commando era la vittima innocente, attaccata dai passeggeri, altro segno dell’irrazionalità auto-distruttiva che dilaga nella società.
Oggi Usa e Israele cercano con forza di bloccare la flotilla. Il Segretario di Stato USA Hillary Clinton ha praticamente autorizzato la violenza, dato che “gli Israeliani hanno il diritto di difendersi” se la flotilla “tenta di provocare entrando in acque israeliane” – cioè, le acque territoriali di Gaza, come se Gaza appartenesse ad Israele.
La Grecia è d’accordo nell’impedire alle navi di salpare (cioè, quelle navi non ancora sabotate) – anche se, a differenza dalla Clinton, la Grecia fa riferimento correttamente “all’area marittima di Gaza”.
Nel gennaio 2009, la Grecia si è distinta rifiutando di permettere agli armamenti USA di essere imbarcati verso Israele dai porti greci durante il feroce attacco perpetrato da USA-Israele a Gaza. Un Paese non più indipendente per la forte crisi finanziaria in cui versa, la Grecia non può azzardare una tale insolita integrità.
Alla domanda se la flotilla sia una “provocazione”, Chris Gunness, il portavoce dell’Agenzia per il Sostegno e il Lavoro dell’ONU, il più grande ente governativo per gli aiuti a Gaza, descrive una situazione disperata: “Se non ci fosse crisi umanitaria, se non ci fossero criticità in quasi tutti gli aspetti della vita a Gaza non ci sarebbe stato bisogno della flotilla. Il 95% dell’acqua a Gaza non è potabile, il 40% delle malattie derivano dall’acqua…il 45,2% della forza lavoro non è impiegata, l’80% è dipendente dagli aiuti, triplicazione dello stato di povertà dall’inizio dell’assedio. Liberiamoci da questo assedio e non ci sarà bisogno di nessuna flotilla.”
Iniziative diplomatiche come la strategia dello Stato palestinese, e azioni nonviolente in generale, intimoriscono coloro che detengono il vero monopolio della violenza. USA e Israele stanno cercando di sostenere posizioni indifendibili: l’occupazione e la sua (sovversione dell’oppressione), consensi di vecchia data per una soluzione diplomatica.
Il libro più recente di Noam Chomsky, con il co-autore Ilan Pappe, è ''Gaza in Crisi." Chomsky è professore emerito di linguistica e filosofia al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, Mass.
© 2011 Noam Chomsky
di Noam Chomsky
A maggio, durante un incontro riservato a numerosi uomini d'affari israeliani, Idan Ofer, magnate di una holding, ha allertato i presenti dicendo, "Stiamo velocemente diventando come il Sud Africa. La batosta economica delle sanzioni colpirà ogni famiglia israeliana".
L'interesse centrale degli uomini d'affari era l'Assemblea Generale dell'Onu di settembre, dove l'Autorità palestinese sta programmando di chiedere il riconoscimento dello stato di Palestina.
Dan Gillerman, ex ambasciatore israeliano presso l'ONU, ha avvisato i partecipanti che "il giorno dopo l'anticipato annuncio del riconoscimento dello stato di Palestina, inizierà un processo doloroso e drammatico di Sudafricanizzazione" nel senso che Israele potrebbe diventare uno stato discriminato, soggetto alle sanzioni internazionali.
In questo e nei successivi incontri, gli oligarchi hanno sollecitato il governo ad attivare sforzi diretti sulla proposta della Lega araba e l'incontro non ufficiale del 2003 a Ginevra, nel quale gli alti livelli di mediatori palestinesi e israeliani descrissero una sistemazione a due stati benvenuta dalla maggior parte del mondo, rifiutata da Israele e ignorata da Washington.
A marzo, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha avvertito che la prospettiva dell’azione ONU avrebbe avuto conseguenze pari ad uno “tsunami”. La paura è che il mondo condannerebbe Israele non solo per la violazione del diritto internazionale ma anche per aver portato avanti atti criminali in uno stato occupato riconosciuto dall'ONU.
Gli Stati Uniti e Israele stanno tessendo intense campagne diplomatiche per evitare lo tsunami.
Se falliranno, si prospetta il riconoscimento di uno Stato palestinese.
Più di 100 Stati riconoscono già la Palestina. La Gran Bretagna, la Francia e altri paesi europei hanno promosso la Delegazione Generale Palestinese a "missioni e ambasciate diplomatiche - una condizione normalmente riservata solo agli Stati". Come scrive Victor Kattan nell’American Journal di diritto internazionale.
La Palestina è stata anche ammessa alle organizzazioni dell'Onu tranne che dall'UNESCO e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che hanno evitato la questione per paura delle mancate sovvenzioni dagli USA – (nessuna minaccia di inattività).
A giugno il Senato Statunitense ha approvato una risoluzione che minacciava la sospensione degli aiuti all'Autorità Palestinese in caso di persistenza con la sua iniziativa all'ONU.
Susan Rice, ambasciatore USA all'ONU, ha avvertito che non c'è "maggior minaccia" in confronto ai fondi USA all'ONU "che la prospettiva che il riconoscimento dello Stato di Palestina sia adottato dagli stati membri" riporta il londinese Daily Telegraph. Ron Prosor, nuovo ambasciatore israeliano all'ONU, ha informato la stampa israeliana che il riconoscimento dell’ONU "potrebbe portare alla violenza e alla guerra".
L'ONU potrebbe presumibilmente riconoscere la Palestina nei confini internazionalmente riconosciuti, incluse le alture del Golan, la West Bank e Gaza. Le alture furono annesse da Israele nel dicembre 1981, in violazione degli ordini del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Nella West Bank, le colonie e le azioni a loro sostegno sono chiaramente perpetrate in violazione del diritto internazionale, come affermato dalla Corte mondiale e dal Consiglio di sicurezza.
Nel febbraio 2006, USA e Israele imposero a Gaza un assedio dopo che “la parte sbagliata” – Hamas – vinse le elezioni in Palestina, riconosciuto libero e giusto. L’assedio divenne più duro nel giugno 2007 dopo il fallimento del golpe militare degli USA volto a rovesciare il governo eletto.
Nel giugno 2010, l’assedio di Gaza fu condannato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa – che raramente si espone in tali denunce – come “punizione collettiva imposta su chiara violazione” del diritto umano internazionale. La BBC ha denunciato che il Comitato Internazionale della Croce Rossa “dipinge un triste quadro delle condizioni a Gaza: ospedali a corto di attrezzature, interruzioni di energia che durano ore ogni giorno, acqua da bere non adatta al consumo,” e la popolazione naturalmente viene incarcerata.
L’assedio criminale è la concretizzazione dell’accordo USA-Israele in atto dal 1991 per separare Gaza dalla West Bank, così da assicurare che un possibile Stato palestinese venga concretamente contenuto tra poteri ostili – Israele e la dittatura giordana. Gli Accordi di Oslo, firmati da Israele e dall’Organizzazione di Liberazione della Palestina nel 1993, stabiliscono la separazione di Gaza dalla West Bank.
Una minaccia più diretta nei confronti del negazionismo attuato da USA e Israele è la Freedom Flotilla che cerca di contestare l’assedio di Gaza portando (lettere) e aiuti umanitari. Nel maggio 2010, l’ultimo tentativo in questa direzione ha portato ad un attacco dei commando israeliani in acque internazionali – principale crimine in sé – nel quale nove passeggeri furono uccisi, comportamento condannato amaramente al di fuori degli USA.
In Israele, la maggior parte della gente si è autoconvinta che il commando era la vittima innocente, attaccata dai passeggeri, altro segno dell’irrazionalità auto-distruttiva che dilaga nella società.
Oggi Usa e Israele cercano con forza di bloccare la flotilla. Il Segretario di Stato USA Hillary Clinton ha praticamente autorizzato la violenza, dato che “gli Israeliani hanno il diritto di difendersi” se la flotilla “tenta di provocare entrando in acque israeliane” – cioè, le acque territoriali di Gaza, come se Gaza appartenesse ad Israele.
La Grecia è d’accordo nell’impedire alle navi di salpare (cioè, quelle navi non ancora sabotate) – anche se, a differenza dalla Clinton, la Grecia fa riferimento correttamente “all’area marittima di Gaza”.
Nel gennaio 2009, la Grecia si è distinta rifiutando di permettere agli armamenti USA di essere imbarcati verso Israele dai porti greci durante il feroce attacco perpetrato da USA-Israele a Gaza. Un Paese non più indipendente per la forte crisi finanziaria in cui versa, la Grecia non può azzardare una tale insolita integrità.
Alla domanda se la flotilla sia una “provocazione”, Chris Gunness, il portavoce dell’Agenzia per il Sostegno e il Lavoro dell’ONU, il più grande ente governativo per gli aiuti a Gaza, descrive una situazione disperata: “Se non ci fosse crisi umanitaria, se non ci fossero criticità in quasi tutti gli aspetti della vita a Gaza non ci sarebbe stato bisogno della flotilla. Il 95% dell’acqua a Gaza non è potabile, il 40% delle malattie derivano dall’acqua…il 45,2% della forza lavoro non è impiegata, l’80% è dipendente dagli aiuti, triplicazione dello stato di povertà dall’inizio dell’assedio. Liberiamoci da questo assedio e non ci sarà bisogno di nessuna flotilla.”
Iniziative diplomatiche come la strategia dello Stato palestinese, e azioni nonviolente in generale, intimoriscono coloro che detengono il vero monopolio della violenza. USA e Israele stanno cercando di sostenere posizioni indifendibili: l’occupazione e la sua (sovversione dell’oppressione), consensi di vecchia data per una soluzione diplomatica.
Il libro più recente di Noam Chomsky, con il co-autore Ilan Pappe, è ''Gaza in Crisi." Chomsky è professore emerito di linguistica e filosofia al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, Mass.
© 2011 Noam Chomsky
lunedì 11 luglio 2011
“L’ISRAELE CHE NON TI ASPETTI” NON CONQUISTA MILANO
Per 10 giorni in Italia, la kermesse Unexpected Israele, volta a presentare “l’altra faccia” del paese. In realtà a porte chiuse si firmavano accordi per rafforzare le relazioni commerciali con l’industria privata e le istituzioni pubbliche italiane.
DI STEPHANIE WESTBROOK
Roma, 09 Luglio 2011, Nena News – Per 10 giorni nel mese di giugno, Milano ha ospitato un’iniziativa promozionale volta a presentare, come ha detto l’ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, “l’altra faccia di Israele”. L’evento, “Unexpected Israele” è stato patrocinato dai governi italiano e israeliano, insieme alle amministrazioni locali di comune e provincia di Milano.
Quando la manifestazione è stata annunciata nel dicembre 2010, con un costo stimato di € 2.500.000, includeva un padiglione di plexiglass di 900 metri quadrati – illuminato notte e giorno – in Piazza Duomo per far conoscere le meraviglie tecnologiche e culturali di Israele. Alla fine, sulla piazza principale di Milano non c’era altro che una piccola installazione multimediale: 15 totem parlanti che sproloquiavano i classici della hasbara (propaganda) israeliana per i pochi visitatori che osavano entrare nell’area transennata e sorvegliata dalla polizia.
Il totem dedicato all’agricoltura si vantava: “Per migliaia di anni, questo angolo del Medio Oriente è stato una terra aspra e arida, per lo più deserta. Eppure in solo 60 anni, Israele ha trasformato il deserto in un miracolo agricolo,” rafforzando l’idea che non esisteva l’agricoltura – e quindi nessun popolo – in quella terra prima della creazione dello Stato di Israele.
Anche il totem sull’acqua parlava della trasformazione “del suolo arido in un fertile paradiso”. Erano omessi dettagli fondamentali, che questa trasformazione era stata possibile solo attraverso il furto d’acqua ai palestinesi e che l’accesso dei palestinesi alle proprie riserve idriche è fortemente limitato. Nella Valle del Giordano, area ricca d’acqua che dovrebbe essere un ‘fertile paradiso’ per i palestinesi, il 94 per cento del territorio è occupato: 44 per cento in zone militari chiuse e il 50 per cento per 37 insediamenti e immense piantagioni israeliane.
I totem sulla Terra Santa e il turismo si sono tranquillamente avventurati al di là dei confini internazionalmente riconosciuti di Israele per includere Betlemme, Gerico e Qumran, senza mai menzionare che questi siti si trovano nella Cisgiordania occupata.
Tel Aviv è stato presentato come una città multiculturale di divertimento non-stop, con un scena gay “vibrante e di classe”, una città “che ti ama così come sei”. Videoclip di spettacoli a Tel Aviv di star internazionali come Madonna e Paul McCartney sono stati utilizzati per presentare Israele come un normale paese stile occidentale, screditando la giustificazione comune degli artisti che scelgono di ignorare l’appello palestinese al boicottaggio culturale di Israele, dicendo che vogliono solo suonare e non si occupano della politica.
Unexpected Israel è stata pubblicizzata come la prima manifestazione israeliana del suo genere organizzata all’estero. Sarebbe difficile immaginare qualsiasi altro paese sentire il bisogno di mostrare pubblicamente questo tipo di video promozionali e auto-celebrativi.
Mentre gli attivisti si organizzavano per contestare ciò che definivano ‘l’occupazione israeliana di Milano,’ rifiutandosi di permettere che la città venisse utilizzata come sfondo per una palese iniziativa di propaganda volta a nascondere le violazioni israeliane dei diritti umani, l’evento principale di Unexpected Israele – che puntava a rafforzare i rapporti economici tra Israele e Italia – è stato trasferito dietro porte chiuse. Ambasciatore Meir, ad una domanda sulle proteste, ha risposto: “L’importante è il business che unisce Italia e Israele”.
Rappresentanti di circa 50 aziende israeliane, insieme con 150 imprenditori italiani, hanno partecipato al Italian-Israeli Business Forum presso la Borsa di Milano, insieme al Ministro dell’Industria israeliano, il sottosegretario italiano per lo Sviluppo economico e i presidenti della regione e della provincia. Oltre 400 incontri bilaterali sono stati organizzati nel pomeriggio, divisi in quattro settori: gestione dell’acqua, sicurezza, tecnologie sanitarie e nuovi media.
Uno sguardo ad alcune delle società israeliane che vi hanno partecipato rivela legami diretti con l’occupazione e violazioni del diritto internazionale. Nel settore dell’acqua, Triple-T Ltd fornisce servizi agli insediamenti israeliani costruiti illegalmente nella Cisgiordania occupata (http://www.wfi-group.net/Profile/e_clients.htm), mentre A.R.I. Flow ha la propria sede nel Golan occupato (http://www.arivalves.com/Contact_Us_Screen.htm).
Secondo il sito WhoProfits della Coalizione di Donne per la Pace in Israele, i sistemi di sicurezza della Magar S3 sono utilizzati lungo 150km del muro israeliano e in otto insediamenti illegali (http://www.whoprofits.org/Company%20Info.php?id=546). La J. Gordon Consulting Engineers ha progettato i sistemi di sicurezza del carcere di Nafha, dove degli 848 prigionieri, 800 sono prigionieri politici palestinesi (http://www.gordonengineers.com/Dev2Go.web?id=200235&page=28&state=1). Athena GS3 è stata fondata da Shabtai Shavit, ex capo del Mossad, e il suo team è composto da ‘esperti di sicurezza delle forze speciali israeliane’, come commandos e Navy Seals (http://www.athenaiss.com/?CategoryID=718&ArticleID=321). Sono le stesse unità responsabili per l’attacco alla Gaza Freedom Flotilla nel maggio del anno scorso, durante il quale furono uccisi nove attivisti. Attualmente si stanno addestrando per intercettare la Freedom Flotilla II.
Mentre Unexpected Israel prendeva il via a Milano, un vertice intergovernativo israeliano-italiano si stava svolgendo a Roma. I primi ministri Silvio Berlusconi e Benjamin Netanyahu, insieme a 8 ministri dei due paesi, hanno firmato nove accordi bilaterali. Nella dichiarazione congiunta, il governo Italiano ha anche riaffermato “la sua ferma posizione contro ogni manifestazione di delegittimazione e boicottaggio contro Israele” (http://www.governo.it/backoffice/allegati/63942-6898.pdf).
Tra gli accordi bilaterali, i ministeri degli esteri si sono impegnati a valutare programmi di scambio per giovani diplomatici, giornalisti e personaggi pubblici, così come di intensificare i programmi di scambio di giovani ‘con lo scopo di creare amicizie tra le giovani generazioni in entrambi i Paesi’.
I Ministri della Pubblica Istruzione hanno convenuto su un programma per l’insegnamento dell’Olocausto, che prevede corsi di formazione per insegnanti italiani allo Yad Vashem, il centro sull’Olocausto a Gerusalemme. Nessun piano simile per insegnare la storia italiana a studenti israeliani è stata annunciata e dettagli sui finanziamenti per il programma non sono ancora stati resi pubblici. In un recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla spesa pubblica, l’Italia era penultima, davanti solo alla Grecia, per la spesa per l’istruzione dei 31 paesi membri dell’OCSE.
Durante la conferenza stampa congiunta con Netanyahu, Berlusconi ha affermato, “Siamo stati e saremo sempre al vostro fianco, perché Israele è l’unica vera democrazia di tutta la regione”. Netanyahu, affermando che per Israele non “esiste amico migliore”, ha anche osservato che gli accordi bilaterali non erano “meremente accordi tecnici, sono un legame, un legame crescente in tempi moderni, all’inizio del 21° secolo, tra il popolo italiano e quello di Israele” (http://www.mfa.gov.il/MFA/Government/Speeches+by+Israeli+leaders/2011/Press-Conference-with-PM-Netanyahu-and-Italian-PM-Berlusconi-13-Jun-2011.htm).
Mentre Israele cercava di salvare la propria immagine e creare ‘legami’ con l’industria privata e le istituzioni pubbliche italiane, attivisti sono scesi nelle strade e nelle piazze di Milano per dare visibilità a ciò che Unexpected Israele ha cercato disperatamente di nascondere. Piero Maestri del comitato ‘No alla occupazione israeliana di Milano’ ha chiesto: “Avreste accettato un evento ‘Sudafrica che non ti aspetti’ mentre Mandela era ancora in carcere?”
Venerdì 11 giugno, poco prima dell’inaugurazione degli eventi ufficiali, attivisti vestiti di bianco, dietro uno striscione con la scritta ‘ 322bambini uccisi, Israele che non ti aspetti’, hanno marciato a Piazza Duomo dove hanno letto i nomi di ogni bambino ucciso a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso.
Una presenza è stata mantenuta all’ingresso dell’installazione multimediale in Piazza Duomo, dove sono stati distribuite cartoline con una versione alternativa di Unexpected Israel, comprese immagini della Nakba (in arabo, catastrofe, l’ondata di pulizia etnica che ha portato alla fondazione di Israele nel 1948), t-shirt razziste indossate dai soldati israeliani, la distruzione a Gaza e graffiti a Hebron con la scritta ‘Arabi alle camere a gas’. I manifesti per la contro-kermesse, dove si intravedeva il Duomo dietro il muro di Israele, si trovavano sui muri del centro.
L’Ambasciatore Meir ha subito capito che non poteva camminare per le strade di Milano senza essere contestato. Un’attivista che si trovava a fianco dell’ambasciatore mentre camminava in una zona pedonale con la scorta, è riuscita a mischiarsi tra i poliziotti per sottoporre a Meir le foto delle case demolite a Silwan, Gerusalemme est occupata. Un’altra attivista ha aperto uno striscione con la scritta ‘Stop Agrexco: Boicotta i frutti dell’Apartheid israeliana’ dietro Meir mentre parlava alle telecamere.
Venerdì 17 giugno, un ‘unexpected gift’ è stato consegnato alla sede italiana dell’Agrexco, esportatore israeliano di prodotti agricoli. Attivisti della campagna Stop Agrexco hanno consegnato cesti di frutta marcia, simboleggiando i prodotti agricoli palestinesi che marciscono ai posti di blocco israeliani in Cisgiordania (http://www.youtube.com/watch?v=ymflF1CSvgg).
Sabato 18 giugno, migliaia di persone hanno riempito le strade di Milano, arrivando da Roma, Firenze, Bologna e Torino, per un corteo nazionale seguito da un concerto del gruppo rap di Gaza, Darg Team.
Infine, il 22 giugno, con la conclusione di Unexpected Israel alle porte, la Stefano Chiarini, la barca italiana che ha preso parte alla Freedom Flottila II (rimasta in Grecia per volere del divieto a salpare delle autorità greche, ndR), è arrivata sulla piazza. Sotto forma di barca giocattolo della lunghezza di tre metri fatta di giornali – adatto per una barca che porta il nome del giornalista italiano scomparso – la barca ha ‘navigato’ intorno ai totem parlanti, e il megafono dei manifestanti ha soffocato la propaganda.
Mentre l’evento di 10 giorni è riuscito ad assicurarsi il sostegno del governo Berlusconi e delle imprese italiane disposte a fare affari con uno stato di apartheid, ha fatto poco per conquistare la gente di Milano. Ancora una volta – in contrasto con la codardia dei governi e delle istituzioni – è stato un movimento dal basso a mobilitarsi per inchiodare Israele alle sue responsabilità per le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.
DI STEPHANIE WESTBROOK
Roma, 09 Luglio 2011, Nena News – Per 10 giorni nel mese di giugno, Milano ha ospitato un’iniziativa promozionale volta a presentare, come ha detto l’ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, “l’altra faccia di Israele”. L’evento, “Unexpected Israele” è stato patrocinato dai governi italiano e israeliano, insieme alle amministrazioni locali di comune e provincia di Milano.
Quando la manifestazione è stata annunciata nel dicembre 2010, con un costo stimato di € 2.500.000, includeva un padiglione di plexiglass di 900 metri quadrati – illuminato notte e giorno – in Piazza Duomo per far conoscere le meraviglie tecnologiche e culturali di Israele. Alla fine, sulla piazza principale di Milano non c’era altro che una piccola installazione multimediale: 15 totem parlanti che sproloquiavano i classici della hasbara (propaganda) israeliana per i pochi visitatori che osavano entrare nell’area transennata e sorvegliata dalla polizia.
Il totem dedicato all’agricoltura si vantava: “Per migliaia di anni, questo angolo del Medio Oriente è stato una terra aspra e arida, per lo più deserta. Eppure in solo 60 anni, Israele ha trasformato il deserto in un miracolo agricolo,” rafforzando l’idea che non esisteva l’agricoltura – e quindi nessun popolo – in quella terra prima della creazione dello Stato di Israele.
Anche il totem sull’acqua parlava della trasformazione “del suolo arido in un fertile paradiso”. Erano omessi dettagli fondamentali, che questa trasformazione era stata possibile solo attraverso il furto d’acqua ai palestinesi e che l’accesso dei palestinesi alle proprie riserve idriche è fortemente limitato. Nella Valle del Giordano, area ricca d’acqua che dovrebbe essere un ‘fertile paradiso’ per i palestinesi, il 94 per cento del territorio è occupato: 44 per cento in zone militari chiuse e il 50 per cento per 37 insediamenti e immense piantagioni israeliane.
I totem sulla Terra Santa e il turismo si sono tranquillamente avventurati al di là dei confini internazionalmente riconosciuti di Israele per includere Betlemme, Gerico e Qumran, senza mai menzionare che questi siti si trovano nella Cisgiordania occupata.
Tel Aviv è stato presentato come una città multiculturale di divertimento non-stop, con un scena gay “vibrante e di classe”, una città “che ti ama così come sei”. Videoclip di spettacoli a Tel Aviv di star internazionali come Madonna e Paul McCartney sono stati utilizzati per presentare Israele come un normale paese stile occidentale, screditando la giustificazione comune degli artisti che scelgono di ignorare l’appello palestinese al boicottaggio culturale di Israele, dicendo che vogliono solo suonare e non si occupano della politica.
Unexpected Israel è stata pubblicizzata come la prima manifestazione israeliana del suo genere organizzata all’estero. Sarebbe difficile immaginare qualsiasi altro paese sentire il bisogno di mostrare pubblicamente questo tipo di video promozionali e auto-celebrativi.
Mentre gli attivisti si organizzavano per contestare ciò che definivano ‘l’occupazione israeliana di Milano,’ rifiutandosi di permettere che la città venisse utilizzata come sfondo per una palese iniziativa di propaganda volta a nascondere le violazioni israeliane dei diritti umani, l’evento principale di Unexpected Israele – che puntava a rafforzare i rapporti economici tra Israele e Italia – è stato trasferito dietro porte chiuse. Ambasciatore Meir, ad una domanda sulle proteste, ha risposto: “L’importante è il business che unisce Italia e Israele”.
Rappresentanti di circa 50 aziende israeliane, insieme con 150 imprenditori italiani, hanno partecipato al Italian-Israeli Business Forum presso la Borsa di Milano, insieme al Ministro dell’Industria israeliano, il sottosegretario italiano per lo Sviluppo economico e i presidenti della regione e della provincia. Oltre 400 incontri bilaterali sono stati organizzati nel pomeriggio, divisi in quattro settori: gestione dell’acqua, sicurezza, tecnologie sanitarie e nuovi media.
Uno sguardo ad alcune delle società israeliane che vi hanno partecipato rivela legami diretti con l’occupazione e violazioni del diritto internazionale. Nel settore dell’acqua, Triple-T Ltd fornisce servizi agli insediamenti israeliani costruiti illegalmente nella Cisgiordania occupata (http://www.wfi-group.net/Profile/e_clients.htm), mentre A.R.I. Flow ha la propria sede nel Golan occupato (http://www.arivalves.com/Contact_Us_Screen.htm).
Secondo il sito WhoProfits della Coalizione di Donne per la Pace in Israele, i sistemi di sicurezza della Magar S3 sono utilizzati lungo 150km del muro israeliano e in otto insediamenti illegali (http://www.whoprofits.org/Company%20Info.php?id=546). La J. Gordon Consulting Engineers ha progettato i sistemi di sicurezza del carcere di Nafha, dove degli 848 prigionieri, 800 sono prigionieri politici palestinesi (http://www.gordonengineers.com/Dev2Go.web?id=200235&page=28&state=1). Athena GS3 è stata fondata da Shabtai Shavit, ex capo del Mossad, e il suo team è composto da ‘esperti di sicurezza delle forze speciali israeliane’, come commandos e Navy Seals (http://www.athenaiss.com/?CategoryID=718&ArticleID=321). Sono le stesse unità responsabili per l’attacco alla Gaza Freedom Flotilla nel maggio del anno scorso, durante il quale furono uccisi nove attivisti. Attualmente si stanno addestrando per intercettare la Freedom Flotilla II.
Mentre Unexpected Israel prendeva il via a Milano, un vertice intergovernativo israeliano-italiano si stava svolgendo a Roma. I primi ministri Silvio Berlusconi e Benjamin Netanyahu, insieme a 8 ministri dei due paesi, hanno firmato nove accordi bilaterali. Nella dichiarazione congiunta, il governo Italiano ha anche riaffermato “la sua ferma posizione contro ogni manifestazione di delegittimazione e boicottaggio contro Israele” (http://www.governo.it/backoffice/allegati/63942-6898.pdf).
Tra gli accordi bilaterali, i ministeri degli esteri si sono impegnati a valutare programmi di scambio per giovani diplomatici, giornalisti e personaggi pubblici, così come di intensificare i programmi di scambio di giovani ‘con lo scopo di creare amicizie tra le giovani generazioni in entrambi i Paesi’.
I Ministri della Pubblica Istruzione hanno convenuto su un programma per l’insegnamento dell’Olocausto, che prevede corsi di formazione per insegnanti italiani allo Yad Vashem, il centro sull’Olocausto a Gerusalemme. Nessun piano simile per insegnare la storia italiana a studenti israeliani è stata annunciata e dettagli sui finanziamenti per il programma non sono ancora stati resi pubblici. In un recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla spesa pubblica, l’Italia era penultima, davanti solo alla Grecia, per la spesa per l’istruzione dei 31 paesi membri dell’OCSE.
Durante la conferenza stampa congiunta con Netanyahu, Berlusconi ha affermato, “Siamo stati e saremo sempre al vostro fianco, perché Israele è l’unica vera democrazia di tutta la regione”. Netanyahu, affermando che per Israele non “esiste amico migliore”, ha anche osservato che gli accordi bilaterali non erano “meremente accordi tecnici, sono un legame, un legame crescente in tempi moderni, all’inizio del 21° secolo, tra il popolo italiano e quello di Israele” (http://www.mfa.gov.il/MFA/Government/Speeches+by+Israeli+leaders/2011/Press-Conference-with-PM-Netanyahu-and-Italian-PM-Berlusconi-13-Jun-2011.htm).
Mentre Israele cercava di salvare la propria immagine e creare ‘legami’ con l’industria privata e le istituzioni pubbliche italiane, attivisti sono scesi nelle strade e nelle piazze di Milano per dare visibilità a ciò che Unexpected Israele ha cercato disperatamente di nascondere. Piero Maestri del comitato ‘No alla occupazione israeliana di Milano’ ha chiesto: “Avreste accettato un evento ‘Sudafrica che non ti aspetti’ mentre Mandela era ancora in carcere?”
Venerdì 11 giugno, poco prima dell’inaugurazione degli eventi ufficiali, attivisti vestiti di bianco, dietro uno striscione con la scritta ‘ 322bambini uccisi, Israele che non ti aspetti’, hanno marciato a Piazza Duomo dove hanno letto i nomi di ogni bambino ucciso a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso.
Una presenza è stata mantenuta all’ingresso dell’installazione multimediale in Piazza Duomo, dove sono stati distribuite cartoline con una versione alternativa di Unexpected Israel, comprese immagini della Nakba (in arabo, catastrofe, l’ondata di pulizia etnica che ha portato alla fondazione di Israele nel 1948), t-shirt razziste indossate dai soldati israeliani, la distruzione a Gaza e graffiti a Hebron con la scritta ‘Arabi alle camere a gas’. I manifesti per la contro-kermesse, dove si intravedeva il Duomo dietro il muro di Israele, si trovavano sui muri del centro.
L’Ambasciatore Meir ha subito capito che non poteva camminare per le strade di Milano senza essere contestato. Un’attivista che si trovava a fianco dell’ambasciatore mentre camminava in una zona pedonale con la scorta, è riuscita a mischiarsi tra i poliziotti per sottoporre a Meir le foto delle case demolite a Silwan, Gerusalemme est occupata. Un’altra attivista ha aperto uno striscione con la scritta ‘Stop Agrexco: Boicotta i frutti dell’Apartheid israeliana’ dietro Meir mentre parlava alle telecamere.
Venerdì 17 giugno, un ‘unexpected gift’ è stato consegnato alla sede italiana dell’Agrexco, esportatore israeliano di prodotti agricoli. Attivisti della campagna Stop Agrexco hanno consegnato cesti di frutta marcia, simboleggiando i prodotti agricoli palestinesi che marciscono ai posti di blocco israeliani in Cisgiordania (http://www.youtube.com/watch?v=ymflF1CSvgg).
Sabato 18 giugno, migliaia di persone hanno riempito le strade di Milano, arrivando da Roma, Firenze, Bologna e Torino, per un corteo nazionale seguito da un concerto del gruppo rap di Gaza, Darg Team.
Infine, il 22 giugno, con la conclusione di Unexpected Israel alle porte, la Stefano Chiarini, la barca italiana che ha preso parte alla Freedom Flottila II (rimasta in Grecia per volere del divieto a salpare delle autorità greche, ndR), è arrivata sulla piazza. Sotto forma di barca giocattolo della lunghezza di tre metri fatta di giornali – adatto per una barca che porta il nome del giornalista italiano scomparso – la barca ha ‘navigato’ intorno ai totem parlanti, e il megafono dei manifestanti ha soffocato la propaganda.
Mentre l’evento di 10 giorni è riuscito ad assicurarsi il sostegno del governo Berlusconi e delle imprese italiane disposte a fare affari con uno stato di apartheid, ha fatto poco per conquistare la gente di Milano. Ancora una volta – in contrasto con la codardia dei governi e delle istituzioni – è stato un movimento dal basso a mobilitarsi per inchiodare Israele alle sue responsabilità per le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.
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