martedì 10 settembre 2013

L'Iran, non la Siria, vero bersaglio dell'Occidente

L'Iran, non la Siria, vero bersaglio dell'Occidente L'Iran è sempre più coinvolto nel proteggere il governo siriano: una vittoria di Bashar è una vittoria dell'Iran. E vittorie iraniane non sono tollerate ad Ovest [R. Fisk] di Robert Fisk Prima che la più stupida guerra occidentale nella storia del mondo moderno abbia inizio- mi sto naturalmente riferendo all'attacco alla Siria che tutti noi dobbiamo ancora ingoiare - potrebbe essere bene dire che i missili cruise, che fiduciosamente ci attendiamo che si scaglino su una delle città più antiche dell'umanità, non hanno assolutamente nulla a che fare con la Siria . Sono destinati a danneggiare l'Iran. Sono destinati a colpire la repubblica islamica, ora che ha un nuovo e brillante presidente - a differenza di quel picchiatello di Mahmoud Ahmadinejad - proprio nel momento in cui potrebbe essere appena più stabile. L'Iran è il nemico di Israele. L'Iran è quindi, naturalmente, nemico dell'America. Perciò si sparano i missili contro l'unico alleato arabo dell'Iran. Non c'è nulla di gradevole da dire sul regime di Damasco. Né questi commenti scagionano il regime in materia di uso massiccio di gas. Ma io sono abbastanza vecchio per ricordare che quando l'Iraq - allora alleato degli Stati Uniti - aveva usato i gas contro i curdi di Hallabjah nel 1988, noi non abbiamo aggredito Baghdad. In realtà, tale attacco dovette aspettare fino al 2003, quando Saddam non aveva più alcun gas o una qualsiasi delle altre armi su cui abbiamo avuto degli incubi. a me capita anche di ricordare che la CIA nel 1988 ha architettato la storiella che l'Iran fosse responsabile per le gasazioni di Hallabjah, una tangibile bugia che si è concentrata sul nemico dell'America che Saddam stava allora combattendo per nostro conto. E migliaia - non centinaia - morirono ad Hallabjah. Ma così va il mondo. Tempi diversi, standard diversi. E suppongo che valga la pena notare che quando Israele ha ucciso fino a 17mila uomini, donne e bambini in Libano nel 1982, in una invasione ipoteticamente provocata dal tentativo dell'OLP di assassinare l'ambasciatore israeliano a Londra - era in realtà il compagno di Saddam Abu Nidal ad aver organizzato l'uccisione, non l'OLP, ma questo non conta, ora - l'America semplicemente si limitò a far appello a entrambe le parti affinché esercitassero "moderazione". E quando, pochi mesi prima di quella invasione, Hafez al-Assad - padre di Bashar - inviò suo fratello fino ad Hama per spazzare via migliaia di ribelli dei Fratelli Musulmani, nessuno mormorò una sola parola di condanna. "Regole di Hama" fu il modo in cui il mio vecchio collega Tom Friedman cinicamente definì questo bagno di sangue. In ogni caso, c'è una Fratellanza diversa in campo oggigiorno - e Obama non ha potuto nemmeno dire né a né ba quando il loro presidente eletto è stato deposto. Ma aspettate un attimo. Non fu che forse che l'Iraq - quando era il "nostro" alleato contro l'Iran - fece anch'esso uso di gas contro l'esercito iraniano? Lo fece. Ho visto le persone colpite da ferite come quelle di Ypres in conseguenza di questo folle attacco di Saddam - ufficiali statunitensi , dovrei aggiungere, hanno visitato il campo di battaglia più tardi e riferito a Washington - e non ce n'è fregato un fico secco. Migliaia di soldati iraniani nella guerra 1980-1988 sono stati avvelenati a morte da questa arma vile. Sono tornato a Teheran durante la notte su un treno di feriti militari e ho sentito la puzza di questa roba per davvero, aprendo i finestrini nei corridoi per liberare i miasmi del gas. Questi giovani avevano ferite su ferite - letteralmente. Avevano piaghe orribili in cui galleggiavano piaghe ancora più dolorose che si avvicinano all'indescrivibile. Eppure, quando i soldati sono stati inviati agli ospedali occidentali per ricevere delle cure, noi gazzettieri definimmo questi feriti - dopo prove fornite dall'ONU infinitamente più convincenti di quelle che stiamo probabilmente per ottenere da fuori Damasco - "presunte" vittime del gas. Ebbene, cosa stiamo facendo in nome del cielo? Dopo che innumerevoli migliaia di persone sono morte nell'impressionante tragedia della Siria, improvvisamente - ora , dopo mesi e anni di soperchierie - ci stiamo arrabbiando per qualche centinaio di morti. Terribile. Inconcepibile. Sì, questo è vero. Ma avremmo dovuto essere traumatizzati sul campo da questa guerra nel 2011. E nel 2012. Ma perché ora? Sospetto di saperne il motivo. Io penso che lo spietato esercito di Bashar al-Assad potrebbe essere proprio in procinto di vincere contro i ribelli che noi segretamente armiamo. Con l'assistenza del libanese Hezbollah - alleato dell'Iran in Libano - il regime di Damasco ha debellato i ribelli a Qusayr ed è lì per lì per sgominarli anche a nord di Homs. L'Iran è sempre più profondamente coinvolto nella protezione del governo siriano. Per questo motivo una vittoria per Bashar è una vittoria per l'Iran. E vittorie iraniane non possono essere tollerate dall'Occidente. E già che siamo in tema di guerra, che cosa è successo a quei magnifici negoziati israelo-palestinesi di cui si vantava John Kerry? Mentre esprimiamo la nostra angoscia per le orribili gasazioni in Siria, la terra di Palestina continua ad essere divorata. Le politiche Likudiste di Israele - ossia negoziare per la pace fino a quando non sarà rimasta alcuna Palestina - continuano a ritmo sostenuto, ed è per questo che l'incubo del re Abdullah di Giordania (assai più opprimente di quello delle "armi di distruzione di massa " da noi vagheggiato nel 2003) diventa ancora più grande: che la "Palestina" sarà in Giordania, non in Palestina. Ma se dobbiamo credere alle sciocchezze che escono da Washington, Londra, Parigi e dal resto del mondo "civilizzato", è solo una questione di tempo prima che la nostra spada rapida e vendicativa si scagli sui damasceni. Il fatto di osservare i leader del resto del mondo arabo mentre applaudono a questa distruzione è forse la più dolorosa esperienza storica che la regione debba sopportare. E la più vergognosa . Se non fosse per il fatto che staremo attaccando i musulmani sciiti e i loro alleati al titmo del battimani dei musulmani sunniti. Ed è ciò di cui la guerra civile è fatta. (Traduzione per Megachip a cura di Sebastian Versus.)

lunedì 9 settembre 2013

kALANDIA, FUNERALI

Israele intensifica gli attacchi a un’agenzia delle Nazioni Unite dopo l’uccisione di un dipendente durante un’incursione.

Israele intensifica gli attacchi a un’agenzia delle Nazioni Unite dopo l’uccisione di un dipendente durante un’incursione. Durante le prime ore del mattino di lunedì, 26 agosto, nel corso di un’operazione d’arresto forze israeliane in segreto e disinformate hanno invaso il campo profughi di Qalandiya vicino alla città di Ramallah nella West Bank occupata. Quando gli abitanti li hanno affrontati, ne sono conseguiti scontri. di Patrick O. Strickland Testimoni oculari che hanno parlato con The Electronic Intifada, come pure gruppi per i diritti umani e della Nazioni Unite, hanno contraddetto gli elementi chiave delle attestazioni di Israele a proposito dell’incursione che ha lasciato sul terreno tre civili palestinesi morti, tra cui un dipendente dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNRWA. "Sembrava che il campo profughi fosse Gaza," ha ricordato Yehya Mteir, un residente del campo che ha assistito all’incursione. "Uno dei miei amici è stato colpito al braccio da un proiettile dum-dum," ha aggiunto, riferendosi ai proiettili che esplodono all’interno del bersaglio dopo esservi penetrati. "Mi ha chiesto di guardarlo, e mi sono spaventato perché sembrava che l’unica cosa che tenesse unito il braccio al corpo fosse la manica della camicia." Qalandiya ospita circa 11.000 profughi palestinesi registrati presso le Nazioni Unite – quasi la metà della sua popolazione ha 14 anni o è più giovane. I soldati israeliani hanno incontrato resistenza da parte degli abitanti del posto, che hanno lanciato pietre alle jeep dell’esercito nel momento in cui cercavano di procedere nei vicoli stretti del campo, come documentato nel video. (http://www.youtube.com/watch?v=2udF2d_d3A4 ) Proiettili veri Durante gli scontri, i soldati hanno risposto sparando proiettili alla folla e ferendo mortalmente tre giovani palestinesi: il 20enne Jihad Aslan, il 22enne Younis Jahjouh e il 34 enne Kazim Abdulrahman Zayid. Un rapporto rilasciato oggi da Human Right Watch, che fa riferimento a fonti mediche, afferma che "5 delle 18 persone ferite da arma da fuoco durante gli scontri erano al di sotto dei 18 anni e 12 delle 18 hanno richiesto intervento chirurgico." Secondo Al Jazeera English, martedì ai funerali si sono recate 3000 persone e sono sfilate in corteo con le famiglie dei deceduti. Mortale operazione di arresto Il portavoce militare israeliano, Luba Jeremie, ha riferito ad Agence France-Presse che la polizia di frontiera era entrata nel campo per "arrestare un attivista terrorista ostile", riferendosi a Yousef al-Khatib, che , secondo Ma’an News Agency, è stato rilasciato di recente dal carcere israeliano dopo dieci anni di detenzione. Secondo Human Right Watch, le forze israeliane hanno arrestato dapprima un parente di al-Khatib, scambiandolo per la persona ricercata, lo hanno ammanettato, bendato e portato in una vicina base militare. "Uno di loro mi ha colpito allo stomaco durante tutto il tragitto con un oggetto pesante, forse un estintore, " ha testimoniato il congiunto al gruppo dei diritti. Dopo essere stato informato dai soldati israeliani che Yousef al-Khatib era stato arrestato, il parente è stato dopo di ciò ricondotto al campo di Qalandiya per identificare al-Khatib. "Ho fatto fatica a riconoscerlo. Gli avevano rotto il naso e fatti saltar via i denti, e la mano era rotta," ha rivelato il congiunto al gruppo per i diritti. Attualmente Yousef al-Khatib è detenuto senza imputazione nel carcere militare di Ofer nella West Bank occupata. "Non avevamo armi da fuoco" "Dopo l’arresto [di al-Khatib] una folla di circa 1500 abitanti ha dato inizio a disordini, lanciando bombe Molotov e pietre, mettendo in pericolo i membri delle forze armate che hanno risposto con mezzi dispersione antisommossa, " ha aggiunto il portavoce dell’esercito israeliano Samri. I militari israeliani hanno anche accusato i palestinesi di aver sparato ai soldati, affermando che "in seguito sono stati scoperti dei fori di proiettili nei veicoli [militari], " come riportato da The Jerusalem Post. Yehya Mteir, che era presente durante gli scontri, ha negato la versione dei fatti del portavoce militare israeliano. "Uno dei martiri era mio amico, e siamo stati insieme la notte prima," ha detto. "C’era solo un candelotto di gas lacrimogeno sparato all’inizio e uno alla fine, ma diverso da quello, erano tutte munizioni da guerra e proiettili dum-dum, " ha aggiunto. C’era tanta gente per strada perché tutti si stavano recando al lavoro; di solito [i militari] arrivano quando stiamo dormendo, " ha spiegato Mteir. "Gli unici mezzi che avevamo per combattere erano le pietre. Non avevamo armi da fuoco o bottiglie Molotov, nessuno di noi." Il rapporto di Human Right Watch sull’incidente attribuisce agli abitanti del campo il lancio di pietre, bottiglie Molotov e altri oggetti, ma attesta che " i soldati hanno sparato a palestinesi che non tiravano pietre in circostanze che indicano che essi hanno usato intenzionalmente una forza letale che non era necessaria per proteggere la vita…" Chris Gunness, portavoce dell’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati, UNRWA, in un’intervista a The Electronic Intifada ha dichiarato che l’indagine svolta dall’Agenzia ha rinvenuto discrepanze nelle affermazioni dell’esercito israeliano. Anche Human Right Watch ha asserito oggi che i soldati israeliani "sembra abbiano usato illegalmente forza letale" durante l’incursione, esigendo un processo penale per quei soldati che "hanno sparato sulla gente in modo colposo". "Tutte le persone che abbiamo intervistato hanno negato vigorosamente che i palestinesi abbiano sparato [proiettili veri], o detto che non se ne erano accorte", ha riferito a The Electronic Intifada Bill Van Esveld, un ricercatore di Human Right Watch. "Se gli israeliani hanno prove di questo, dovrebbero renderle pubbliche." Dipendente delle Nazioni Unite ucciso. Uno di coloro che sono stati uccisi, Rubeen Zayid, padre 34enne di quattro figli, era un dipendente dell’UNRWA. "Abbiamo nove testimonianze indipendenti che confermano tutte che era disarmato, non era coinvolto in atti di violenza, non impegnato nel lancio di pietre e tuttavia non ci sono dubbi è stato colpito da un proiettile al petto, " ha raccontato a The Electronic Intifada il portavoce dell’UNRWA Gunness. Mentre Zayid faceva la strada per andare al lavoro, ha tentato di aggirare gli scontri. Quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco un proiettile lo ha colpito al petto e lo ha ucciso sul posto. "Secondo i testimoni oculari con i quali abbiamo parlato, non c’erano bottiglie Molotov o bombe Molotov nella zona dov’è stato ucciso Kazim," ha dichiarato Gunness. Mteir ha riferito anche che Zayid "stava andando al lavoro. Egli non combatteva o lanciava pietre contro gli israeliani." Secondo l’indagine di Human Right Watch, Van Esveld ha detto che Zayid " stava svoltando l’angolo ed è stato colpito al petto….Testimoni ci hanno detto che nessuno attorno a lui stava tirando pietre. L’ultimo soldato che stava entrando nell’ultimo veicolo militare mentre se ne stavano andando, si è girato e gli ha sparato al petto." Un altro dipendente dell’UNRWA è stato pure colpito nella parte posteriore della gamba mentre tentava di evitare gli scontri, ha riferito Gunness. Un testimone oculare intervistato da Human Right Watch ha dichiarato che "c’è stato un solo sparo, che egli ritiene indicasse che il soldato ha mirato direttamente ad Abu Murad, " un raccoglitore d’immondizia di 50 anni presso l’agenzia delle Nazioni Unite. Il gruppo per i diritti aggiunge: "entrambi i testimoni dell’assassinio di Abu Murad hanno detto di non aver visto nessuno in quel momento nella strada lanciare pietre alle forze israeliane dalla direzione di Abu Murad. L’UNRWA condanna l’omicidio. Un comunicato stampa dell’UNRWA afferma che "l’UNRWA condanna l’omicidio di un membro del suo staff e invita tutte le parti, in questo momento delicato, a esercitare il massimo di limitazioni e agire coerentemente al il diritto internazionale." Il Ministero degli Affari Esteri (MFA) ha rilasciato una risposta che condanna la dichiarazione dell’UNRWA "come sostegno politico unilaterale" "Davvero a prescindere dal fatto che l’UNRWA non si è presa neppure la briga di approcciare una qualsiasi fonte ufficiale israeliana per il commento, la sua dichiarazione è stata fornita precipitosamente ai giornalisti mentre violenti tumulti infuriano ancora a Qalandiya," dichiara il MFA. Tuttavia, Gunness ha contestato entrambe queste accuse. "Questa asserzione del MFA israeliano è il classico caso della mano destra che non deve sapere che cosa fa la mano sinistra. Abbiamo parlato sia con il MFA che con l’esercito israeliano prima della pubblicazione della nostra dichiarazione," ha raccontato a The Electronic Intifada. "La loro eccezione sulla tempestività del nostro rapporto è chiaramente una sciocchezza," ha aggiunto Gunness. "La nostra dichiarazione è stata rilasciata circa 12 ore dopo che il membro del nostro staff era stato colpito a morte. In questo posto, gli scontri erano cessati da lungo tempo." Israele cita il regista kahanista. Attaccando l’inchiesta dell’agenzia per i profughi, l’asserzione del MFA denuncia ulteriormente l’UNRWA in quanto "continuamente manca di manifestare una solerzia e un entusiasmo simile quando viene richiesta di indagare sui propri casi di illecito," agganciandosi a un articolo di Times of Israel su di un film propagandistico fatto uscire a luglio intitolato Camp Jihad. Il regista, David Bedein, è un giornalista della destra israeliana che vive nella colonia di Efrat nella West Bank e che accusa regolarmente le Nazioni Unite di favorire l’antisemitismo e di incoraggiare la violenza tra i palestinesi. Dalla sua uscita, il film è stato menzionato da funzionari israeliani. Il 14 agosto, l’account twitter ufficiale della Missione israeliana alle Nazioni Unite, diretta dall’ambasciatore Ron Prosor, ha promosso e connesso il film Camp Jihad, affermando."l’UNRWA si vanta della sua ‘neutralità’ - ma l’orripilante istigazione nei suoi campi estivi racconta una storia diversa." Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ripetuto le asserzioni del film durante l’incontro del 16 agosto con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. I campi profughi palestinesi, ha sostenuto Netanyahu, "sono stati utilizzati…. Per infondere tra i bambini palestinesi la cultura dell’odio e idee riguardanti la distruzione di Israele…Confido che farà in modo che questi abusi degli obiettivi delle Nazioni Unite e i suoi finanziamenti non continuino. L’osservazione di Netanyahu è stata riportata dalla Missione israeliana pure sull’account twitter dell’ONU. Affermazioni "grossolanamente fuorvianti" In una dichiarazione pubblicata sul sito web dell’UNRWA, il portavoce Gunness ha respinto vigorosamente le asserzioni del film, aggiungendo che il "film è grossolanamente fuorviante e deploriamo il danno che ha causato all’UNRWA e alle Nazioni Unite. "Il regista implicato [David Bedein] ha una storia per ciò che riguarda il fare affermazioni prive di fondamento sull’UNRWA, su tutte le quali abbiamo indagato e dimostrato che sono manifestatamene false. A lungo è stata prassi del filmmaker mostrare attività non dell’UNRWA e rappresentarle come se lo fossero," aggiunge la dichiarazione di Gunness. Una dichiarazione UNRWA del 2011 cita la rivelazione dello studioso Rex Brynen essere Bedein uno che "ha collegamenti kahanisti", facendo riferimento al movimento ultranazionalista che si fonda sull’ideologia di Meir Kahane. Kahane fondò la lega di difesa ebraica, classificata dal FBI come gruppo terroristico di destra, e il partito Kach, designato come organizzazione terroristica da Israele, Stati Uniti, Canada e Unione Europea. La dichiarazione UNRWA cita Brynen: "Bedein ha pure divulgato il lavoro sotto l’egida della sua organizzazione con Samuel Sokol – un attivista di ultradestra che, nelle foto che una volta egli ha pubblicato con orgoglio on-line, si può vedere in posa armato davanti a una…bandiera kahanista." A condizione di conservare l’anonimato, una fonte diplomatica importante ha detto a The Electronic Intifada che "è singolare, ma forse non sorprendente che l’ambasciatore israeliano avesse spinto il primo ministro [Benjamin Netanyahu] a citare al Segretario Generale delle Nazioni Unite uno con collegamenti kahanisti." "Ciò mostra a proposito quanto sia diventata perversa e malata la narrazione. Immaginate quel che sarebbe accaduto se un collegamento di quel tipo fosse presente sul versante palestinese," ha aggiunto la fonte. Uso eccessivo della forza Quest’anno, nella West Bank, sono stati fino ad ora uccisi dai soldati israeliani quattordici civili palestinesi, tra cui quelli colpiti a morte durante l’irruzione a Qalandia Organizzazioni internazionali dei diritti umani hanno condannato gli ultimi omicidi. "La morte [di Rubeen Zayid] solleva preoccupazioni che possa essere stata una esecuzione extragiudiziaria in violazione del diritto internazionale, " ha sostenuto in una dichiarazione Philip Luther, direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. "Questo raid mortale finalizzato a un arresto sembra essere pure un altro esempio di uso eccessivo della forza da parte delle truppe israeliane nei Territori Palestinesi Occupati, " ha aggiunto Luther. Human Right Watch ha richiesto anche un’indagine penale immediata relativa all’incursione. Campi UNRWA ripetutamente attaccati Una segnalazione delle Nazioni Unite asserisce di continuo che i campi dell’UNRWA sono stati regolarmente attaccati, nonostante vengano ritenute essere aree neutrali e vietate ai militari israeliani. Questa segnalazione dipinge un quadro inquietante delle violazioni: candelotti di gas lacrimogeno, granate assordanti e pallottole di acciaio rivestite di gomma vanno a finire di frequente o colpiscono i locali dell’UNRWA. Solo durante la prima metà del 2013, sono state registrate ventisei violazioni. In un caso, il 27 di giugno, più di 100 candelotti di gas lacrimogeno sparati dai militari israeliani sono caduti su una scuola femminile del campo profughi di Qalandiya. Nell’ultimo decennio, le forze israeliane hanno ucciso e ferito lavoratori dell’UNRWA ed attaccato più volte i locali dell’Agenzia. Nel novembre 2002, nel campo profughi di Jenin nella West Bank settentrionale, un direttore di progetto dell’UNRWA, Iain Hook, è stato colpito e ucciso da un cecchino militare israeliano nel mezzo degli scontri. Quando Israele intensificò gli attacchi alla Striscia di Gaza nel dicembre 2002, due dipendenti dell’UNRWA vennero uccisi, nessuno dei due era ritenuto fosse coinvolto negli scontri. Nel gennaio 2009, durante la brutale aggressione di Israele alla Striscia di Gaza dell’inverno 2008-2009, le forze israeliane bombardarono la scuola dell’UNRWA, al-Fakhura, nel campo profughi di Jabalia. Almeno 40 palestinesi vennero uccisi e più di 50 feriti. Durante l’offensiva militare di Israele su Gaza del novembre 2012, il governo israeliano asserì tramite i mezzi di comunicazione che l’UNRWA permetteva alle organizzazioni di resistenza armata di lanciare razzi verso Israele. L’UNRWA respinse categoricamente tali affermazioni. Impunità Considerando il lungo primato delle impunità israeliane, è improbabile che ci sarà una qualche assunzione di responsabilità per i tre omicidi a Qalandiya di lunedì scorso. Quando è stato interpellato sulla probabilità di un’indagine interna dell’esercito israeliano, Van Esveld ha risposto, "Il primato parla chiaro" Secondo le ultime statistiche del gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem, dallo scoppio della seconda Intifada, nel settembre 2000, nei territori occupati sono stati uccisi dalle forze israeliane 6.706 palestinesi. Eppure un rapporto recente del gruppo israeliano per i diritti umani Yesh Din ha scoperto che in tale periodo solo 16 pratiche investigative hanno portato a un rinvio a giudizio. Inoltre, soli sette soldati israeliani sono stati incarcerati per l’omicidio di sei civili, uno dei quali era di nazionalità britannica. Anche se raramente puniti per l’uccisione di civili, soldati israeliani di stanza nella città di Hebron nella West Bank, sono stati di recente "conformemente sanzionati", secondo un comunicato dell’esercito, per essersi inseriti in una festa palestinese di matrimonio e aver ballato con i presenti. "Le guerre di Gaza sono avvenute e il mondo intero ne è venuto a conoscenza senza fare nulla, " ha concluso il residente di Qalandiya Yehyia Mteir. "C’è stata la distruzione del campo profughi di Jenin e nulla è cambiato," ha aggiunto, facendo riferimento all’invasione del 2002 del nord della West Bank. "Ma questa volta è stato veramente duro. La gente nel campo [di Qalandiya] ha smesso di dormire perché stiamo svegli per la preoccupazione, aspettando che arrivino gli israeliani." Patrick O. Strickland è un giornalista investigativo di Mint Press News: I suoi articoli sono apparsi su Aljazeera English, Truthout e The Electronic Intifada. (tradotto da mariano mingarelli)

domenica 8 settembre 2013

Israele propone «confini mobili» A Gaza zona cuscinetto egiziana

Israele propone «confini mobili» A Gaza zona cuscinetto egiziana di Michele Giorgio GERUSALEMME - Ignorati dai media impegnati a seguire le tappe di avvicinamento alla nuova guerra che gli Usa scateneranno in Medio Oriente, il cuore del conflitto mediorientale, quello isarelo-palestinese, rischia l'oblio. L'espansione delle colonie israeliane a Gerusalemme Est e in Cisgiordania procede senza soste nonostante i negoziati ripresi a luglio tra il governo Netanyahu e l'Anp di Abu Mazen, dopo quattro anni di blocco. I colloqui proseguono, guidati dal negoziatore palestinese Saeb Erekat e dalla ministra israeliana Tzipi Livni. Si sa poco dei risultati. Si è appreso che dopo la liberazione di 24 detenuti politici palestinesi avvenuta il mese scorso, un altro gruppo di prigionieri dovrebbe essere scarcerato da Israele a fine settembre. Non sembra esserci nulla di concreto dietro l'ottimismo di maniera del Segretario di stato John Kerry convinto che in «nove mesi» le due parti potranno raggiungere uno «storico accordo». A dirlo con franchezza è stato un protagonista degli accordi di pace di Oslo (1993), Yasser Abed Rabbo. «Non mi aspetto alcun progresso, a meno che non vi sia una pressione americana forte», ha detto Abed Rabbo rompendo il velo di riserbo che circonda i colloqui. D'altronde il tavolo del negoziato in corso assomiglia tanto a quelli inutili visti da venti anni a questa parte. Secondo la Associated Press, Israele ha «suggerito» la creazione di uno Stato palestinese con confini «mobili», provvisori, sul 60% della Cisgiordania, lasciando intatti dozzine di insediamenti ebraici e basi militari. I colloqui sulle frontiere non sono proprio cominciati e le discussioni si concetrano quasi esclusivamente su questioni di sicurezza. Gli israeliani vogliono mantenere il controllo del confine della Cisgiordania con la Giordania, conservare stazioni di preallarme sulla cima delle colline e mantenere basi militari vicino al confine giordano. Un alto funzionario palestinese ha detto alla agenzia cinese Xinhua che Israele ha presentato 17 punti in gran parte su questioni di sicurezza. L'Anp di Abu Mazen avrebbe respinto qualsiasi presenza militare israeliana dentro lo Stato palestinese ma si sarebbe detta pronta a valutare la creazione di uno Stato in «quattro fasi». Dei profughi palestinesi e dello status di Gerusalemme non si è discusso. Non è quello che abbiamo già letto e ascoltato per venti anni? E nella Striscia di Gaza il dramma della popolazione civile «vive» il perenne blocco israeliano e quello rinnovato egiziano dopo il golpe militare che il 3 luglio ha deposto Mohammed Morsi. Come capo di stato ed esponente di primo piano dei Fratelli musulmani, Morsi aveva allacciato relazioni strette con i «cugini» di Hamas. Alle quali le nuove autorità egiziane hanno dato un brusco taglio. Non solo, accusano Hamas e i palestinesi di Gaza di offrire sostegno ai gruppi jihadisti che l'Esercito da oltre due mesi insegue e combatte nel Nord del Sinai. Accuse che il governo di Gaza ha negato con forza, senza successo. A pagare sono stati subito i civili, che ora devono fare i conti con l'apertura occasionale del valico di Rafah, unica porta sul mondo per chi vive nella Striscia. Qualche giorno fa allarmato dai lavori di livellamento di ruspe militari egiziane lungo il confine, il governo di Hamas ha criticato l'Egitto che si appresta a realizzare nell'area una «zona cuscinetto», per bloccare i movimenti di persone, merci (e armi) lungo le gallerie sotterrane tra il Sinai e Gaza. «Le zone cuscinetto sono superflue fra Paesi amici, legati da vincoli storici», ha commentato Ihab al-Ghusein (Hamas). Per il sito al-Ray, i militari egiziani hanno fatto saltare in aria 13 abitazioni utilizzate come sbocco di tunnel di contrabbando per approntare lungo il confine una fascia di terra larga 500 metri, lunga 10 km, sgombera di edifici e di vegetazione. L'Egitto ha anche proclamato un divieto di pesca presso i suoi confini marittimi, complicando la vita dei pescatori di Gaza.

domenica 1 settembre 2013

Fuoco incrociato contro civili palestinesi

Amjad Odeh, un passante, è stato ucciso dalla polizia palestinese. La sua uccisione si unisce a quella di tre giovani di Qalandiya lunedì colpiti a morte dai soldati israeliani di Sonia Grieco Nablus (Cisgiordania), 28 agosto 2013, Nena News - Con la morte ieri di Amjad Odeh, di 37 anni, è salito a 15 il numero di palestinesi uccisi in scontri dall'inizio del 2013. Odeh però non è stato colpito a morte da forze militari israeliane bensì durante un blitz delle forze di sicurezza dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) nel campo profughi di Askar, vicino a Nablus, Cisgiordania. La notizia ha fatto salire la tensione nel campo, con decine di abitanti che hanno lanciato pietre contro i poliziotti palestinesi, mentre i residenti del vicino campo di Al-Fara hanno bloccato per protesta la strada principale che collega Nablus a Tubas. Una morte che accresce rabbia e dolore in una popolazione colpita duramente dalle recenti operazioni delle unità speciali israeliane. Lunedì tre giovani palestinesi sono stati uccisi e altri venti sono rimasti feriti durante gli scontri scoppiati in seguito a un'altra operazione di polizia nel campo di Qalandiya, tra Gerusalemme e Ramallah, per la cattura di un palestinese rilasciato un mese fa. Gli agenti delle unità speciali, hanno riferito testimoni, hanno aperto il fuoco sulla gente che protestava uccidendo Younes Abu Sheikh, 23 anni, Robin Zayed, 34, e Jihad Aslan 27. L'Anp ha chiesto un'indagine internazionale sull'accaduto e ha sospeso i negoziati, ripresi qualche settimana fa dopo tre anni su pressione del segretario di Stato americano, John Kerry. Il numero di vittime quest'anno è cinque volte superiore a quello registrato nello stesso periodo dell'anno scorso e dal 2009 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso oltre 55 palestinesi in Cisgiordania, secondo i dati dell'associazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. I soldati hanno autorità assoluta in Area C, la parte della Cisgiordania sotto il controllo militare e civile israeliano, ma compiono regolarmente blitz e incursioni anche in Area A, che pure sarebbe sotto l'autorità dell'Anp.Inoltre, queste morti restano impunite, giustificate da esigenze di sicurezza che autorizzano l'impiego di proiettili veri contro manifestanti disarmati. Alla fine dell'anno scorso, l'ex ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, aveva ordinato ai soldati di aprire il fuoco contro ogni possibile minaccia. Il risultato di questa politica è una strage lenta e silenziosa le cui vittime sono soprattutto giovani, che sta esasperando gli animi dei palestinesi dei Territori e indebolisce ulteriormente i già fragili tentativi di negoziato ripresi poche settimane fa dopo tre anni di stallo. Su questo fronte si fanno pochi passi in avanti, anche per la determinazione di Tel Aviv a proseguire nella sua politica sugli insediamenti, con l'annuncio lo scorso 25 agosto di un nuovo progetto edile nella colonia di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est: 1.500 nuovi appartamenti che si aggiungono ad altre unità abitative nei Territori occupati. Una provocazione che mette in cattiva luce l'Anp, arrivato al tavolo dei negoziati con un debole sostegno da parte di una base sfiduciata e criticato anche dalle altre fazioni politiche per non essere riuscito a porre condizioni a Israele. Così i negoziati sponsorizzati da Kerry paiono fermi prima ancora di iniziare e l'Anp si sta giocando la sua reputazione, mentre nei Territori occupati aumenta la tensione e la frustrazione dei palestinesi. Nena News