mercoledì 11 luglio 2007

Da un articolo di Naomi Klain



Prima dell'11 settembre la sicurezza interna, come
industria, esisteva a malapena in Israele. Entro la fine di quest'anno le esportazioni
israeliane in questo settore raggiungeranno gli 1.2 miliardi di dollari, con
un incremento del 20%. I prodotti e servizi più importanti sono le barriere
ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i sistemi d'identificazione
biometrica, gli strumenti di sorveglianza audio e video, i sistemi di
schedatura dei passeggeri dei voli aerei e d'interrogazione dei prigionieri.
Precisamente gli strumenti e le tecnologie che Israele ha utilizzato per
isolare i territori occupati.

Ecco perché il caos a Gaza e nel resto della regione non rappresenta una
minaccia per gli introiti di Tel Aviv e potrebbe anzi incrementarli. Israele
ha imparato a trasformare una guerra infinita in una fonte di reddito,
presentando lo sradicamento, l'occupazione e la segregazione del popolo
palestinese come un anticipo di mezzo secolo della "guerra globale al terrorismo”.
Da quando Israele ha iniziato a segregare i territori occupati con muri e
posti di blocco, gli attivisti per i diritti umani hanno spesso paragonato
Gaza e la West Bank a delle prigioni a cielo aperto. Ma nel corso della mia
ricerca sull'esplosione dell'industria per la sicurezza interna in Israele
(argomento che affronterò in maggior dettaglio nel mio prossimo libro The
Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism [La Dottrina dello Shock:
l'Ascesa del Capitalismo del Disastro, NdT]), mi ha colpito il fatto che
essi siano anche qualcos'altro: laboratori nei quali i terrificanti
strumenti dei nostri stati di polizia vengono testati sul campo. I
palestinesi, che vivano nella West Bank o in ciò che i politici israeliani
chiamano già "Hamasistan", non sono più semplici bersagli. Sono cavie.

Perciò, in un certo senso, Friedman ha ragione: Israele ha trovato il
petrolio. Ma il petrolio non è l'immaginazione dei suoi imprenditori
tecnologici. Il petrolio è la guerra al terrorismo, la condizione di paura
costante che crea una domanda senza fine di apparecchi per sorvegliare,
spiare, contenere e identificare i "sospetti". La paura, a quanto sembra, è
l'ultima arrivata fra le risorse rinnovabili.

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