domenica 1 settembre 2013

Fuoco incrociato contro civili palestinesi

Amjad Odeh, un passante, è stato ucciso dalla polizia palestinese. La sua uccisione si unisce a quella di tre giovani di Qalandiya lunedì colpiti a morte dai soldati israeliani di Sonia Grieco Nablus (Cisgiordania), 28 agosto 2013, Nena News - Con la morte ieri di Amjad Odeh, di 37 anni, è salito a 15 il numero di palestinesi uccisi in scontri dall'inizio del 2013. Odeh però non è stato colpito a morte da forze militari israeliane bensì durante un blitz delle forze di sicurezza dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) nel campo profughi di Askar, vicino a Nablus, Cisgiordania. La notizia ha fatto salire la tensione nel campo, con decine di abitanti che hanno lanciato pietre contro i poliziotti palestinesi, mentre i residenti del vicino campo di Al-Fara hanno bloccato per protesta la strada principale che collega Nablus a Tubas. Una morte che accresce rabbia e dolore in una popolazione colpita duramente dalle recenti operazioni delle unità speciali israeliane. Lunedì tre giovani palestinesi sono stati uccisi e altri venti sono rimasti feriti durante gli scontri scoppiati in seguito a un'altra operazione di polizia nel campo di Qalandiya, tra Gerusalemme e Ramallah, per la cattura di un palestinese rilasciato un mese fa. Gli agenti delle unità speciali, hanno riferito testimoni, hanno aperto il fuoco sulla gente che protestava uccidendo Younes Abu Sheikh, 23 anni, Robin Zayed, 34, e Jihad Aslan 27. L'Anp ha chiesto un'indagine internazionale sull'accaduto e ha sospeso i negoziati, ripresi qualche settimana fa dopo tre anni su pressione del segretario di Stato americano, John Kerry. Il numero di vittime quest'anno è cinque volte superiore a quello registrato nello stesso periodo dell'anno scorso e dal 2009 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso oltre 55 palestinesi in Cisgiordania, secondo i dati dell'associazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. I soldati hanno autorità assoluta in Area C, la parte della Cisgiordania sotto il controllo militare e civile israeliano, ma compiono regolarmente blitz e incursioni anche in Area A, che pure sarebbe sotto l'autorità dell'Anp.Inoltre, queste morti restano impunite, giustificate da esigenze di sicurezza che autorizzano l'impiego di proiettili veri contro manifestanti disarmati. Alla fine dell'anno scorso, l'ex ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, aveva ordinato ai soldati di aprire il fuoco contro ogni possibile minaccia. Il risultato di questa politica è una strage lenta e silenziosa le cui vittime sono soprattutto giovani, che sta esasperando gli animi dei palestinesi dei Territori e indebolisce ulteriormente i già fragili tentativi di negoziato ripresi poche settimane fa dopo tre anni di stallo. Su questo fronte si fanno pochi passi in avanti, anche per la determinazione di Tel Aviv a proseguire nella sua politica sugli insediamenti, con l'annuncio lo scorso 25 agosto di un nuovo progetto edile nella colonia di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est: 1.500 nuovi appartamenti che si aggiungono ad altre unità abitative nei Territori occupati. Una provocazione che mette in cattiva luce l'Anp, arrivato al tavolo dei negoziati con un debole sostegno da parte di una base sfiduciata e criticato anche dalle altre fazioni politiche per non essere riuscito a porre condizioni a Israele. Così i negoziati sponsorizzati da Kerry paiono fermi prima ancora di iniziare e l'Anp si sta giocando la sua reputazione, mentre nei Territori occupati aumenta la tensione e la frustrazione dei palestinesi. Nena News

1 commento:

Dino Barberini ha detto...

Triste a dirsi Miryam, ma questi sono gli effetti di Oslo, dove è stata affidata a Israele e le sue forze di repressione la "sicurezza" in tutte le aree - con l'accettazione della rappresentanza palestinese guidata da Arafat. Hanno ragione Pappé Mustafa Barghouti e tutti quelli che lanciano l'allarme: trattare con Israele-Usa è dannoso, pericoloso.