martedì 17 luglio 2007

mercoledì 11 luglio 2007

Da un articolo di Naomi Klain



Prima dell'11 settembre la sicurezza interna, come
industria, esisteva a malapena in Israele. Entro la fine di quest'anno le esportazioni
israeliane in questo settore raggiungeranno gli 1.2 miliardi di dollari, con
un incremento del 20%. I prodotti e servizi più importanti sono le barriere
ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i sistemi d'identificazione
biometrica, gli strumenti di sorveglianza audio e video, i sistemi di
schedatura dei passeggeri dei voli aerei e d'interrogazione dei prigionieri.
Precisamente gli strumenti e le tecnologie che Israele ha utilizzato per
isolare i territori occupati.

Ecco perché il caos a Gaza e nel resto della regione non rappresenta una
minaccia per gli introiti di Tel Aviv e potrebbe anzi incrementarli. Israele
ha imparato a trasformare una guerra infinita in una fonte di reddito,
presentando lo sradicamento, l'occupazione e la segregazione del popolo
palestinese come un anticipo di mezzo secolo della "guerra globale al terrorismo”.
Da quando Israele ha iniziato a segregare i territori occupati con muri e
posti di blocco, gli attivisti per i diritti umani hanno spesso paragonato
Gaza e la West Bank a delle prigioni a cielo aperto. Ma nel corso della mia
ricerca sull'esplosione dell'industria per la sicurezza interna in Israele
(argomento che affronterò in maggior dettaglio nel mio prossimo libro The
Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism [La Dottrina dello Shock:
l'Ascesa del Capitalismo del Disastro, NdT]), mi ha colpito il fatto che
essi siano anche qualcos'altro: laboratori nei quali i terrificanti
strumenti dei nostri stati di polizia vengono testati sul campo. I
palestinesi, che vivano nella West Bank o in ciò che i politici israeliani
chiamano già "Hamasistan", non sono più semplici bersagli. Sono cavie.

Perciò, in un certo senso, Friedman ha ragione: Israele ha trovato il
petrolio. Ma il petrolio non è l'immaginazione dei suoi imprenditori
tecnologici. Il petrolio è la guerra al terrorismo, la condizione di paura
costante che crea una domanda senza fine di apparecchi per sorvegliare,
spiare, contenere e identificare i "sospetti". La paura, a quanto sembra, è
l'ultima arrivata fra le risorse rinnovabili.
Non molto tempo fa una commessa di Mc Donald fu licenziata per aver dato del cibo a un bambino che, con tutta evidenza, aveva fame. Pare che si trattasse del suo pranzo, difatti l'azienda non l'accusava di furto, ma di non aver battuto lo scontrino, cosa che, se scoperta, avrebbe fatto fare una brutta figura all'azienda. Figuriamoci! Con quello che propone a coloro che si avventurano a mangiare i suoi prodotti, si preoccupa di uno scontrino. E' del tutto evidente che la motivazione era pretestuosa, in realtà quella lavoratrice fu punita e licenziata per aver agito in modo umano e non razzista. Infatti non si parla di licenziamento per l'addetta ai biglietti del consorzio "I luoghi dell'Arcadia" che di razzismo non è stata parca ai danni di un gruppo di bambini della scuola pubblica del quartiere Ballarò di Palermo. La zona archeologica della Valle dei templi che i bambini dovevano visitare è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, ma secondo la donna alla biglietteria i bambini delle scuole statali elementari e medie "Cascino" e "Nuccio" non facevano parte di quell'umanità. Soprattutto non potevano usufruire del biglietto gratis elargito normalmente a tutte le scolaresche e in genere ai minori di nazionalità italiana o europea. La ragione? Erano neri. Se erano neri erano anche stranieri, se erano stranieri bisognava respingerli, non farli entrare nelle zone archeologiche, non ne avevano diritto, giacchè gli stranieri non hanno diritti. Questo è stato più o meno il ragionamento razzista della bigliettaia. I bambini poi, erano in regola, essendo tutti italiani anche se di origine excomunitaria. Ma come potevano dimostrare di esserlo? Erano piccoli e perciò ancora sprovvisti di documenti. Con una bella faccia tosta il consorzio gestore sostiene che l'associazione "Ziggurat" che ha organizzato la gita avrebbe dovuto documentare l'italianità dei bambini, i quali erano bambini di una scuola pubblica e se non fossero stati neri non sarebbe sorto nessun problema. Quando c'è occasione di esprimere il proprio razzismo ci si fa aiutare dalla burocrazia e si tirano in ballo esibizioni di documenti che ad altri non sarebbero stati chiesti.
Questo consorzio che gestisce per l'Ente parco i servizi aggiuntivi avrebbe avuto ragione a licenziare la bigliettaia razzista, ma si guarda bene dal farlo, anzi! Lei si che ha capito come va il mondo! In un mondo del genere mi fa sempre più schifo viverci.

domenica 8 luglio 2007

Villa Ada

Ancora un'aggressione fascista, ancora banalità e ipocrisia in televisione. Abbiamo sentito da un cosiddetto intellettuale, il cui nome non merita nemmeno di essere menzionato, a Primo piano, che via sono ragazzate, non ci sono motivazioni politiche nel gesto di cercare di ammazzare qualche pacifico ascoltatore di concerto. Ormai non siamo più negli anni di piombo dove gli estremisti si fronteggiavano con motivazioni politiche e ideologiche. Sono solo degli innocui teppisti. Il nostro con tutta evidenzia non ha buona memoria, gli ipocriti non ne hanno mai. Perciò non si ricorda nemmeno di una delle 55 aggressioni fasciste solo dal 2005 ad oggi, di cui hanno fatto le spese migranti, omosessuali e ragazzi di sinistra. Dai fascisti in divisa che hanno massacrato e torturato una moltitudine di compagni a Genova, uccidendone uno, o hanno ucciso a botte un ragazzino di 18 anni quasi impunemente e non mancando poi di calunniarlo assieme a tutti i suoi amici. (che non l'abbiano passata del tutto liscia si deve solo alla determinazione di sua madre che non si è arresa ), a quelli che hanno ucciso Dax (Davide) e Iaio a Milano, e Renato Biagetti ad Ostia. Se a Villa Ada non c'è stato il morto è stata solo per una fortunata casualità, ma una ventina di persone sono rimaste comunque ferite di cui una ha seriamente rischiato la morte per essere stata accoltellata ben nove volte.
Una cosa in comune c'è l'ha però questo episodio con quelli che certi chiamano anni di piombo, ricordando solo il piombo che hanno in testa e non le speranze, la creatività e l'amore profondo per la vita che ha caratterizzato quegli anni. Il dato comune è questo: Delle persone di sinistra sono state aggredite dai fascisti armati di tutto punto, hanno subito indifesi l'aggressione, poi è arrivata la polizia e indovinate cosa ha fatto? Ha arrestato i responsabili dell'aggressione? Ha difeso o protetto chi stava pacificamente ascoltando un concerto? Noooo, ha arrestato le vittime dell'aggressione! Magari perché si erano permessi di difendersi. Quante volte è successo questo negli anni 70? Chi li ha vissuti sa che è successo praticamente sempre. In fondo i fascisti erano bravi ragazzi figli della buona borghesia, amici loro, come si poteva arrestarli? Come non stare dalla loro parte? Certo allora si reagiva volta per volta a questi soprusi, per questo fu creata la formula "Gli opposti estremismi" con cui si stabiliva un'equidistanza tra aggressori e aggrediti. A tutt'oggi, a una settimana e più dall'aggressione i responsabili, oggi come allora, circolano ancora liberi di colpire e aggredire, e in prigione ci rimangono i malcapitati che si sono imbattuti nelle cosiddette "forze dell'ordine" che avrebbero dovuto proteggerli. E' veramente troppo!

domenica 1 luglio 2007