domenica 17 gennaio 2010

La sinistra non c’è più Il nostro Israele si è imbarbarito»

«La sinistra non c’è più Il nostro Israele si è imbarbarito» - Intervista a Shulamit Aloni
di Umberto De Giovannangeli

La sinistra dovrebbe incarnare una idea progressiva di democrazia. Dovrebbe essere portatrice di una visione aperta della società. Una sinistra degna di questo nome avrebbe dovuto denunciare l’imbarbarimento della società, dicendo chiaro e forte che democrazia e oppressione esercitata contro un altro popolo sono tra loro inconciliabili. E su questa linea avrebbe dovuto rappresentare un’alternativa ideale, politica, etica, alla destra fondamentalista e razzista che oggi governa. Una destra che alimenta l’estremismo fascista dei coloni, la destra che giudica i suoi avversari dei traditori da neutralizzare. Una sinistra, mi riferisco al partito laburista, che non solo non contrasta questa destra ma addirittura ci governa assieme, è una sinistra che non ha ragion d’essere». A sostenerlo è una delle figure storiche della sinistra laica e pacifista d’Israele: Shulamit Aloni. Con l’intervista alla fondatrice di «Peace Now», l’Unità prosegue l’inchiesta su Israele e la crisi della sinistra avviata con un articolo dello storico Zeev Sternhell e un’intervista all’ex segretario generale del Labour, Ophir Pines-Paz. Gli strali di Shulamit Aloni s’indirizzano soprattutto verso il leader laburista e attuale ministro della Difesa, Ehud Barak: «È un politico pericoloso, tronfio», afferma decisa. Come giudica la sinistra israeliana? «La sinistra? Perché esiste una sinistra oggi in Israele? Questa sì che sarebbe una notizia. La verità, amarissima, è che la destra ha due mani sinistre, ma oggi la sinistra semplicemente non esiste. Netanyahu chiude e apre...». Ed Ehud Barak? «Ha fatto del “poltronismo” la sua unica fede politica. È un politico pericoloso a causa del suo temperamento estremista e perché è un uomo di guerra. Ma come può continuare a definirsi di “sinistra” un uomo che ha rivendicato la guerra di Gaza con i crimini, le punizioni collettive, le devastazioni perpetrate?». Pericoloso quanto i coloni oltranzisti? . «La loro protervia mi spaventa, il loro razzismo verso i palestinesi e gli arabi israeliani m’indigna. Costoro sono un cancro che rischia di propagarsi in tutto il corpo della società israeliana, devastando ciò che resta del nostro tessuto democratico. Questa destra non vuole la pace, ma l’intera Terrasanta senza arabi e moschee. Mi piange il cuore nel dire che oggi Israele, il Paese per cui ho combattuto, è marchiato dal fanatismo religioso». Cosa dovrebbe fare una sinistra «degna di questo nome»? «Difendere la democrazia. E per farlo affermare con nettezza che democrazia e oppressione esercitata su un altro popolo sono tra loro inconciliabili. Una sinistra degna di questo nome , dovrebbe dire che ciò che stiamo facendo in Cisgiordania è peggiore di tutti i pogrom compiuti contro gli ebrei...». Affermazione pesantissima... «Mi riferisco ai pogrom compiuti da quei cosacchi tanto ammirati da Avigdor Lieberman (ministro degli Esteri e leader del partito russofono ultranazionalista Israel Beitenu, ndr). È straziante, ma lo Stato di Israele non è più una democrazia. Noi viviamo in una etnocrazia soggetta a un ordinamento “ebraico e democratico”». Un tema che divide Israele è quello della trattativa con Hamas legata alla liberazione di Gilad Shalit, il giovane caporale di Tsahal rapito oltre tre ani è mezzo fa da un commando palestinese. Il premier Netanyahu ha affermato che non ha alcuna intenzione di liberare palestinesi che hanno le mani macchiate del sangue di ebrei...». «Nessuno dovrebbe tirare fuori questa sciocchezza del “sangue sulle mani”. Dal 2000, con lo scoppio della seconda intifada, abbiamo ucciso migliaia di persone. Anche noi abbiamo sangue sulle nostre mani. Non ci limitiamo a negare alla popolazione palestinese i diritti umani. Non rubiamo loro solo la libertà, la terra e l’acqua. Applichiamo punizioni collettive a milioni di persone. E tutto questo in nome di un diritto di difesa che tutto giustifica e legittima...Una sinistra degna di questo nome dovrebbe scatenare una rivolta morale contro questa ignominia...». Non si sente sola in questo j’accuse... «Per fortuna non lo sono, ma anche se lo fossi non smetterei di difendere quei valori, quei principi, quelle idee che hanno segnato la mia vita. Che mi hanno portato a combattere per difendere Israele, il suo diritto all’esistenza e la sua democrazia. Una democrazia oggi minacciata dall’interno».
14 gennaio 2010 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 28) nella sezione "Esteri"

3 commenti:

Andrea ha detto...

La Aloni dovrebbe piuttosto essere felice di vivere nell'unica vera democrazia esistente nell'area che va dal Marocco all'Afganistan, passando per il Nordafrica, il Medio Oriente, i paesi del Golfo. Per l'edizione 2010 di "Freedom in the world" sai infatti quanti paesi liberi ci sono in questa immensa striscia, lunga forse 7000 km e larga 3000? Uno solo, piccolo piccolo, lungo 400 e largo 60. Ovviamente la Aloni e chi la ammira in Italia sono liberi di trasferirsi in uno stato islamico a caso, tenendo però presente che per la predetta classifica su una sessantina di stati islamici, uno solo è libero e meno del 10% sono parzialmente liberi.

Anonimo ha detto...

L'unica democrazia del medio Oriente, come la chiami tu, non protegge neppure le sue donne e le bambine dalla violenza dei fondamentalisti religiosi, permette che rabbini fondamentalisti predichino la uccisione dei nemici ed anzi la indichino come un precetto! Impedisce i matrimoni tra persone di religione diversa e di origine razziale diversa, pratica l'aparthaied...
Quale sarebbe questa meravigliosa democrazia?
Nicoletta

Andrea ha detto...

Nicoletta ma cosa dici? E' evidente che di Israele non sai davvero NIENTE perchè scrivi cose del tutto false: ti invito ad informarti prima di parlare dell'unico paese al mondo di cui si discute ogni giorno, ogni stramaledetto giorno, il diritto all'esistenza.

P.S. Piuttosto concentrerei ogni attenzione sul popolo di Haiti dimenticato da tutti, senza nessuna organizzazione che si chiami Viva Haiti per aiutare quelli che davvero muoiono di fame, costretti a vendere i propri figli per un giaciglio o un pò di cibo.