venerdì 28 dicembre 2007

Sicurezza, per chi?

Un regalo per fine anno per cominciare bene l'anno nuovo: il cosiddetto pacchetto sicurezza è stato ratificato, così si potrà cacciare chiunque sia straniero, benchè comunitario, purchè qualcuno lo accusi di terrorismo. Gli eventi degli ultimi anni ci hanno dimostrato che è molto facile diventare un sospetto terrorista e malgrado per lo più gli arresti ai terroristi si siano dimostrate delle bufale ciò non ha impedito che le vittime fossero rovinate, cacciate via e infangate. Poi ci sono altri non ben identificati reati, per i quali è previsto non solo la cacciata ma anche tre anni di galera se il soggetto dovesse tornare. Incompatibilità con il decoro e altre sciocchezze, questo basterebbe per cacciare tutti i rom ad esempio. Intanto la Bossi-Fini è ancora in vigore. Questo governo traditore non solo non ha cancellato una legge crudele e nazista, ma ha ulteriormente peggiorato le varie situazioni dei più deboli senza aver fatto nulla per loro sebbene si sia riempito la bocca della parola "solidarietà" molto a sproposito. Non c'è che dire, un bell'anno nuovo si prepara!

mercoledì 12 dicembre 2007

Considerazioni sulla Conferenza di Annapolis

Sempre su Annapolis


L'OCCUPAZIONE DELLA Palestina esiste da 40 anni, 60 se si conta dal 48 e la lista dei soprusi, delle aggressioni, delle profonde ferite e ingiustizie perpetrate da Israele, come delle complicità del resto del mondo è lunga. Cominciamo allora dagli ultimi avvenimenti, anzi dall'ultimo, quello propagandato ai 4 venti come la soluzione di tutti i problemi, la conferenza di Annapolis. Voluta soprattutto dagli Stati Uniti con un Olmert recalcitrante e sotto la minaccia dei fondamentalisti e con un Abu Mazen preso per il collo. Tanto il leader palestinese quanto quello israeliano non rappresentava tutta la sua popolazione. Hamas non era stato invitato e questo è un dato molto importante. Riassumo brevemente i precedenti: Come sapete Hamas ha vinto le ultime elezioni palestinesi, elezioni assolutamente trasparenti e democratiche. La reazione di Israele e dell'occidente è stata vergognosa, un embargo internazionale non contro uno stato sovrano, ma contro un popolo occupato, Israele da parte sua ha rubato le tasse doganali dei palestinesi, ha arrestato più di 30 persone tra sindaci e deputati, ha scatenato incursioni e rappresaglie nel silenzio generale. Ma non bastava, bisognava promuovere lo scontro tra Hamas e Fatah, per dividere e indebolire ulteriormente i palestinesi, perché questo è funzionale agli interessi israeliani per annientare la Palestina fisicamente, politicamente e screditarla agli occhi del mondo.
Negli scontri di Gaza gli Stati Uniti e Israele hanno gettato benzina sul fuoco e mentre Israele non ha lasciato entrare nella Striscia i generatori di energia elettrica, ha lasciato passare armi per un valore di 86 milioni di dollari alle forze di sicurezza presidenziali. E intanto negli ospedali i malati morivano per mancanza di attrezzature e per l'impossibilità di curarsi altrove dato che i ceck point rimanevano chiusi.
Poiché Hamas è uscito vincitore dallo scontro si è verificata una divisione amministrativa tra la Cisgiordania e la Striscia, poiché Hamas è il cattivo della situazione questo rende la striscia di Gaza estremamente vulnerabile. Aver preteso quindi che ad Annapolis partecipasse solo Abu Mazen non significa semplicemente che egli è il solo leader riconosciuto, ma anche che Gaza già dichiarata entità nemica da Israele, e non sono vane parole, corre il rischio di un attacco generalizzato e definitivo. Questo è uno dei risultati della conferenza. Tanto è vero che appena concluso il summit tornando a casa Olmert ha subito dichiarato quello che si temeva.
L'altro risultato di Annapolis è la ratificazione dell'Apartheid, di questo parlano Stati uniti e Israele quando parlano di stato palestinese nel 2008. Inutile dirlo, in questa conferenza non sono stati affrontati i nodi fondamentali, malgrado le grandi parole e roboanti promesse. Non si è parlato del rientro dei profughi, né dello smantellamento delle colonie né del muro. Se fosse stata una conferenza seria avrebbe dovuto essere preceduta da atti di buona volontà come ad es. la liberazione di parte dei diecimila prigionieri o dello smantellamento di qualche colonia o almeno dei ceck point, nulla di questo è avvenuto. Parlando di Annapolis, Warchawsky la definiva "una conferenza di guerra" il cui contesto strategico si colloca nella strategia neo-conservatrice per una guera globale infinita e preventiva contro la minaccia islamica. Hamas è un bersaglio a cui bisogna aggiungere l'Iran, gli Hzbollah, il Libano e forse la Siria. Bush parlava infatti di terza guerra mondiale.
Gideon Levy diceva invece "per la prima volta sarà chiaro a tutti chi è che aspira alla pace e chi ne fugge come il demonio". Levy aggiungeva che Israele non ha mai avuto così poche scusanti come ora e che il problema della sicurezza interessa molto di più i palestinesi, Israele non può continuare a gridare slogan sulla sicurezza dopo aver ammazzato in sette anni 4267 palestinesi mentre i morti israeliani sono 467.
L'apartheid è una strategia accurata e onnicomprensiva di costruzione del nemico, dell'altro, si basa su due concetti: separazione e dominazione. Per l'opinione pubblica israeliana non è importante la pace, ma l'essere lasciati in pace, la divisione dei territori palestinesi in bantustan dovrebbe garantire una separazione tra i due popoli. L'ultima notizia da Aaretz è la costruzione della superstrada 45, la circonvallazione est tra Anatot ed A-Zaym costruita con un ordine di confisca prima di divenire parte del percorso della barriera di sicurezza che avvolge Gerusalemme. La strada è divisa a metà da un muro, per separare il traffico israeliano da quello palestinese. Sempre sul tema dell'apartheid
Da un editoriale di Aaretz. "La manodopera palestinese è scomparsa dalle nostre strade, gli israeliani non vanno più nelle città palestinesi a fare la spesa, da entrambe le parti c'è una nuova generazione che non conosce la nuova generazione dell'altra parte. Mentre i politici discutono della suddivisione del territorio tra i 2 popoli l'opinione pubblica percepisce la divisione già avvenuta, il disimpegno dalla Striscia, il muro fanno pensare che il problema sia stato risolto secondo i nostri desideri. Oggi la separazione di fatto, essendo costante assomiglia più a una politica di apartheid che a un regime di occupazione. Una parte caratterizzata da un'appartenenza nazionale, non geografica, comprende chi ha il diritto di votare, la libertà di muoversi e un economia in crescita. L'altra è costituita da persone imprigionate dietro mura che circondano le loro comunità, prive del diritto di voto, senza libertà di spostarsi da un paese all'altro e senza alcuna opportunità di programmare il proprio futuro."
"In Israele" scrive Gila Svirsky "il concetto di sicurezza è un concetto potente. Serve a giustificare ogni attività militare, compresa l'occupazione dei territori palestinesi e budget importanti le sono attribuiti. Si è sviluppata una mistica intorno alla sicurezza "la sicurezza nazionale" è una frase che evoca non solo l'aumento dei budget militari , ma fa tacere la critica e impedisce la trasparenza. Recenti sforzi per impedire la pubblicazione di testimonianze sulla guerra del libano sono stati giustificati in nome della sicurezza. Se voi parlate con degli israeliani dell'occupazione molti vi diranno che Israele non può lasciare i territori occupati per ragioni di sicurezza. Diranno che c'è più sicurezza restando in Cisgiordania, costruendo il muro e assediando la Striscia di Gaza. Noi cerchiamo di dimostrare agli israeliani che la sicurezza non deriva dall'avere un esercito forte e aggressivo ma è il prodotto di un ventaglio di attività che includono il vivere in una società che si preoccupa dei suoi poveri, che riduca la violenza, protegga le sue risorse naturali, e coesiste in pace con i suoi vicini. In effetti la pace è il modo migliore di promuovere la sicurezza."


Una pace giusta tra Palestina e Israele è fondamentale per fermare la politica devastante di guerra di Bush in tutto il Medio Oriente. Per perseguire questo obiettivo non è necessario inventare tante soluzioni, bisogna applicare le risoluzioni dell'ONU.

mercoledì 31 ottobre 2007

Annapolis, conferenza di pace o di guerra?

Non un incontro di pace, ma una conferenza di guerra
Michel Warschawski - 23 ottobre 2007.

Per farsi un’opinione su una conferenza, si ritiene di solito importante sapere innanzitutto chi vi parteciperà. Io penso, da parte mia, che la vera questione dovrebbe sempre essere: «Chi non è stato invitato?».
Un incontro per la pace sul conflitto israelo-palestinese dove Hamas non è invitato, non è un incontro per la pace, ma una conferenza per la guerra, contro, tra l’altro, Hamas e parte importante della popolazione palestinese di Cisgiordania e Gaza che ha votato in maggioranza Hamas al Consiglio legislativo palestinese.
Il contesto strategico della conferenza di Annapolis si situa nella strategia neo-conservatrice per una guerra globale, infinita e preventiva, contro «la minaccia islamica», quella che i fondamentalisti della destra cristiana USA che consigliano il presidente George W. Bush chiamano semplicemente senza bisogno di eufemismi, «la guerra contro l'Islam». Hamas non è che un bersaglio, a cui bisogna aggiungere l'Iran, gli Hezbollah in Libano ed eventualmente la Siria, benché il regime siriano sia un regime laico che ha massacrato più islamisti di ogni altro Stato del Medio Oriente. Ma chi se ne preoccupa? Per alcuni dei neo-conservatori inesorabili che stanno sempre attorno a Bush, tutti gli Arabi sono musulmani, e tutti i nemici di Washington sono obiettivi della crociata americana per difendere la civiltà detta giudeo-cristiana contro la minaccia dell'Islam, anche se questa minaccia si chiama Hugo Chavez o Evo Morales.
Durante la sua visita in Medio Oriente, la segretaria di Stato, Condoleezza Rice, ha disposto le sue truppe per la prossima guerra, distribuendo il denaro ai paesi mercenari, minacciando chi esita ancora e dando le ultime istruzioni al governo israeliano. Il fronte degli «Stati moderati», come il dipartimento di Stato osa chiamare gli Stati vassalli di Washington, dovrebbe ora essere pronto per la guerra, e la conferenza di Annapolis costituirà la prima riunione del «gabinetto di guerra» di questa guerra.
C’è tuttavia un elemento che manca nei preparativi americani: quali saranno le rappresaglie iraniane e quanto costerà in uomini e materiali una guerra del genere? Teheran non è Gaza, e l'Iran ha i mezzi per rispondere ad un’aggressione israelo-americana. Gli abitanti di Tel Aviv potrebbero ben essere tra quelli che pagheranno molto caro i piani dementi di George W. Bush... il quale non se ne preoccupa molto.
L’ultima dichiarazione del pazzo della Casa Bianca fa rabbrividire: egli mette in guardia contro una «Terza Guerra mondiale»! «Messa in guardia» è l'espressione neo-conservatrice per dire «minaccia». In breve, nella sua completa follia, Bush minaccia di lanciare una guerra nucleare in Medio Oriente, una guerra che, facilmente, potrà propagarsi in tutto il mondo. Nel loro assoluto cinismo, i neo-con presentano questa guerra come una guerra «per la difesa degli Ebrei». Gli Ebrei, presi come pretesto di una nuova crociata condotta dai fondamentalisti cristiani, e lo Stato d'Israele come testa di ponte della guerra di difesa della civiltà giudeo-cristiana!
No, grazie! Noi, gli Ebrei, dovremo pagare due volte, e un prezzo molto elevato, per questa guerra: in primo luogo per essere i battaglioni di punta dei crociati e poi come capri espiatori, quando questa guerra sarà perduta. Non c’è dubbio alcuno che, quando l'avventura USA arriverà alla sua conclusione, in un fiasco sanguinoso, questi stessi dirigenti che si sono serviti degli Ebrei come pretesto, accuseranno gli Ebrei del loro fallimento. Nessun bisogno di essere profeta per predire che i fondamentalisti cristiani che circondano Bush e spingono ad uno «scontro di civiltà» - che sono dei super-sionisti e degli antisemiti arci-convinti – se la prenderanno, ancora una volta, con gli Ebrei per la crisi nella quale la santa crociata, che fu la loro, contro l'Islam, avrà condotto il mondo occidentale.
Bisognerebbe che una voce ebraica, forte, in Israele come in tutto il mondo, si levasse per dire al mondo: «Non in nostro nome! Non servitevi degli Ebrei come pretesto per la vostra aggressione imperiale!» Purtroppo, e si può dire tragicamente, ad Annapolis, i due Ehud, Olmert e Barak, faranno esattamente il contrario, faranno il gioco e la propaganda dei peggiori antisemiti della nostra epoca: offriranno spontaneamente la nostra nazione e gli Ebrei di tutto il mondo perché siano, insieme, il principale strumento della Terza Guerra mondiale.
Che Dio ci aiuti, o chiunque altro che possa fermare questa follia!

22 ottobre 2007 - Blog di Michel Warschawski su Alternative Information Center

martedì 16 ottobre 2007

Violenza fascista

ANCORA IL FASCISMO

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una recrudescenza degli attacchi fascisti che hanno colpito Viterbo, ma anche Roma, ci ricordiamo di Villa Ada quest'estate dove un'invasione di forsennati vide un tardivo arrivo delle cosiddette forze dell'ordine che seppero solo arrestare qualcuna delle persone aggredite. I commentatori dei media etichettarono l'aggressione come una bravata che niente aveva di politico, allo scopo di sminuirne l'importanza, così gli episodi di violenza fascista si ripeterono ben presto. Dal 2005 ci sono state 55 aggressioni fasciste ai danni di migranti, omosessuali e giovani di sinistra. Ma queste vili aggressioni sono solo un aspetto dell'imbarbarimento dilagante, dove appare normale che chi ha già dei diritti li deve difendere contro chi non ne ha affatto. Così diventa normale trattare le fasce più deboli come un problema di ordine pubblico, di sicurezza legalità e pulizia. E quindi il sindaco di Roma caccia i rom dalla città, quello di Firenze criminalizza i lavavetri, quello di Pavia si esercita ancora nell'applaudito esercizio di far sloggiare i rom mentre quello di Bologna si fa un punto d'onore nell'essere, nella sua febbre di legalità, forte con i deboli e debole con i forti. Già con le ondate di immigrazioni avevamo assistito all'indecenza dei CPT, all'orrore dei continui naufragi, allo stravolgimento perfino della legge del mare, dove è naturale salvare chi è in difficoltà. Persone generose che avevano portato in salvo dei migranti sulle coste italiane dovettero subire arresti e processi, come nel caso della Cap Anamur, o dei pescatori tunisini tuttora in carcere accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, mentre i pescatori di Porto Palo pescano ancora cadaveri e resti umani che ormai chiamano "tonni". Li pescano e li ributtano in mare perché se li portassero a riva perderebbero tempo e denaro. Intanto siamo ossessionati dalla sicurezza. Bisogna rendere più sicure le città. Noi poveri cittadini siamo minacciati da orde di clandestini, di romeni, di zingari e di lavavetri. E' da loro che dobbiamo difenderci, non dallo sfruttamento, dalla precarietà del lavoro, dall'impossibilità per i giovani di progettare una vita futura, dall'incredibile leggerezza con cui non si fa nulla per impedire le quotidiane morti sul lavoro. Le campagne mediatiche contro i più deboli sono altamente pericolose, un paio di volte sono stata aggredita verbalmente dalla gente per aver difeso delle bambine rom, la cosa mi ha veramente sconvolto. Ma nessuno si ricorda che i rom sono stati sterminati dai nazisti nei campi di concentrramento? Il razzismo è una bestia maledetta e quando viene convogliato su una specifica minoranza perché faccia da capro espiatorio sappiamo già quali risultati produce. E' ovvio che i problemi si risolvono sostenendo le fasce più deboli, non schiacciandole. Combattere il fascismo significa fare una politica che lo isoli, che gli tolga gli spazi e l'ossigeno. Il fascismo purtroppo non è stato mai veramente battuto, anzi, ci dobbiamo ancora fare i conti oggi anche se sembra incredibile dopo il sacrificio generoso di chi fece la Resistenza. A volte ha un basso profilo, a volte, quando la situazione glielo permette, alza la testa. E' importante quindi tenere viva l'attenzione e creare continui momenti, non solo per denunciare, ma anche per sensibilizzare la gente ed esprimere contenuti che vadano all'opposto del fascismo, del razzismo, del cinico perbenismo egoista.

lunedì 1 ottobre 2007

L’ENNESIMA VIOLENZA DI ISRAELE


E` recentissima la decisione del governo d’Israele di dichiarare Gaza “entità ostile”.
E` una decisione senza fondamento legale, in base alla quale Israele si prepara ad avviare azioni punitive, ad ogni livello, militari e civili, contro la popolazione di Gaza, in aperta violazione della legge umanitaria internazionale, che si basa sulla distinzione fra combattenti e civili, e di uno dei principi più sacri della legge internazionale: il divieto di punizioni collettive.

Ma si può dichiarare «entità nemica», un'entità che già tieni impiccata per il collo con il controllo totale, assoluto e discrezionale dei rifornimenti di acqua, elettricità, carburante, di cibo e medicinali, dei valichi di frontiera, degli spazi aerei e marittimi?
Israele, evidentemente, può.

Con questo annuncio ufficiale al mondo intero, il governo israeliano pensa di avere «le basi legali» per liberarsi dagli obblighi verso i civili imposti ai paesi che amministrano territori occupati: l’obbligo prima di tutto di non tagliare «beni» fondamentali, come appunto l'acqua e l'elettricità.
E' un'interpretazione di comodo delle leggi internazionali, questa di Israele, maestra del resto nell’aver violato decine di Risoluzioni delle Nazioni Unite in 40 anni d’occupazione della Palestina.
Maestra nel portare avanti l’Occupazione dei territori palestinesi, fingendo di non farlo: il ritiro unilaterale di due anni fa di coloni e soldati israeliani dal territorio di Gaza non ha infatti rappresentato la fine dell'occupazione, perché lo stato ebraico continua a controllare ed arbitrariamente impedire tutti i movimenti da e per la Striscia, lo spazio aereo, le acque territoriali e persino il registro della popolazione palestinese (come in Cisgiordania, del resto). L'Autorità Nazionale Palestinese, ad esempio, non può consegnare alcun documento di identità ai residenti a Gaza senza il via libera di Israele.
Negli ultimi mesi Israele ha isolato la Striscia dal mondo esterno; ora quasi tutte le fabbriche locali sono chiuse, lasciando Gaza quasi totalmente dipendente da aiuti esteri. Ora lo 87% della popolazione vive sotto la soglia di povertà (= 2,4 dollari al giorno), ed impera la disoccupazione.
Si vive sotto occupazione. La vita a Gaza, prigione a cielo aperto, sta diventando una vita impossibile.

Ancora più che in Cisgiordania,
dove la costruzione del Muro dell’Apartheid incalza inesorabile, isolando paesi, villaggi, comunità e famiglie gli uni dagli altri, separando gli agricoltori dalla loro terra, negando agli abitanti l’accesso all’istruzione, ad ambulatori ed ospedali e agli altri servizi essenziali, tagliando fuori le comunità palestinesi da riserve e sorgenti di acqua potabile;
dove non si arresta l’espansione delle colonie, né la demolizione delle case per espropriare più terra possibile, né l’edificazione di checkpoint ad umiliare la dignità dei palestinesi controllandone ogni minimo spostamento.

Di quali prospettive di pace si può dunque parlare nel previsto meeting internazionale, mentre nei Territori Occupati Israele continua quotidianamente a portare distruzione, ad uccidere e ad assediare?
Di quale Stato Palestinese entro i confini del 1967 si può parlare, mentre il Muro sta strangolando ed isolando sempre più anche Gerusalemme, sua futura capitale?

Comitato di solidarietà con il Popolo Palestinese
www.palestinalibera.it

Torino, 1 Ottobre 2007 Ciclostilato in proprio
Via S. Ottavio, 20 - Torino

martedì 17 luglio 2007

mercoledì 11 luglio 2007

Da un articolo di Naomi Klain



Prima dell'11 settembre la sicurezza interna, come
industria, esisteva a malapena in Israele. Entro la fine di quest'anno le esportazioni
israeliane in questo settore raggiungeranno gli 1.2 miliardi di dollari, con
un incremento del 20%. I prodotti e servizi più importanti sono le barriere
ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i sistemi d'identificazione
biometrica, gli strumenti di sorveglianza audio e video, i sistemi di
schedatura dei passeggeri dei voli aerei e d'interrogazione dei prigionieri.
Precisamente gli strumenti e le tecnologie che Israele ha utilizzato per
isolare i territori occupati.

Ecco perché il caos a Gaza e nel resto della regione non rappresenta una
minaccia per gli introiti di Tel Aviv e potrebbe anzi incrementarli. Israele
ha imparato a trasformare una guerra infinita in una fonte di reddito,
presentando lo sradicamento, l'occupazione e la segregazione del popolo
palestinese come un anticipo di mezzo secolo della "guerra globale al terrorismo”.
Da quando Israele ha iniziato a segregare i territori occupati con muri e
posti di blocco, gli attivisti per i diritti umani hanno spesso paragonato
Gaza e la West Bank a delle prigioni a cielo aperto. Ma nel corso della mia
ricerca sull'esplosione dell'industria per la sicurezza interna in Israele
(argomento che affronterò in maggior dettaglio nel mio prossimo libro The
Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism [La Dottrina dello Shock:
l'Ascesa del Capitalismo del Disastro, NdT]), mi ha colpito il fatto che
essi siano anche qualcos'altro: laboratori nei quali i terrificanti
strumenti dei nostri stati di polizia vengono testati sul campo. I
palestinesi, che vivano nella West Bank o in ciò che i politici israeliani
chiamano già "Hamasistan", non sono più semplici bersagli. Sono cavie.

Perciò, in un certo senso, Friedman ha ragione: Israele ha trovato il
petrolio. Ma il petrolio non è l'immaginazione dei suoi imprenditori
tecnologici. Il petrolio è la guerra al terrorismo, la condizione di paura
costante che crea una domanda senza fine di apparecchi per sorvegliare,
spiare, contenere e identificare i "sospetti". La paura, a quanto sembra, è
l'ultima arrivata fra le risorse rinnovabili.
Non molto tempo fa una commessa di Mc Donald fu licenziata per aver dato del cibo a un bambino che, con tutta evidenza, aveva fame. Pare che si trattasse del suo pranzo, difatti l'azienda non l'accusava di furto, ma di non aver battuto lo scontrino, cosa che, se scoperta, avrebbe fatto fare una brutta figura all'azienda. Figuriamoci! Con quello che propone a coloro che si avventurano a mangiare i suoi prodotti, si preoccupa di uno scontrino. E' del tutto evidente che la motivazione era pretestuosa, in realtà quella lavoratrice fu punita e licenziata per aver agito in modo umano e non razzista. Infatti non si parla di licenziamento per l'addetta ai biglietti del consorzio "I luoghi dell'Arcadia" che di razzismo non è stata parca ai danni di un gruppo di bambini della scuola pubblica del quartiere Ballarò di Palermo. La zona archeologica della Valle dei templi che i bambini dovevano visitare è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, ma secondo la donna alla biglietteria i bambini delle scuole statali elementari e medie "Cascino" e "Nuccio" non facevano parte di quell'umanità. Soprattutto non potevano usufruire del biglietto gratis elargito normalmente a tutte le scolaresche e in genere ai minori di nazionalità italiana o europea. La ragione? Erano neri. Se erano neri erano anche stranieri, se erano stranieri bisognava respingerli, non farli entrare nelle zone archeologiche, non ne avevano diritto, giacchè gli stranieri non hanno diritti. Questo è stato più o meno il ragionamento razzista della bigliettaia. I bambini poi, erano in regola, essendo tutti italiani anche se di origine excomunitaria. Ma come potevano dimostrare di esserlo? Erano piccoli e perciò ancora sprovvisti di documenti. Con una bella faccia tosta il consorzio gestore sostiene che l'associazione "Ziggurat" che ha organizzato la gita avrebbe dovuto documentare l'italianità dei bambini, i quali erano bambini di una scuola pubblica e se non fossero stati neri non sarebbe sorto nessun problema. Quando c'è occasione di esprimere il proprio razzismo ci si fa aiutare dalla burocrazia e si tirano in ballo esibizioni di documenti che ad altri non sarebbero stati chiesti.
Questo consorzio che gestisce per l'Ente parco i servizi aggiuntivi avrebbe avuto ragione a licenziare la bigliettaia razzista, ma si guarda bene dal farlo, anzi! Lei si che ha capito come va il mondo! In un mondo del genere mi fa sempre più schifo viverci.

domenica 8 luglio 2007

Villa Ada

Ancora un'aggressione fascista, ancora banalità e ipocrisia in televisione. Abbiamo sentito da un cosiddetto intellettuale, il cui nome non merita nemmeno di essere menzionato, a Primo piano, che via sono ragazzate, non ci sono motivazioni politiche nel gesto di cercare di ammazzare qualche pacifico ascoltatore di concerto. Ormai non siamo più negli anni di piombo dove gli estremisti si fronteggiavano con motivazioni politiche e ideologiche. Sono solo degli innocui teppisti. Il nostro con tutta evidenzia non ha buona memoria, gli ipocriti non ne hanno mai. Perciò non si ricorda nemmeno di una delle 55 aggressioni fasciste solo dal 2005 ad oggi, di cui hanno fatto le spese migranti, omosessuali e ragazzi di sinistra. Dai fascisti in divisa che hanno massacrato e torturato una moltitudine di compagni a Genova, uccidendone uno, o hanno ucciso a botte un ragazzino di 18 anni quasi impunemente e non mancando poi di calunniarlo assieme a tutti i suoi amici. (che non l'abbiano passata del tutto liscia si deve solo alla determinazione di sua madre che non si è arresa ), a quelli che hanno ucciso Dax (Davide) e Iaio a Milano, e Renato Biagetti ad Ostia. Se a Villa Ada non c'è stato il morto è stata solo per una fortunata casualità, ma una ventina di persone sono rimaste comunque ferite di cui una ha seriamente rischiato la morte per essere stata accoltellata ben nove volte.
Una cosa in comune c'è l'ha però questo episodio con quelli che certi chiamano anni di piombo, ricordando solo il piombo che hanno in testa e non le speranze, la creatività e l'amore profondo per la vita che ha caratterizzato quegli anni. Il dato comune è questo: Delle persone di sinistra sono state aggredite dai fascisti armati di tutto punto, hanno subito indifesi l'aggressione, poi è arrivata la polizia e indovinate cosa ha fatto? Ha arrestato i responsabili dell'aggressione? Ha difeso o protetto chi stava pacificamente ascoltando un concerto? Noooo, ha arrestato le vittime dell'aggressione! Magari perché si erano permessi di difendersi. Quante volte è successo questo negli anni 70? Chi li ha vissuti sa che è successo praticamente sempre. In fondo i fascisti erano bravi ragazzi figli della buona borghesia, amici loro, come si poteva arrestarli? Come non stare dalla loro parte? Certo allora si reagiva volta per volta a questi soprusi, per questo fu creata la formula "Gli opposti estremismi" con cui si stabiliva un'equidistanza tra aggressori e aggrediti. A tutt'oggi, a una settimana e più dall'aggressione i responsabili, oggi come allora, circolano ancora liberi di colpire e aggredire, e in prigione ci rimangono i malcapitati che si sono imbattuti nelle cosiddette "forze dell'ordine" che avrebbero dovuto proteggerli. E' veramente troppo!

domenica 1 luglio 2007

venerdì 18 maggio 2007

Mercato terra/TERRA


DOMENICA 20 MAGGIO

AL FORTE PRENESTINO DALLE ORE 10 AL TRAMONTO
MERCATO terra TERRA Mercato di colture e culture per una EQUOnomia locale e autogestita

impariamo a comprare da chi produce e a vendere a chi consuma!
quello che mangi nasce dalla t/Terra; vieni a incontrare chi la coltiva per scoprire di persona cosa e come produce.

Forte Prenestino, Via Federico Delpino, 100 celle, Roma.